Un ospedale in Costa D’Avorio grazie a medici abruzzesi

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. Ad Anyama, in Costa d’Avorio, per la prima volta i bambini nascono in ospedale, tra quattro solide mura, e non più in antigieniche capanne o, alla peggio, in mezzo a strade sterrate. Ad Anyama, le donne cominciano a conoscere il significato del parto assistito, delle cure più semplici, della prevenzione. Quei camici bianchi evocano ora solo protezione. C’è ancora molta strada da fare per abbattere la diffidenza di chi, da sempre, è abituato a contare solo sulle proprie forze e sulla volontà del destino.

ABRUZZO. Ad Anyama, in Costa d'Avorio, per la prima volta i bambini nascono in ospedale, tra quattro solide mura, e non più in antigieniche capanne o, alla peggio, in mezzo a strade sterrate. Ad Anyama, le donne cominciano a conoscere il significato del parto assistito, delle cure più semplici, della prevenzione. Quei camici bianchi evocano ora solo protezione. C'è ancora molta strada da fare per abbattere la diffidenza di chi, da sempre, è abituato a contare solo sulle proprie forze e sulla volontà del destino.

Ma per i medici abruzzesi di “Progetto Afrique” quell'ospedale, sorto in mezzo alla sabbia, è un sogno che si realizza.
Ci lavorano dal 2001, sull'idea, e domani, sabato 21 aprile, la piccola comunità ivorese assisterà all'inaugurazione ufficiale della struttura sanitaria. Anyama è un centro che conta 300.000 abitanti e dista una ventina di chilometri da Abijan, capitale economica della Costa d'Avorio.
E' una realtà in continua crescita, ma che risente ancora oggi della guerra civile, iniziata nel 1999, che ha impoverito lo Stato. Lì manca di tutto, anche il minimo per sopravvivere.
L'indisponibilità di un semplice antibiotico è causa di morte, una emorragia da parto è causa di morte.
La speranza di vita per quelle popolazioni è di appena 48 anni. Quando il professor Gaspare Carta (ordinario di Ostetricia e ginecologia presso l'Università degli studi dell'Aquila e direttore del reparto di Ginecologia dell'ospedale di Avezzano) e il dottor Pietro Iovenitti (anche lui, al tempo, sanitario ad Avezzano) hanno deciso di portare un po' di luce in quella parte dell'Africa, c'era tutto da fare. Scegliere un sito, fare il progetto, realizzare di sana pianta l'edificio, dotarlo di macchinari e personale medico, formare professionalità in loco.
Sorretti dall'appoggio delle Piccole suore della carità di don Orione, da tempo attive nella zona nell'assistenza di malati, handicappati e bambini di strada, i due promotori hanno cercato appoggi, trovandoli nella Regione e nella Provincia dell'Aquila, nella Fondazione Carispaq, in alcuni Comuni ed in molti altri volenterosi italiani ed anche stranieri.
L'ospedale ad indirizzo ostetrico-ginecologico che ne è venuto fuori è costato strutturalmente “quanto un appartamento in centro” (circa due miliardi delle vecchie lire).
E' dotato di una sala travaglio, una sala parto, due sale operatorie, un'isola neonatale e 40 posti letto, un centro poliambulatoriale (oculistico, internistico ed odontoiatrico), un reparto per i malati di Aids, altra piaga del territorio, di una radiologia e di un laboratorio analisi. Di fatto, facendo assistenza tout-court, l'ospedale ha preso ad operare qualche mese fa. In poche settimane ha già garantito circa 200 consultazioni, 30 parti e diversi interventi chirurgici.
Alcuni medici aquilani, tra i quali lo stesso Pietro Iovenitti e Franco Pizzirani, hanno letteralmente mollato la loro occupazione in Abruzzo per trasferirsi con il loro bagaglio di esperienze e competenze ad Anyama. Un'opera, comunque, non solo sociale, ma anche didattica. Ed in questo ambito, sarà decisivo il contributo del rettore dell'Università dell'Aquila, Ferdinando Di Orio, che con slancio ha aderito all'iniziativa, e che ha promesso di interessarsi personalmente per l'istituzione di una Scuola per la formazione di personale paramedico locale. Domani, a rappresentare l'ateneo aquilano ci sarà il professor Carta. Ma ci saranno anche il ministro della Sanità ivorese e le maggiori autorità del Paese. E' questo uno dei progetti umanitari nell'Africa sud sahariana che vede coinvolta la Regione ed in prima persona il presidente del Comitato per la cooperazione internazionale, Gianni Melilla, e l'assessore regionale al Bilancio, Giovanni D'Amico. Nel 2006 l'amministrazione ha concesso un contributo di 50.000,00 euro.
«Quello della salute materna - ha motivato Melilla - è un problema molto avvertito in Africa. Si pensi che muore una donna ogni minuto per cause legate alla gravidanza o al parto. Facendo i conti, muoiono 1.400 donne ogni giorno; 500.000 l'anno. Mentre in Europa e Nord America muore una donna ogni 3.700 per questi problemi, in Africa il rapporto è di una ogni 16. Mezzo milione all'anno i bambini orfani, metà dei quali muoiono prima del secondo anno di età. E ancora. Nel Mondo, il 62 per cento delle donne partorisce con assistenza, il Italia il 99 per cento, in Africa solo il 30 per cento. Grazie alla sensibilità del presidente della Regione, Ottaviano Del Turco - aggiunge Melilla - siamo stati vicini alle missionarie di don Orione e lo saremo anche nelle due prossime annualità. Non escludo, in estate, una mia visita all'ospedale di Anyama».

20/04/2007 12.54