Cinghiali, imprenditori agricoli da tre anni senza risarcimenti

Alessandro Biancardi

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PESCARA. La situazione è insostenibile e Coldiretti Pescara protesta

I cinghiali proliferano distruggendo campi e raccolti ma di risarcimenti non si vede neanche l’ombra.

Si riassume così l’annoso e insostenibile problema lamentato dalla Coldiretti Pescara in seguito ad una assemblea che, svolta a Penne alla presenza del direttore regionale Simone Ciampoli, ha coinvolto un folto gruppo di imprenditori agricoli stanchi di sopportare una situazione antica ma ancora irrisolta.

Oltre a lamentarsi per il proliferare indiscriminato di una specie che causa danni ingenti alle coltivazioni e non solo, gli agricoltori hanno espresso una forte preoccupazione per il mancato pagamento dei danni accertati che, per le annualità 2008 e 2009, ammontano ad oltre 300mila euro.

«I pagamenti dei danni sono fermi al 2007 ma ancora non conosciamo le percentuali di riparto tra le province delle risorse finanziarie assegnate per gli anni 2008, 2009 e il 2010», spiega il direttore Ciampoli. «Bisogna agire subito e con determinazione perché bisogna mettere i produttori nelle condizioni di svolgere il proprio lavoro in tranquillità e sicurezza. Siamo stanchi di ascoltare le solite promesse che, passato il momento di massima contestazione vengono lasciate nel dimenticatoio».

Ma oltre al ritardo dei pagamenti, la Coldiretti rimarca il persistere delle problematiche legate al proliferare di una specie che, pur causando indubbi danni a campi, cose e persone, viene inserita dalla legge 10/2004 tra le specie di elevato interesse scientifico.

In alcune zone il danno raggiunge anche il cento per cento della produzione.

Le profonde fessure provocate  dai cinghiali creano rischi notevoli per le lavorazioni da effettuare e per l’incolumità dei produttori. «Vengono distrutti mesi di lavoro e l’agricoltura è messa a dura prova da una specie protetta anche dalla legge», sottolinea il direttore, «i cinghiali aumentano e distruggono tutto, le produzioni diminuiscono, gli imprenditori sono demotivati. La situazione è allarmante. Il problema è biologico, ecologico e sociale».

Un problema antico che, però, per l’organizzazione professionale, può essere risolto «con volontà e senso di responsabilità da parte delle istituzioni, a partire dalle Province, dalla Regione ma anche dai Comuni stessi interessati al problema».

In particolare, la Coldiretti chiede l’approvazione di un regolamento regionale per la gestione dei cinghiali che uniformi gli indirizzi per l’elaborazione dei piani provinciali, il prolungamento del periodo di caccia del cinghiale e degli altri ungulati, la possibilità di attuare in tutti i mesi i piani di controllo selettivi delle Province per migliorare la gestione del piano zootecnico, l’aggiornamento delle percentuali di riparto dell’indennizzo e, in riferimento al mancato pagamento, l’assicurazione che lo stesso avvenga entro l’anno solare in cui il danno è avvenuto in modo da poter fronteggiare così il problema almeno dal punto di vista economico.  

Nel caso le richieste della Coldiretti fossero disattese anche questa volta, e non si trovasse soluzione entro tempi plausibili, l’organizzazione annuncia battaglia.

«Coinvolgeremo i sindaci di tutti i comuni interessati per una protesta diffusa», annuncia Ciampoli, «per i risarcimenti abbiamo già contattato un avvocato. Se non avremo riscontro a breve passeremo alle vie legali».

 

29/07/2010 5.11