Assoluzione del giudice La Rana: «apparati deviati dello Stato contro di me»

Alessandro Biancardi

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VASTO. Dopo l’assoluzione dei giorni scorsi il magistrato ieri mattina ha convocato una conferenza stampa nell’ufficio del suo legale.

E’ stato molto duro, ha confermato di avere ancora fiducia nella magistratura ma ha parlato anche ti apparati dello Stato deviati, fogli di servizio spariti, testimonianze non veritiere, veleni in procura e tra i carabinieri, intreccio di interessi più o meno leciti con vittime eccellenti e mancato rispetto delle regole, con richiesta di provvedimenti disciplinari.Antonio La Rana, procuratore generale reggente presso la Corte d'Appello di Campobasso, ha commentato così la sua assoluzione da parte del gup di Vasto perché il fatto non sussiste per i reati di calunnia, favoreggiamento, falsa testimonianza e rivelazione di segreti d'ufficio. Il magistrato era coinvolto nell'indagine partita nel 2003 relativa all'assegnazione da parte del Comune di Vasto delle licenze stagionali per la gestione degli ombrelloni sul litorale vastese per una richiesta fatta da alcuni suoi parenti.

Viene definita «una spedizione bellica» - frase riportata nella sentenza di Bari - quella nei confronti di La Rana e che ha visto diversi amministratori di centrodestra del Comune di Vasto partire alla volta della Digos di Chieti come «un gruppo accomunato da interessi personali, ritorsivi, preventivi» per un «programma preparato, meditato e studiato tesa a evitare un rientro in Patria di La Rana che nel frattempo lavorava a Campobasso» per creare «una condizione di incompatibilità ambientale».

Una vicenda «inconsueta e anomala» per qualsiasi cittadino che ha visto alcuni poteri dello Stato «come la Procura della Repubblica di Vasto e alcuni carabinieri in servizio nella Compagnia di Vasto - ha spiegato La Rana - lavorare solo per controllare e indagare sulla mia persona».

Già nei mesi scorsi a PrimaDaNoi.it La Rana aveva parlato di una vera e propria persecuzione di chi era chiamato ad indagare ma anche della stampa locale che lo avrebbero messo nel tritacarne. Poi ad inizio anno qualcuno gli spedì anche un proiettile e inquietudine si aggiunse ad inquietudine. Lui lo prese come un chiaro atto intimidatorio rispetto alla sua volontà di tornare a lavorare a Vasto.

«Ho fondato motivo di ritenere», spiegò il giudice in una nostra intervista, «che quest'ultimo episodio di minaccia non sia scollegato da quella strategia che ha fatto da sfondo alla nota aggressione giudiziaria organizzata ai miei danni. Sui miei sospetti per questo grave atto di intimidazione ho reso dichiarazioni e prodotto documenti nel corso di un lungo interrogatorio davanti agli inquirenti molisani, delegati per tale atto dalla Procura della Repubblica di Bari. Non mi lascio intimidire da questi atti e sono certo che la verità verrà alla luce perchè ho piena fiducia nell'operato della magistratura».

Anche l’avvocato Di Risio mercoledì mattina ha parlato di «accanimento» verso La Rana che «ha subito in soli sei mesi 30 capi di imputazione, nei cui confronti né prima e né dopo è mai stata formalizzata nessuna fattispecie criminosa». E la storia recente parla di otto anni di indagine, 400 testimoni ascoltati e costi quantificabili in «almeno mezzo milione di euro, sue sentenze definitive di non luogo a procedere», ha ribadito l’avvocato.

La Rana ha avuto ed ha fiducia verso la magistratura, ribadisce ogni volta che può. «Resto in prima linea per fare piena luce su questa brutta storia - ha commentato - e mi aspetto che coloro che lavorano solo per controllare facciano il loro dovere per evitare che quanto mi è accaduto non possa accadere ancora».

25/11/2011 09:10