Sanitopoli. Angelini si sfoga. In aula D’Alesio ha raccontato la Fira di Masciarelli

Alessandro Biancardi

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Sanitopoli. Angelini si sfoga. In aula D’Alesio ha raccontato la Fira di Masciarelli
PESCARA. Un lungo sfogo poi bloccato dal giudice Carmelo De Santis dopo quasi un’ora.

Vincenzo Angelini ieri ha voluto parlare, come suo diritto, per rendere dichiarazioni e dire la sua, dopo diverse udienze passate ad ascoltare in silenzio, anche se non impassibile. L’ex patron di Villa Pini -che ha di fatto contribuito a far scoppiare la Sanitopoli abruzzese che conosciamo- ha ripercorso il filo delle sue accuse rilasciate tra il 2007 ed il 2008 ai pm Di Florio, Bellelli, Trifuoggi che poi le hanno riscontrate attraverso indagini documentali e testimoniali. Ieri si è tornato a parlare del rapporto tra le Asl e le cliniche private, del trattamento riservato durante il governo Pace e poi con quello di Ottaviano Del Turco. C’erano milioni di euro che le cliniche dovevano incassare che invece venivano procrastinati. Molti testimoni ieri hanno affrontato i tecnicismi complessi che animano i rapporti tra i soggetti giuridici in sanità sul filo della legge, di norme e delibere, sulla loro costruzione e formazione e sugli interessi privati che nel frattempo si intrecciavano e sovrapponevano.

Angelini nel suo sfogo ha ribadito che con l’arrivo di Del Turco è iniziata la sua fine, che a monte delle istituzioni e delle Asl che controllavano c’era una volontà politica precisa e che tutti obbedivano a Del Turco il quale aveva deciso di «strozzarlo». Angelini ha contestato poi l’applicazione delle tariffe della Regione verso le cliniche con Giovanni Pace e poi con il suo successore le cose sono peggiorate. Anche le ispezioni erano regolate da norme create ad hoc o interpretate a seconda degli obiettivi da raggiungere, i controlli erano falsi così come le commissioni che dovevano servire per creare pressione psicologica.

Nulla di nuovo dalle parole di Angelini, anzi, è venuta fuori una verità decritta sempre nello stesso modo, spesso con le stesse parole o gli stessi passaggi logici. Fastidio e forzata impassibilità, invece, sono stati gli atteggiamenti che si sono visti tra i vari imputati presenti ieri pomeriggio durante la sfuriata di Angelini. Qualcuno più infastidito di altri non ha resistito a lungo ed è uscito, altri lo hanno fissato per tutto il tempo del lungo soliloquio. Un soliloquio che processualmente lascia il tempo che trova poiché le prove che si stanno formando in dibattimento sono quelle offerte dai vari testimoni.

Anche ieri, però, non sono mancati gli scontri tra il pool di magistrati e alcuni degli avvocati difensori. Alcuni di questi si sono spinti ancora una volta a precisare con toni duri -che agli occhi di qualche profano si sono trasformati in una vera e propria sfuriata verso il presidente del collegio- sui metodi di interrogatorio dei testimoni che sarebbero diversi tra accusa e difesa.

In particolare alcuni avvocati hanno contestato la libertà della procura di fare domande su argomenti che non sarebbero inerenti il processo senza che il presidente fosse mai intervenuto, mentre per le difese il metodo attuato sarebbe diverso e più restrittivo.

A differenza di altri processi il chiasso prende il sopravvento più volte, le voci si sovrappongono e si lanciano accuse dirette tanto che a volte è difficile parlare o proseguire l’interrogatorio tra gli sguardi attoniti dei testimoni che, già frastornati, non capiscono.

IN AULA CLAUDIO D’ALESIO DALLA FIRA A MILETI

In mattinata, invece, è andata in scena la travagliatissima testimonianza di Claudio D’Alesio, ex consigliere delegato della Fira e Fira Servizi, che in diverse inchieste è stato dipinto come uomo contiguo a Masciarelli o addirittura indagato per aver portato soldi all’estero, accusa poi caduta. Nell’inchiesta Fira e in quella Sanitopoli, invece, non è mai stato indagato per cui ha parlato da testimone anche se spesso lacunoso, infarcendo il suo non chiaro eloquio di numerosi «non so» e «non ricordo». Più volte si è scusato per non avere la freddezza necessaria e non essersi preparato poiché oggi lo aspetta un’altra prova che a suo dire lo turba: una udienza dal gup nell’ambito dell’altra inchiesta denominata “Ground Zero” che lo ha portato in carcere prima e agli arresti domiciliari poi.

Si tratta dell’inchiesta del pm Gennaro Varone che fece scalpore per diversi motivi: fu per esempio una delle prime sulla ricostruzione post terremoto, appena pochi mesi dopo (il 23 novembre 2009) che disvelò presunti appalti e accordi combinati e disegnò uno scenario fatto di faccendieri tra cui spiccavano sia D’Alesio che l’ex assessore di Forza Italia Italo Mileti. Il tutto ancora prima di ogni cricca.

L’inchiesta ricostruì una serie di accordi per aggiustare un bando di gara della Asl de L’Aquila e aggiudicarsi una speculazione edilizia per la costruzione di strutture sanitarie. Sullo sfondo l’ombra dell’ex assessore alla sanità, Lanfranco Venturoni, non indagato in questa inchiesta ma poi arrestato nell’altra denominata “Re Mida” sui rifiuti.

Ma ieri nel processo Sanitopoli una quarantina di minuti sono trascorsi tra le schermaglie degli avvocati prima della deposizione per capire se D’Alesio potesse testimoniare serenamente o se invece, dovesse essere ascoltato con le forme di persona sottoposta a procedimento penale (visto che formalmente agli atti c’era un verbale di “persona sottoposta ad indagini”).

Si è capito così che pur essendo stato ascoltato dalla procura nell’ambito di Sanitopoli, D’Alesio non fu mai iscritto nel registro degli indagati per questa inchiesta o per la Fira mentre fu indagato, all’inizio del 2006, perché la finanza aveva scoperto che D’Alesio, insieme a Mileti e Carolina D’Antuono della Fira, furono fermati dalla polizia nei pressi di Brogeda con un titolo di credito di 2milioni di dollari. D’Alesio spiegò che quei soldi li avrebbe incassati in seguito ad un suo affare che nulla c’entrava con la Fira e che se pure utilizzava come collaboratrice una dipendente della Fira lo aveva fatto a titolo personale.

Di quali affari si trattava non è stato chiarito né detto in aula anche se D’Alesio ha sciorinato il suo curriculum vantandosi di essere consulente e dirigente di varie aziende dei settori più disparati e che già a 20 anni era amministratore delegato di una ditta e oggi è dipendente di una società che si occupa di «digitalizzazioni».

GLI AFFARI IN GIRO PER IL MONDO

Degli affari in giro per il mondo di D’Alesio e Mileti PrimaDaNoi.it se ne era già occupato molti mesi fa cercando di spiegare gli intrecci di relazioni e rapporti con una serie di persone indagate nelle inchieste più note in Abruzzo. Così dall’inchiesta che porterà in carcere D’Alesio nel 2009 emergerà «una lobby occulta per pilotare gli appalti»

Ma che Mileti e D’Alesio facessero affari grossi e ad alti livelli lo si capisce anche leggendo le pochissime righe dell’ordinanza di custodia cautelare dove il gip fa riferimento a non meglio identificati rapporti e contratti dei due indagati con una grossa azienda russa di gas. Affari milionari e sconosciuti.

Il destino di D’Alesio e Mileti (che si conoscono da una vita per aver fatto il servIzio militare insieme) si incrocia con un’altra storia; una vera spy story internazionale perché un testimone li ricorda molto bene aggirarsi per Lugano (dove peraltro D’Alesio ha detto di aver lavorato anni). 

I fatti che però D’Alesio è venuto a riferire in aula ieri per Sanitopoli si riferiscono ai primi anni del 2000 e fino al 2006 e hanno ruotato intorno alla figura di Masciarelli , le sue capacità ed il suo metodo accentratore nel gestire la Fira. Si sono fatti accenni vaghi alle pressioni della politica, ai giochi di potere interni a Forza Italia e a come la Fira sia stata gestita anche per fini privati, girando centinaia di migliaia di euro a ditte vicine allo stesso Masciarelli. D’Alesio ha poi parlato del suo rapporto con Angelini e delle cartolarizzazioni dipingendosi come un vertice amministrativo che però si affidava ai collaboratori senza scendere nel merito delle questioni. Fu lui a firmare la seconda cartolarizzazione a Londra a pochi giorni dalle dimissioni di Mascairelli come amministratore Fira.

Per il resto sono stati molti i non ricordo per fatti ormai molto lontani e complessi, forse troppo per essere raccontati in un’aula di tribunale.

 24/11/2011 10:03