Trifuoggi: «malaffare dilagante: prima si rubava per il partito, ora per sé»

Alessandro Biancardi

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Trifuoggi: «malaffare dilagante: prima si rubava per il partito, ora per sé»
PARLA IL PROCURATORE DELLA REPUBBLICA DI PESCARA. Negli occhi sembra di intravedere quella passione che dice di avere per il suo lavoro; a sentirlo parlare sembra di ascoltare la voce delle persone comuni che provano sulla loro pelle tutte le contraddizioni del nostro ordinamento e dell'insofferenza di una classe politica che non rappresenta più la gente. Ma Nicola Trifuoggi, non è precisamente "l'uomo della strada", a Pescara è la Giustizia; procuratore della Repubblica dal 2003 è a capo di 12 uomini che hanno ingaggiato una dura battaglia contro il malaffare sempre più dilagante nella nostra regione.  
Il capo della procura non parla della criminalità comune ma dell'«imbarbarimento del mondo politico sempre più corrotto» e sempre più «contiguo al mondo dell'economia» e «pronto a tutto».
Ieri nella cornice molto intima della sede di via Ravenna dell'Ugl, Trifuoggi ha "chiacchierato tra amici", davanti ad un caffè, nell'ambito dell'iniziativa organizzata dal sindacato "Lavoro e non solo... un caffè da noi", iniziativa voluta dal responsabile regionale Geremia Mancini «per conoscere meglio i personaggi influenti della nostra regione e dar modo loro di sciogliersi e aprirsi».
E l'iniziativa sembra aver avuto successo se un uomo tutto d'un pezzo, come notoriamente viene considerato il procuratore della Repubblica, è riuscito a tracciare un quadro preciso di come l'Abruzzo sia cambiato, e non certo in meglio.
La parola "Fira", tuttavia, non è stata pronunciata nemmeno una volta, in compenso si è parlato molto del caso Montesilvano e degli "appetiti particolari" sulla sanità.

40 ANNI NELLA MAGISTRATURA

Nicola Trifuoggi è nato nel 1942 ad Avellino e si è laureato in giurisprudenza all'università di Napoli nel 1965.
È magistrato dal 1967, dunque, quest'anno festeggia i suoi primi quarant'anni di lotta contro il crimine.
Ha svolto funzioni di sostituto procuratore della Repubblica di Genova ai tempi in cui era presieduta dal magistrato poi assassinato Francesco Coco. E' stato pretore di Recco (provincia di Genova), Pescara e procuratore della Repubblica di Chieti, poi dell'Aquila e poi ancora procuratore distrettuale antimafia per l'Abruzzo.
Dal 1976 vive a Pescara.
«Quest'anno festeggio i quarant'anni di magistratura e c'è chi mi chiede quando andrò in pensione. Io rispondo che continuerò a lavorare fino a quando avrò la passione per questa professione, fino a quando riuscirò a farlo con entusiasmo. Dopo lascerò il posto ai giovani».
Trifuoggi ha poi raccontato della prima indagine importante affidatagli "dal caso" poichè in procura a Genova il 26 marzo 1971 era di turno.
Quel giorno alcuni membri del gruppo XXII ottobre (gruppo terroristico che anticipò le Brigate Rosse) tentarono una rapina di autofinanziamento all'istituto case popolari di Genova. Nonostante i rapinatori fossero armati un fattorino dell'istituto, Alessandro Floris, tentò di bloccarne la fuga, rimanendo ucciso dai colpi esplosi da uno di loro. La presenza casuale di un foto amatore permise di fissare alcuni immagini della rapina e dell'omicidio, consentendo alle forze dell'ordine di catturare i responsabili.
«In quell'occasione siamo stati fortunati per la presenza del fotografo che riprese le varie fasi dell'omicidio Floris. Ma da quel momento la mia vita cambiò. E così mi sono ritrovato molto giovane a vivere con la scorta... vi assicuro un fastidio ed una responsabilità non di poco conto».
Poi guardando alla sua destra la gigantografia dei magistrati Falcone e Borsellino nella famosa fotografia ha detto: «di solito noi magistrati siamo contrari alla scorta perché chi vuole la nostra morte è pronto a tutto. Così la scorta significa solo morti in più. Così come è successo a loro. Eppure i miei erano gli anni di piombo. Molti ricorderanno il rapimento del collega magistrato Mario Sossi che lavorava nella stessa procura e poi l'uccisione nel 1976 del procuratore Francesco Coco. In quel periodo tutta la mia famiglia girava con la scorta: mia moglie al supermercato aveva sempre dietro le spalle un carabiniere, mia figlia andava a scuola scortata dai carabinieri, una pattuglia era sempre sotto casa e più di una volta li ho invitati a cena o a prendere un caffè ma loro, ligi alle consegne, hanno sempre rifiutato».
Trifuoggi ha poi raccontato come per esigenze familiari avesse deciso di trasferirsi nel 1976 a Pescara, una «città un po' più tranquilla e più vicina» ai suoi genitori che vivevano ancora ad Avellino.
Conosce il territorio regionale, dunque, molto bene per averla vista con i suoi occhi cambiare nei trent'anni decisivi del boom economico della proliferazione edilizia.
«Vedete, si parla molto di Abruzzo e criminalità, ma non credo per esempio a quella statistica che parla della nostra regione con un alto rischio usura.
Quella è una statistica contestabile perché fatta con dati eterogenei e con i cosiddetti "fattori di rischio" che possono solo far presumere un certo scenario. Certo è che l'Abruzzo può ancora vantare l'assenza di una criminalità organizzata... certo, c'è chi sta peggio ma c'è anche chi sta molto meglio di noi. Bisogna, dunque, tenere la guardia alta e gli occhi bene aperti perché il pericolo è sempre in agguato. Questa terra è comunque appetibile soprattutto per il riciclaggio. Così un modo sicuro, facile e popolare per riciclare soldi è quello di costruire supermercati... e nella nostra regione come vedete ce ne sono proprio tanti».

IL MALAFFARE "TECNOLOGICO"

Immancabile la domanda su come sia cambiata la nostra regione da Mani pulite ad oggi.
«I corrotti oggi sono più abili, hanno più mezzi a loro disposizione, c'è la tecnologia e così per noi diventa ancora più difficile non solo riuscire a ricostruire gli atti di corruzione ma anche, per esempio, seguire il flusso di denaro che si perde spesso in molteplici rivoli e nei cosiddetti paradisi fiscali (riferimento ai conti dell'ex presidente della Fira, Masciarelli, ndc). È indubbio che c'è stata una perdita di valori all'interno della politica. Ma la cosa peggiore è che questi valori non sono stati sostituiti da altri, magari diversi.
Hanno lasciato semplicemente un vuoto», ha sottolineato il procuratore, «e così c'è stato un progressivo imbarbarimento della politica che non è più la politica delle idee. La corruzione diffusissima all'epoca di mani pulite aveva l'obiettivo di rubare per il partito, oggi, ognuno lavora per sè. A questo stato di cose molto ha contribuito la crisi e l'immobilità dei partiti politici, la legge elettorale che ha spogliato gli elettori dalla possibilità di scegliere il proprio candidato. Ma la colpa è anche nostra che magari non ci diamo da fare abbastanza». E così può anche succedere, sostiene Trifuoggi, «che persone oneste decidono di impegnarsi in politica ma di trovare tali e tanti ostacoli proprio all'interno dei diversi partiti fino a desistere e lasciare campo libero all'oligarchia dei dirigenti di partiti. Così molte delle forze migliori e genuine vengono scoraggiate e tagliate fuori».

Ma lei è di destra o di sinistra?
«Guardi, quando colpiamo quelli di destra ci accusano di essere di sinistra, e quando colpiamo quelli di sinistra ci accusano di essere di destra. Per fortuna riusciamo ancora a fare bene il nostro lavoro in piena autonomia. Una sola volta hanno tentato di interferire con il nostro lavoro. E' successo tanto tempo fa. Ricevetti una telefonata di una persona molto nota che accennava ad una certa inchiesta e ad un certo imprenditore. In quel caso fui fermo e risposi per le rime e quell'uomo non telefonò più. Da allora non ci hanno più provato. Non è che sono uno bravo o mediocre... sono uno che lavora e cerca di farlo bene».

PASTORE PROTESTANTE

Poi il procuratore ha parlato dei fatti più recenti come la nota polemica sulla querela del senatore Andrea Pastore che si è recato l'altro giorno in procura a depositare il suo atto d'accusa contro il sindaco di Pescara.
«Al senatore ho detto che è una persona molto coraggiosa perché nelle carte che ci ha consegnato c'è anche il testo del suo discorso che iniziano con una frase del tipo "quando c'era il centrodestra al Comune la procura era molto attenta, e adesso che c'è il centrosinistra sembra essersi distratta". Così nonostante una certa sfiducia nei nostri confronti è venuto comunque a chiederci di far luce. Io l'ho rassicurato con una bestialità geometrica: "ci muoveremo a 361 gradi, può stare tranquillo"gli ho detto».

LE TANGENTI DI MONTESILVANO REPUBBLICA ANARCHICA SENZA REGOLE

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E sul caso Montesilvano sono emerse tutte le difficoltà di una procura impegnata non solo a cercare di capire le intricate maglie del malaffare e della corruzione fra politica ed imprenditoria ma soprattutto sono emerse le difficoltà nel reperire prove inoppugnabili dei reati, capaci di incastrare gli autori.
«Per fortuna, nonostante ogni giorno si parli di intercettazione sui giornali e alla tv ci sono ancora persone "molto intelligenti" che parlano al telefono... e grazie a Dio!».
Non sono mancati nemmeno giudizi impietosi sulla cittadina adriatica definita «una repubblica anarchica dove le regole non sono mai esistite».
Ha anche ammesso che probabilmente la Squadra mobile, con l'inchiesta Ciclone, è arrivata molto in ritardo, ma l'operazione è scattata non appena ci sono state le prove per poter sostenere un processo per corruzione.
«Prima avevamo ricevuto segnalazioni, denunce, conoscevamo le voci ma noi abbiamo bisogno di prove».
«Montesilvano è sempre stato un comune contro corrente», ha insistito Trifuoggi. «Ricordo già alla fine degli anni '70 in diversi indagini su abusi edilizi piombavamo in Comune e ci siamo accorti come le regole non esistessero, esattamente come i faldoni di documenti che non c'erano mai. Come è stato possibile?» «L'ultima inchiesta di sicuro è una grande sconfitta per la democrazia e per il cittadino ma anche per lo Stato perché significa che tutti i controlli preventivi non sono serviti». Anche le recenti leggi secondo il procuratore, «non hanno fatto altro che rendere sempre più labili e spesso vani i controlli preventivi sugli atti e sulla gestione degli enti pubblici. così quando interveniamo noi, purtroppo, non è per curare ma per dare, semmai, botte in testa». E grazie a queste nuove dinamiche che «il malaffare è sempre più diffuso e per una corruzione che sveliamo ed individuiamo altre 10.000 ci sfuggono, mentre 9.000 potrebbero essere impedite se funzionassero i controlli preventivi».
Sempre in tema di corruzione politica Trifuoggi ha promesso «su questo argomento temo che interverremo abbastanza presto nuovamente».
Qualcuno dal pubblico poi gli fa notare come in certe liste per le prossime amministrative di Montesilvano vi siano "i soliti noti"
riconducibili alla vecchia giunta o a persone ancora indagate per tangenti e corruzione.
Su questo argomento il procuratore portandosi un mano alla bocca ha fatto il gesto di tapparsela per non parlare, pur volendo dire molto...

LA SANITA': CHE FAME

Da Montesilvano alla sanità il passo è stato breve.
«E' noto ormai che in Abruzzo l'84% del bilancio regionale viene assorbito dalle spese della sanità. Direi, però, che viene assorbito molto male».
Inevitabile anche il riferimento all'ultima uscita pubblica, quella durante il convegno di oncologi a Montesilvano, nel quale lo stesso procuratore si è lasciato andare ad «esternazioni non premeditate».
«Vedete, io sono andato lì perché mi hanno invitato e non potevo dire di no, e credevo di dare solo un breve saluto e augurare un buon lavoro. Invece, prima di me sono stato costretto a sentire delle bestialità enormi sulla gestione della sanità. E' stato detto che il deficit della sanità è dovuto ai troppi ricoverati che ci sono nella nostra regione e ai medici che prescrivono troppi farmaci.
A quel punto non ci ho visto più e non ho potuto fare a meno di contestare queste affermazioni assolutamente false. Così non è affatto vero che ci siano 250 ricoverati per 1000 abitanti, ma è vero che ci sono 250 ricoveri per 1000 abitanti che è cosa ben diversa. Solo in questo modo si spiega il paradosso di avere più pazienti per letto in certe cliniche.
Allora io mi chiedo: se noi siamo riusciti a capire che i soldi pubblici sono andati a finanziare il privato attraverso un meccanismo tutt'altro che corretto, come ha fatto la regione a non accorgersene, visto che i dati che abbiamo noi ce li ha forniti proprio la Regione?» Il problema starebbe proprio lì, «in quegli uffici, non ci sono imbecilli né gente distratta. Credo sia il caso di iniziare a considerare la sanità non come un affare ma come un servizio. Un servizio che deve funzionare bene. Invece, sembra che alcune volte si faccia di tutto affinché la sanità pubblica non funzioni, per avvantaggiare chi?»


LE 400 DELIBERE DI CORDONE AFFIDATE ALLA PROCURA

Trifuoggi ha poi chiarito il ruolo della procura nella nota vicenda delle 400 delibere firmate dall'ex manager della Asl di Pescara, Angelo Cordone, prima di essere trasferito in Lombardia. Qualche giorno fa il nuovo manager, Antonio Balestrino, ha presentato una denuncia per cautelare l'ente.
Ma lo stesso procuratore ha ribadito come quello della procura non può che essere un lavoro puntuale solo su eventuali ipotesi di reato e non certo su un controllo amministrativo che probabilmente doveva essere effettuato da altri enti.
«Se dovessero sorgere eventuali ipotesi di reato inizieranno le indagini su quei casi determinati. Il resto non ci interessa».

IL CAPITOLO TRISTE DELL'INFORMAZIONE

In questo scenario di perdita dei valori, del concetto di legalità e di malaffare diffuso della politica, si avverte sempre più l'impotenza delle istituzioni (come quelle giudiziarie «intralciate dalle varie leggi sull'indulto, le prescrizioni che vanificano il nostro lavoro») ed un ruolo ancora più importante lo assumono la giustizia e l'informazione.
«E' in questi momenti che i cittadini devono pretendere una giustizia indipendente e un'informazione indipendente, perché solo così si può avere la consapevolezza piena della realtà in cui viviamo e magari contrastare questo stato di cose».
Ma il procuratore sul tema informazione in Abruzzo non dice di più anche se lascia intendere tutto il suo sconforto per «certe commistioni» e «certe distrazioni» di taluni giornali e taluni giornalisti.
Solo pochi mesi fa lo stesso Trifuoggi nella famosa conferenza stampa che spiegava gli arresti Fira espresse parole di sdegno sulle contiguità tra
il principale indagato, Giancarlo Masciarelli, e l'allora direttore del Centro, grazie al quale alcuni articoli di cronaca venivano concordati e addolciti nel taglio.
L'Ordine dei giornalisti ha poi sospeso per sei mesi l'ex direttore, andato nel frattempo in pensione.
Le indagini continuano e l'uomo della strada aspetta.

Alessandro Biancardi 28/04/2007 9.20