Ancora due richieste di trivellazioni, «i petrolieri sono tornati»

Alessandro Biancardi

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Redazione Pdn

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Ancora due richieste di trivellazioni, «i petrolieri sono tornati»
ABRUZZO. Ci risiamo: dopo Villa Mazzarosa e Villa Carbone nel Teramano, arrivano altre due richieste di trivellazione per Aglavizza nel Vastese e Colle San Giovanni, ancora nel Teramano.

Mercoledì scorso sono state pubblicate sul Bura due nuove richieste di trivellazione avanzate dalla società Adriatica Idrocarburi Spa: una, denominata ‘Cipressi’ che interessa 144 chilometri quadrati nei comuni di Atri, Castiglione Messer Raimondo, Castilenti, Cellino Attanasio, Città Sant’Angelo, Elice e Penne; l’altra, denominata ‘Santa Venere’ di 73 chilometri quadrati nei comuni di Cappelle sul Tavo, Città Sant’Angelo, Collecorvino, Montesilvano, Moscufo, Pescara, Pianella e Spoltore.

«Meno male che il centrodestra ci aveva più volte rassicurato che le concessioni minerarie, in Abruzzo, sarebbero state stoppate», protesta il consigliere regionale dell’Idv, Cesare D’Alessandro che chiede con una interrogazione urgente di fare chiarezza.
«Se Chiodi, a differenza di quanto dichiara a parole, è favorevole a trivellare, deve dirlo di fronte al Consiglio regionale, ma soprattutto dinanzi a tutti gli abruzzesi, assumendosene la responsabilità». Maria Rita D’Orsogna si scaglia invece contro la legge regionale approvata dal Consiglio Regionale nel gennaio del 2010 e che vieta in zone sensibili abruzzesi le estrazioni di "idrocarburi liquidi". La legge, sostiene la docente ortonese che vive e lavora negli Stati Uniti, «mostra tutta la sua inadeguatezza e l'ignoranza di base di chi l'ha redatta».
La legge infatti lascia campo aperto agli "idrocarburi gassosi" per i quali non ci sono vincoli di alcun genere.
«Ma i principi della geologia sono semplici», spiega D’Orsogna: «sottoterra ci sono spesso miscele di gas e di petrolio e non è sempre possibile distinguere fra i due».
E in questo modo le richieste per ben 4 autorizzazioni a procedere per l'estrazione di "gas" dal Teramano e nel Pescarese non trovano alcun ostacolo.
«Anche se i petrolieri lo chiamano ora "gas"», sottolinea D’Orsogna, «le tecniche utilizzate, i rifiuti prodotti, la presenza di idrogeno solforato, sono talquali per il gas che per il petrolio. Basti pensare che presso il lago di Bomba le estrazioni di gas avranno bisogno di un desolforatore i cui principi sono del tutto simili al Centro Oli di Ortona».
A suo tempo tutte le associazioni ambientali, docenti universitari indipendenti avevano denunciato la possibilità da parte delle ditte trivellanti di utilizzare il gas naturale come cavallo di Troia per bucare il territorio, e sottolineato la necessità di vietare anche l'estrazione di gas dall'Abruzzo.
«Il governo regionale non ha voluto dare ascolto al parere degli esperti», chiude D’Orsogna, «e così il ritorno dei petrolieri si è concretizzato».
A prendere decisioni su queste 4 concessioni sarà ancora una volta la Via regionale di Antonio Sorgi, «che dopo due anni ancora», ricorda la ricercatrice ortonese, «non riesce a dire il suo no definitivo alle estrazioni di gas a Bomba da parte della Forest Oil, sebbene tutto l'Abruzzo civile e libero abbia espresso in mille modi il suo no».

25/11/2011 14:38