Ripascimento: «operazioni milionarie e pochi controlli»

Alessandro Biancardi

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

2172

Ripascimento: «operazioni milionarie e pochi controlli»
PESCARA. Dopo l'inchiesta partita dalla procura di Pescara per verificare eventuali illeciti riguardanti l'utilizzo dei materiali del ripascimento da parte della ditta impegnata nei lavori, il professor Francesco Stoppa, docente di geologia dell'Università D'Annunzio, spiega come sia necessaria per la tutela dell'ambiente l'utilizzo di materiali compatibili con l'ambiente. Scoprire le magagne non è poi così difficile ma pare che in Italia siano rari i controlli a lavori ultimati. E intanto ad Ortona fine settimana tragico con sabbia nera e pesci morti
Non usare materiali prescritti dal capitolato d'appalto non è solo una svista ma potrebbe fruttare un bel guadagno da parte della ditta di turno che opta per altri materiali.
«Il ripascimento», spiega il professor Stoppa, «è una operazione milionaria per tutte le opere che sono necessarie a mantenerlo ma anche, dato l'enorme impatto ambientale, per le prescrizioni di sicurezza e compatibilità: i materiali da utilizzare costano cifre enormemente più alte che per altri usi».
Costi maggiori, quindi, che gravano sulle casse pubbliche.
Ma a volte può succedere «che una grossa parte dei guadagni per chi opera derivi dal non rispettare le prescrizioni -vedi Pescara-», aggiunge Stoppa, « e si decida di ripascere con un sedimento qualsiasi invece che rispettare le norme di compatibilità di igiene ambientale. Spesso in Italia i controlli a posteriori sono trascurati e questo offre, specie in un campo tecnico e lucroso come questo, molte scappatoie».
Ma come dimostrare che il sedimento non è compatibile?
«Per farlo», aggiunge il professore, «occorrono studi complessi. Gli unici sedimenti veramente compatibili con quelli di una spiaggia possono solo essere prelevati da un'altra spiaggia, ma questo ovviamente non è consentito. Trovare giacimenti di sabbia marina prelevabili», assicura Stoppa, «senza violare le leggi nazionali e del buon senso o provocare un disastro ambientale, è veramente difficile».



 




DOMENICA DIFFICILE A LIDO RICCIO

«Ad Ortona la fanghiglia maleodorante - da sostanza organica
decomposta- del nostro porto mista a sabbia, la depositano per "ripascere" le spiagge del Lido Riccio, tra i bagnanti interdetti che corrono dietro i loro bambini cercando di evitare che si bagnino in quel liquido
melmoso così poco rassicurante». Una domenica non proprio all'insegna delle spiagge pulite quella che disegna Fabrizia Arduini del coordinamento Tutela della Costa teatina.
In questi giorni si vede proprio di tutto: animali marini morti per asfissia lungo il raggio di azione della draga, ricoperti da sabbia e fango riversati violentemente da una pompa. «Questo è un paesaggio che abbiamo pagato con i nostri soldi», sottolinea Arduini, «e che alla prime mareggiate come da copione lascerà altro fango intrappolato tra gli scogli». 


DRAMMA ALLA FOCE DEL FIUME PESCARA

Le recenti analisi dell'Arta presso la foce del fiume Pescara ed il fosso Vallelunga sembrano confermare l'enorme danno ambientale.
Infatti, nei tratti
dove sono stati posizionati i cosiddetti pennelli (perpendicolari alla spiaggia) sono stati rilevati aumenti massimi "inspiegabili" di coliformi e streptococchi fecali.
«Come anticipato dai nostri studi», spiega il coordinamento dei Verdi, «le barriere a mare impediscono la libera circolazione e dispersione dei coliformi e streptococchi fecali che ristagnano nelle vicinanze di queste opere frangiflutti. Conseguenza diretta è l'aumento dei parametri sopra al limite di legge (limite già elevato di per sè) e quindi l'inevitabile divieto di balneazione».

14/05/2007 11.09