Sevel, disdetti tutti i contratti. Fiom: «siamo i nuovi schiavi». Usb: «azzerata la democrazia»

Alessandro Biancardi

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

1740

Sevel, disdetti tutti i contratti. Fiom: «siamo i nuovi schiavi». Usb: «azzerata la democrazia»
LANCIANO. La Sevel ha comunicato la disdetta di tutti i contratti in essere dal 5 dicembre 1981 al 14 settembre 2011 a partire dal 1° gennaio 2012. Parte la mobilitazione.

Il passo è arrivato dall’azienda «in vista di un riassetto e di una armonizzazione delle discipline contrattuali collettive aziendali e territoriali», nell’ottica di «renderle coerenti e compatibili con condizioni di competività e di efficienza». La decisione «era nell'aria», commenta la Ugl Metalmeccanici, firmataria dell'accordo di Pomigliano che è stato approvato da oltre il 60% dei lavoratori. Il sindacato ritiene che proprio in questi momenti bisognerebbe assumere «posizioni ed atteggiamenti più responsabili per continuare a difendere i diritti dei lavoratori con la salvaguardia, innanzitutto, dei posti di lavoro».

«Le vertenze sindacali debbono essere governate e gestite principalmente dalle parti interessate attraverso un continuo e proficuo confronto», commenta il segretario Ugl Chieti Leonardo De Gregorio, «che, a volte, possono assumere anche aspetti di forte conflittualità, ma il Sindacato deve saper mediare e concludere accordi se ha a cuore solo gli interessi dei lavoratori e non deve delegare ad altri la propria rappresentanza». Altri toni arrivano invece dalla Fiom che parla di «grave comportamento» assunto dalla Sevel, Fiat e il suo ad Marchionne. «Nella lettera Marchionne», accusa il sindacato che negli ultimi mesi è sempre stato molto ostile con i vertici dell’azienda, «lascia intendere che nei prossimi giorni si aprirà la trattativa sindacale per l’applicazione di un nuovo accordo sostitutivo del Contratto Nazionale da applicarsi solo in Fiat».

E c’è nell’aria «uno strano presentimento»: «l’accordo di Pomigliano, di Mirfiori e ex Bertone sarà esteso anche a Sevel così come previsto dall’art. 8 della manovra finanziaria 2011. Con un colpo di mano si cancellano 30 anni di vita sindacale, si cancellano le Rsu, si cancella un modello sindacale, si obbligano i lavoratori e sindacati a non scioperare più, si cancellano le libertà e si diventa schiavi».

«Non consentiremo di tornare all’800», assicura ancora la Fiom. L’Usb chiama invece alla mobilitazione i lavoratori. «La Fiat», commenta Paolo Sabatini, responsabile del settore industria dell’Usb, «cancella la democrazia rappresentativa dalle fabbriche e, con un vero e proprio golpe, finalizzato a mettere tutti di fronte al fatto compiuto, dopo aver annunciato l’uscita da Confindustria, denuncia tutti gli accordi realizzati nel corso dei decenni nelle decine e decine di stabilimenti del gruppo Fiat. Le conseguenze saranno pesanti sia sul versante della democrazia che sotto l’aspetto economico e normativo».

Storici stabilimenti che hanno fatto la storia delle lotte operaie nel paese vengono secondo Sabatini «di fatto trasformati in fabbriche caserma, in cui i lavoratori, in assenza di una forte ed incisiva opposizione, saranno impotenti di fronte all’azienda, privati anche della possibilità di eleggere i propri rappresentanti sindacali, sostituiti da odiose rappresentanze aziendali, nominate dai sindacati servi della Fiat». Già in queste ore si stanno organizzando scioperi e iniziative di protesta e bloccando gli straordinari, come la giornata di lavoro straordinario comandato, prevista per sabato 26 alla Sevel di Val di Sangro. «Marchionne ha deciso di mettere alla prova il tessuto democratico del nostro paese», continua il responsabile, «e di verificare se può ancora contare su un governo complice, come lo è stato quello Berlusconi e dell’ex ministro Sacconi. Il governo Monti, a cui chiediamo di intervenire per far tornare la Fiat sui suoi passi, sarà giudicato dai lavoratori anche sulla base di come si comporterà in questa vertenza».

Parla di «gravità assoluta» anche Sinistra Ecologia e Libertà. «Dal punto di vista giuridico siamo convinti che la disdetta unilaterale di un accordo contrattuale non è sufficiente per non applicarlo più. L'accordo contrattuale disdetto resta in vigore sino ad un nuovo accordo, perchè da sempre vale la clausola di "ultrattività" prevista dalla legislazione italiana. Ma al di là di questi aspetti giuridici che la Magistratura dovrà valutare, resta la sconsideratezza di questa scelta in un momento peraltro estremamente delicato per l'Italia dopo la caduta del Governo Berlusconi e con una crisi finanziaria ed economica devastante. Il Governo Monti deve intervenire per fermare l'estremismo della FIAT di Marchionne».

 

22/11/2011 17:30