Asl Chieti, presentato l’atto aziendale. Sindaci "molto perplessi", medici assenti

Alessandro Biancardi

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Asl Chieti, presentato l’atto aziendale. Sindaci "molto perplessi", medici assenti
IL DOCUMENTO. CHIETI. Sindaci molto perplessi, medici assenti, forse per protesta. La giornata della presentazione del nuovo Atto aziendale, il documento che regola ed organizza il lavoro della Asl provinciale di Chieti, ha avuto un andamento imprevisto.

Valida, anche se un pò accesa, la presentazione al Comitato ristretto dei sindaci (erano presenti Luciano Lapenna per Vasto, Sergio De Luca per Casoli e Fausto Stante per Fossacesia, assente per malattia Carpineto Sinello, vacante il quinto posto), non valida quella al Consiglio dei sanitari. Non ci sono moltissime novità rispetto alle anticipazioni di PrimaDaNoi.it, ma l’appuntamento era molto atteso per comprendere come sono state sviluppate sul territorio le indicazioni dell’Ufficio commissariale, dai tagli alle chiusure degli ospedali (da sola la Asl di Chieti Lanciano Vasto ha sacrificato Casoli, Gissi e Guardiagrele).

«Il nuovo Atto aziendale della Asl Lanciano Vasto Chieti non modificherà l’organizzazione funzionale delle attività sanitarie, non ridurrà posti letto e risorse umane negli ospedali e sul territorio, tutti aspetti già ampiamente rimodulati dal Piano operativo regionale», così Francesco Zavattaro, direttore generale Asl, ha presentato il documento, «l’Atto aziendale si occupa di definire l’assetto dell’azienda, gli incarichi professionali, il numero e l’organizzazione delle unità operative complesse, semplici e semplici dipartimentali: è qui che andremo a razionalizzare, a ridurre i posti da “primario”, come si diceva una volta, recuperando risorse importanti da reinvestire sulle opportunità di carriera dei nostri operatori. Gli ospedali, i distretti e le attività svolte non saranno modificate di una virgola».

 Tutto ok, come dice il presidente Chiodi quando dichiara che l’assistenza sanitaria in Abruzzo è migliorata?

Non proprio se, come sembra, i sindaci sono usciti poco soddisfatti dall’incontro «e molto perplessi» come spiegano Luciano La Penna e Sergio De Luca. L’incontro però è stato aggiornato a mercoledì, dopo che lunedì il manager incontrerà i sindacati. I toni della riunione sono stati molto accesi, ma non sono mancati «apprezzamenti» al manager, quando ad esempio – ha detto De Luca, sindaco di Casoli – «ha conservato per Guardiagrele un primariato di medicina e di accettazione di urgenza, contro le indicazioni per la chiusura di questo ospedale voluta dal Programma operativo che in questo caso non è stato seguito. Al contrario Casoli e Gissi sono caduti sotto la mannaia dei tagli lineari del P.O.»

 Il che è stata giudicata una contraddizione, così come contraddittoria è stata la vicenda dei Distretti sanitari di base, la cui popolazione è stata calibrata su dati 2008, un pò vecchi, e senza tener conto, come ha fatto rilevare il sindaco di Vasto, che d’estate nella sua zona la popolazione supera le 100 mila unità. Senza dire che anche il numero di 8 Distretti è preso di peso dal Piano sanitario ancora vigente, che per questo aspetto viene considerato valido, mentre non lo è stato per l’ospedale di Guardiagrele che era considerato aperto dal Psr e che invece è stato chiuso, con questa novità del primariato a sorpresa. Strano anche il destino della Lungodegenza chiusa a Casoli e trasferita ad Atessa, poi a Lanciano ed ora riportata ad Ortona, una specie di reparto itinerante che trasforma in maratoneti i ricoverati anziani per i quali il movimento è tutta salute, senza bisogno di riabilitazione o di fisiatria. Qualche appunto i sindaci lo hanno sollevato anche perché negli schemi consegnati si fa spesso riferimento ad alcune tabelle (in particolare la 4 e la 5) che però non sono state consegnate, ma lo saranno a breve.

«Le nostre maggiori perplessità però nascono da tre obiezioni principali – spiega Luciano La Penna, sindaco di Vasto – intanto abbiamo chiesto una maggiore partecipazione dei Comuni all’elaborazione dell’Atto aziendale ed alle eventuali modifiche. Poi ci sono preoccupazioni per come sono state delimitate le aree distrettuali, alcune troppo grandi altre troppo piccole. Infine il dato più rilevante è la cancellazione di 20 Unità operative complesse a Chieti e di 40 tra Ortona Lanciano e Vasto dove risiede un terzo della popolazione provinciale. Abbiamo chiesto di discutere anche di questo».

Chi non ha proprio discusso invece è stata la componente medica di Lanciano e Vasto che ha disertato l’incontro del pomeriggio, dove erano attesi una cinquantina di medici. In pratica è mancato il numero legale, quasi una contestazione nemmeno tanto nascosta per come sono state organizzate le strutture semplici a valenza dipartimentale: scorrendo lo schema riassuntivo, ci sono vuoti incredibili negli ospedali di Lanciano, Vasto, Ortona, ma anche di Chieti (Atessa scompare del tutto). Una specie di bocciatura per i medici che sono in trincea, al fronte dell’assistenza sanitaria a sanità e che hanno retto il peso dell’assistenza sanitaria, nonostante i tagli e le difficoltà economiche ben note a tutti.

«La sensazione a caldo, dopo la lettura della proposta Zavattaro-Budassi-Cavalli per la nuova organizzazione aziendale della Asl 2, è di un pugno dato in pieno volto a decine di colleghi medici che operano negli ospedali di Lanciano, Vasto, Atessa e Ortona – dichiara Luciano Marchionno, responsabile aziendale Anaao della Asl - Il manager Zavattaro, presentato come di formazione bocconiana, trascura completamente gli “allarmi” che in questi giorni provengono proprio dalla Bocconi e che segnalano il rischio di non riuscire a garantire l’universalità delle cure mediche negli ospedali pubblici italiani». Nonostante la conoscenza personale degli operatori del direttore sanitario aziendale, Amedeo Budassi (ex segretario regionale Anaao) e delle loro qualità, il manager Zavattaro, non fornendo i dati economici a giustificazione delle operazioni di “taglio lineare”, elimina attività sanitarie sino a ieri autonome nell’organizzare prestazioni sanitarie indispensabili. Citando il Rapporto Oasi 2011 del Cergas-Bocconi, in questo modo “..si mette in moto una spirale negativa di scelte e di azioni: l’impatto, cioè, che le iniziative di contenimento della spesa sanitaria potrebbero avere sullo stato di salute dei cittadini tutte le volte che i tagli, anziché eliminare gli sprechi, comportino una riduzione dei servizi. Con un ulteriore pericoloso effetto a cascata: la messa in discussione dell’equità, principio fondante del SSN, proprio sull’altare della necessità di tagliare la spesa….”.

Non ha convinto nemmeno l’organizzazione degli 8 Distretti sanitari: tre responsabili di Distretto saranno direttori di unità operativa complessa (tradotto significa che avranno uno stipendio da primario, il che ha fatto storcere la bocca a molti primari perché è sembrata una scorciatoia per arrivare alle posizioni stipendiali apicali) mentre gli altri cinque avranno la responsabilità di altrettante unità operative semplici dipartimentali.

«Una novità è poi la costituzione del Comitato di coordinamento delle attività distrettuali – dice Zavattaro - nel quale gli otto direttori e responsabili di distretto dovranno coordinarsi e definire insieme il piano delle attività, rimodulando l’offerta sanitaria, i carichi di lavoro e cercando, in tal modo, di arrivare a una ragionevole omogeneità nell’approccio clinico adottato nei diversi territori».

 Proprio questo approccio sulle attività distrettuali forse chiarisce il metodo usato per scrivere l’Atto aziendale. Una bella esposizione, tanti grafici e schemi con incastri difficili, ma la “ciccia” dov’è? Detto in altri termini: il Distretto è come l’araba fenice: “che ci sia ciascun lo dice, dove sia nessun lo sa”. Infatti si parla tanto di queste strutture come la panacea dell’assistenza sanitaria, come l’asso nella manica per ridurre l’ospedalizzazione, ma finora non si è avuta la prova dell’efficacia dei Distretti su cui lo stesso Zavattaro ha investito da subito dopo la sua nomina. Sulla carta il Distretto potrebbe funzionare, ma senza attrezzature e addirittura senza collegamento internet sarà un pò difficile avere il loro contributo. E nell’Atto aziendale non sembra che ci siano indicazioni della “ciccia”, cioè di come, ad esempio, sarà organizzata l’Adi (assistenza domiciliare integrata) o come funzionerà l’assistenza socio-sanitaria.

«Un’altra novità – sostiene il manager - è la creazione di uno specifico Dipartimento Oncologico, accanto ai dipartimenti Chirurgico, Medico, Cuore, Emergenza e accettazione, Salute mentale, Materno infantile, Immagini. A questi si aggiungono i coordinamenti di altre aree che, per le loro diversità, la Direzione generale ha deciso di non inserire in un unico Dipartimento (ad esempio Anestesia e rianimazione, Laboratori analisi, Trasfusionale, Farmaco, Ser.T. e patologie d’abuso). Trasversali rispetto a tali aree e ai dipartimenti - proprio perché abbracciano più competenze - saranno le linee di produzione destinate a gestire il trattamento di pazienti fragili, post acuti, urgenti, cronici e il percorso nascita: in questo caso il coordinamento potrà essere affidato anche a professionalità non mediche. A conferma della volontà di rafforzare il ruolo della componente infermieristica, è prevista la costituzione di un’apposita unità operativa del Servizio aziendale professioni sanitarie (Saps) che avrà un proprio dirigente».

Parlare di linee di produzione ricorda altri scenari, ma chiarisce il senso dell’operazione: secondo questa visione, la Asl “produce” salute. Non tutti sono d’accordo, nel senso che prima di produrre salute quando ci si ammala, sarebbe meglio fare “prevenzione”.

E invece a sorpresa il Dipartimento prevenzione non c’è (pensiamo ad esempio a tutta l’igiene degli alimenti, ma non solo), così come scompaiono i Pua, i punti unici di accesso. Insomma un’idea consumistica della sanità, che forse segue la moda, ma che non è quella che ha ispirato il Sistema sanitario nazionale che per sua natura è universale e gratuito.

Il consumismo che avanza e le cui avvisaglie sono i ticket e la compartecipazione alle spese, disegna una sanità a pagamento, con accesso sempre più difficile per i deboli ed i meno abbienti. Allora salute per pochi e assistenza sanitaria come potere? Alcune unità operative previste dall’Atto presentato da Zavattaro hanno valenza aziendale, ma non si dice dove opereranno: se a Chieti, Lanciano o Vasto. E perché non si dice? Spiegazione possibile: lasciare mano libera agli spostamenti “elettorali” sul territorio. Si intravede una specie di ritorno a quel passato che a parole si critica, ma che ogni tanto rispunta quando in ballo ci sono i voti ed il potere sul territorio.

Sebastiano Calella 25/11/2011 07:20

* IL DOCUMENTO INTEGRALE: L'ATTO AZIENDALE