Neutrini ancora più veloci della luce. Ma manca ancora la prova del nove

Alessandro Biancardi

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ROMA. I nuovi dati, che saranno pubblicati nella notte dal sito ArXiv, indicano che i neutrini sono più veloci della luce di 60 nanosecondi.

Si tratta di misure ancora più dettagliate e precise rispetto a quelle eseguite nel settembre scorso. Come allora, i neutrini analizzati sono quelli "sparati" dal Cern di Ginevra ai Laboratori Nazionali del Gran Sasso dell'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (Infn) nell'esperimento Cngs (Cern Neutrino to Gran Sasso).

«E' un altro passo in avanti, ma la vera conferma deve ancora arrivare», ha spiegato il fisico Antonio Ereditato, coordinatore di Opera. «Anche questo risultato - ci tiene a precisare - arriva da uno sforzo collettivo di Opera e dalla forte collaborazione con il Cern».

Rispetto al settembre scorso, quando erano stati studiati i grandi "pacchi" di neutrini prodotti per l'esperimento Cngs, questa volta i fasci analizzati sono stati "dedicati" alle misure sulla velocità di queste particelle. Sono stati quindi prodotti "pacchetti" di neutrini molto più compatti e molto distanziati l'uno dall'altro, in modo da poterli studiare uno ad uno con un grandissimo dettaglio. La precisione di queste nuove misure è tale, ha detto Ereditato, che "già con soli 20 eventi abbiamo una conferma significativa dei dati". Tuttavia, ha aggiunto, "il risultato dovrà ancora essere confermato con misure indipendenti". Quello che è certo, ha detto ancora, «é che adesso sono state eliminate tutte le possibili fonti di errore» ed è stato possibile rispondere alle obiezioni finora sollevate da alcuni. Mentre nei Laboratori del Gran Sasso i fisici continueranno a raccogliere nuovi dati, negli Stati Uniti i loro colleghi sono già al lavoro per preparare test analoghi presso il Fermilab di Batavia (Chicago), che invia un fascio di neutrini verso i rivelatori dell'esperimento Minos, distanti 730 chilometri.

Per il presidente dell'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (Infn), Fernando Ferroni quella ottenuta grazie ai nuovi test, è «una misura così delicata che ha profonde implicazioni per la fisica, richiede un eccezionale livello di approfondimento». Per Ferroni «l'esperimento Opera, grazie al particolare adattamento dei fasci di neutrini del Cern, ha realizzato un test importante per la consistenza dei suoi risultati. Il risultato positivo dei test ci rende più fiduciosi sulle misure, anche se - ha rilevato - la parola decisiva può essere detta solo dalla realizzazione di esperimenti analoghi in qualche altra parte del mondo».

Questo traguardo è stato reso possibile da una stretta collaborazione con il team del Cern che lavora sugli acceleratori. La Collaborazione Opera continuerà a prendere dati nel corso del 2012 anche utilizzando al Cern un nuovo rivelatore di muoni collocato dietro l’assorbitore di adroni che consentirà di realizzare ulteriori studi indipendenti.
Nel frattempo si attendono i risultati degli esperimenti ai quali si lavora negli Stati Uniti. Se anche dagli Usa arriveranno gli stessi risultati continueremo a cercare nuove conferme: la ricerca scientifica ha sempre dei dubbi, la scienza non dà certezze.

 

18/11/2011 10.28