Orso attacca pastore: salvo per miracolo

Alessandro Biancardi

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

3132

Orso attacca pastore: salvo per miracolo
SCANNO.  Sfiorata la tragedia l'altro ieri sulle montagne di Chiarano a cavallo tra Scanno e l'Altopiano delle Cinquemiglia.*WWF:«NOTIZIA GONFIATA: PROCURATO ALLARME?»

Un orso dopo essersi avvicinato a uno stazzo si è scagliato contro uno dei pastori che custodivano il gregge, costringendolo a ripararsi dentro l'ovile. A nulla sono serviti i petardi sparati dagli altri pastori giunti nel frattempo in soccorso del loro amico rimasto barricato dentro al ricovero montano in attesa che l'orso andasse via. A mettere in fuga il plantigrado sono stati i cani di guardia al gregge che dopo averlo circondato lo hanno obbligato a ripiegare in un'altra zona. Un episodio che ha fatto aumentare la preoccupazione tra la popolazione per la presenza del plantigrado in uno dei luoghi molto frequentati da turisti e villeggianti. Poco distante dallo stazzo c'é un'area attrezzata gestita dal corpo forestale dello Stato.

Evidentemente un orso ormai abituato non più alla solitudine com’è nella sua natura, ma alla convivenza stretta con le attività umane: attraversa le strade, raggiunge i paesi, sbucando all’improvviso tra le case e destando sicuramente molta curiosità, tanto da essere ripreso con i telefonini.

«Ormai nemmeno più i petardi impauriscono gli orsi che sono sempre più confidenti», spiega Nunzio Marcelli, allevatore tecnologico e studioso, « questa volta il pastore è sfuggito per un soffio. Rimane per noi allevatori il problema della presenza dei plantigradi».

Ma l’Abruzzo non è uno zoo, e c’è chi – come i pastori - non vuole che lo diventi. E l’orso non è una comparsa di Walt Disney, nonostante si insista sul fatto che sia un’attrazione turistica.

«Questi animali selvatici che ancora resistono nel nostro territorio», continua Marcelli che da anni si batte per la tutela della attività pastorizia, «devono la loro sopravvivenza alla presenza millenaria delle greggi e alle attività tradizionali contadine, soprattutto all’allevamento transumante, che da sempre fornisce loro occasione di nutrimento – con la presenza delle greggi e con gli scarti e i residui della macellazione, che i pastori abbandonavano in punti strategici proprio per tener lontani i predatori. Un equilibrio che ha consentito all’Abruzzo di vantare primati ambientali che lo rendono famoso in tutto il mondo. Ma oggi le scelte in tema di protezione dei selvatici mirano più ad aggiudicarsi fondi europei che non a garantire la continuità di questo sistema. Tanto che la proposta di incontro che gli allevatori tradizionali hanno fatto già da più di un anno, al Prefetto, agli Enti Parco, alla Forestale, non è stata nemmeno presa in considerazione. Si preferisce dar da mangiare ad orsi e lupi carne acquistata sul mercato, come se fossimo davvero in uno zoo a cielo aperto».

Insomma per Marcelli l’ultimo episodio dovrebbe spingere immediatamente le istituzioni a cambiare strada: «non vogliamo continuare a spendere soldi pubblici per sostenere un sistema di alimentazione artificiale e un apparato burocratico munito di fuoristrada che non garantisce la sicurezza delle persone, né la sopravvivenza di chi su queste montagne è sempre stato e continua a voler fare la pastorizia in modo tradizionale».

«Sosteniamo i pastori, veri tutori della montagna», ripete Marcelli, «ascoltiamo chi da millenni convive con questi selvatici e sa come conservare il territorio e la sua biodiversità, invece di continuare a riempire moduli e convegni di parole, e poi trovarci l’orso sotto casa, o investito dalle automobili, perché nessuna di queste politiche ha dimostrato di saper gestire davvero i selvatici come invece hanno fatto millenni di attività tradizionali sulle nostre montagne».

Gli allevatori rinnovano la richiesta di incontro, sottolineando che devono essere chiare le responsabilità di chi non vuole nemmeno ascoltare le loro proposte – semplici, a costi quasi nulli per la collettività e realizzabili in tempi brevi.

«Se l’orso scompare, se qualcuno finirà per farsi male, in montagna o in paese, se i pastori esasperati abbandoneranno definitivamente questi territori impoverendoli, non si faccia finta che dietro a tutto questo non ci siano precise responsabilità, con nomi e cognomi».

16/11/2011 18.05

WWF:«NOTIZIA GONFIATA: PROCURATO ALLARME?»

Il Wwf è saltato sulla sedia quando ha letto la notizia che aveva appreso alcuni giorni fa e con termini completamente diversi.

L’Associazione ambientalista parla di «incongruenze» rispetto ai fatti conosciuti dalle autorità competenti e parla di «procurato allarme»

«Quanto dichiarato dal signor Nunzio Marcelli è di una gravità assoluta», ha dichiarato Massimiliano Rocco, responsabile per il WWF Italia del progetto Life Arctos, «il suo racconto infatti differisce dai fatti conosciuti dalle autorità competenti e può costituire un procurato allarme, proprio nel momento in cui sta prendendo avvio la nuova fase del progetto Life Arctos per lo sviluppo di azioni di coesistenza tra i grandi predatori, come orsi e lupi, e le attività agro-silvo-pastorali. Al contrario di quanto affermato dal signor Marcelli, gli orsi non sono alimentati artificialmente da nessuno nel contesto del Parco, e anzi le autorità competenti quali il Corpo Forestale dello Stato, il Parco Nazionale Abruzzo, Lazio e Molise e i partner del progetto Life Arctos, stanno contrastando qualsiasi alimentazione artificiale di questi animali, che possa indurli a un comportamento diverso da quello abituale -  continua Rocco del WWF Italia - In nessun caso in questi anni si è registrato un simile comportamento aggressivo degli orsi nei riguardi dell’uomo, anche in contesti ambientali diversi o in prossimità di centri abitati. E’ vero invece che in molti casi gli orsi sono stati circondati o rincorsi dalla gente curiosa che voleva fotografarli e filmarli».
«Ci viene da chiederci come mai simili dichiarazioni vengano fatte proprio oggi, pochi giorni dopo i primi incontri tematici tra i partner del progetto Life Arctos e gli allevatori abruzzesi di ovini, caprini e bovini, per definire insieme quali possano essere le migliori strategie per facilitare la convivenza dell’uomo con i grandi predatori che popolano l’Italia».

17/11/2011 7.13