«Abruzzo, la mafia c’è ma non si vede e a due passi c'è il degrado politico»

Alessandro Biancardi

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SPECIALE. PESCARA. Elezioni, legalità, criminalità e contrasto alla criminalità. E poi ancora inchiesta Ciclone e Fira, Abruzzo e Italia intera. Nell'incontro- dibattito organizzato ieri pomeriggio da Rifondazione Comunista a cui ha partecipato Francesco Forgione, presidente della commissione parlamentare antimafia- il tema della criminalità è stato toccato a 360gradi. Dalla mafia "visibile" sotto gli occhi di tutti, a quella ben nascosta e silenziosa che ormai «non spara e uccide quasi più» ma che si annida nel sistema di una politica «corrotta e asservita». Due esempi poco edificanti per l'Abruzzo quello dell'inchiesta Ciclone e lo scandalo Fira, che secondo Forgione «rappresentano il caso più eclatante del degrado politico» che alimenta attività illecite più o meno consapevolmente.  IL CODICE DI AUTOREGOLAMENTAZIONE:NIENTE CANDIDATI RINVIATI A GIUDIZIO - PIERO GRASSO A PESCARA - USURA: CRESCE IL RISCHIO - USURA: ABRUZZO SOPRA LA MEDIA NAZIONALE - TAGLIATI I FONDI

SPECIALE. PESCARA. Elezioni, legalità, criminalità e contrasto alla criminalità. E poi ancora inchiesta Ciclone e Fira, Abruzzo e Italia intera. Nell'incontro- dibattito organizzato ieri pomeriggio da Rifondazione Comunista a cui ha partecipato Francesco Forgione, presidente della commissione parlamentare antimafia- il tema della criminalità è stato toccato a 360gradi.
Dalla mafia "visibile" sotto gli occhi di tutti, a quella ben nascosta e silenziosa che ormai «non spara e uccide quasi più» ma che si annida nel sistema di una politica «corrotta e asservita». Due esempi poco edificanti per l'Abruzzo quello dell'inchiesta Ciclone e lo scandalo Fira, che secondo Forgione «rappresentano il caso più eclatante del degrado politico» che alimenta attività illecite più o meno consapevolmente.

 IL CODICE DI AUTOREGOLAMENTAZIONE:NIENTE CANDIDATI RINVIATI A GIUDIZIO - PIERO GRASSO A PESCARA - USURA: CRESCE IL RISCHIO - USURA: ABRUZZO SOPRA LA MEDIA NAZIONALE - TAGLIATI I FONDI


ESISTE LA MAFIA IN ABRUZZO?

«La mafia in Abruzzo è presente ma è un fenomeno che non dobbiamo sovradimensionare o sminuire. Solo riconoscere e combattere».
Francesco Forgione, presidente della Commissione parlamentare antimafia è stato chiaro: «l'Abruzzo non è la Sicilia, nè la Campania, nè la Calabria. Ma è anche vero che è una terra di transito per il traffico della droga, per alcuni capitali che vengono reinvestiti in questa regione nell'economia legale, pulita».
I livelli allarmanti nella regione, ha spiegato, «riguardano fenomeni socialmente gravi come quello dell'usura, rispetto al quale bisogna intervenire con politiche sociali ma anche sapendo cos'è la politica del credito in questa regione. Si trovano qui, com'è noto, alcuni latitanti che sono stati arrestati proprio nei giorni scorsi. E se ci sono i latitanti si deve anche saper intuire che intorno a loro si alimenta un giro d'affari che si muove e che investe tutto il territorio».
«Non c'e' una situazione di insediamento criminale, ma è noto che in questa regione c'è l'attenzione
anche di alcuni esponenti della Camorra e della Sacra Corona Unita».
L'unico modo per fermare il fenomeno, in Abruzzo così come in tutto il resto d'Italia («non esiste una regione in cui la mafia non sia presente»), è «una politica sensibile perchè qui c'è il tessuto sociale, economico, democratico per bloccare questi fenomeni nascenti, ma - ha concluso - non bisogna sottovalutare il problema che esiste e non devono farlo nè la politica, nè la magistratura di questa regione».
Nell'ultimo rapporto semestrale del 2006 Pescara si colloca al primo posto su 60 province per l'allarme malavita e usura.

«LE MAFIE HANNO APPROFITTATO DI QUESTA REGIONE»

«Le Mafie hanno approfittato dell'Abruzzo», ha spiegato Peppino Di Lello, ex magistrato oggi senatore in quota Rc. «Questa è una regione lontana dai riflettori ed "ideale" per riciclare ingenti quantità di denaro sporco».
Secondo Di Lello la presenza della criminalità è evidente anche a colpo d'occhio e si rifugia, per esempio, dietro «negozi fittizi, sempre vuoti eppure aperti frutto di riciclaggio e reinserimento del denaro illecito ma su cui non c'è troppa attenzione».
A latitare, in regione, anche le denunce da parte dei giornali «che non parlano di questo fenomeno e non ne parleranno mai».
E anche questa volta, quindi, non è mancato l'accenno e la critica alla informazione locale, tema trattato come sempre con una certa rassegnazione, atteggiamento stridente in un contesto nel quale si invita a denunciare.

MAFIA E POLITICA

«La politica ha bisogno di una riforma radicale. La politica deve fare un passo avanti e denunciare, selezionare alla base le persone da presentare agli elettori».
Perché, Forgione lo assicura, «nelle città di mafia si sa chi è il boss: è una identità riconosciuta e rispettata così come si sa chi è il maresciallo o chi è il medico. E non basta l'accusa di un pm per eliminare dalla scena quei soggetti. I partiti si devono impegnare a non garantire la loro elezione».
E a chi gli fa notare che l'Italia si professa garantista il presidente assicura: «una persona indagata e non condannata che fa un passo indietro può contribuire a rendere limpido il proprio partito».
Forgione, ha invitato così i segretari dei partiti a far proprio il codice di autoregolamentazione per le candidature approvato dalla Commissione all'unanimità: «è necessario applicare quel codice per bonificare la politica da ogni forma di collusione e di inquinamento con la criminalità organizzata e con i fenomeni corruttivi.
Del resto - ha osservato - i Consigli comunali e provinciali sono i due enti locali che possono essere sciolti per inquinamento mafioso. In Italia - ha ricordato Forgione - abbiamo avuto ben 174 Comuni sciolti, alcuni più volte e addirittura nel napoletano quattro volte in dieci anni.
Ma la politica abruzzese di mafia proprio non ne vuole sentir parlare.
«Cinque anni fa», ha ricordato Gabriella Stramaccioni della direzione nazionale di Libera, l'associazione che si batte contro le mafie, «alcuni cittadini e commercianti abruzzesi ci invitarono a far passare la nostra carovana dell'antimafia anche da questa regione».
E se da un lato la popolazione cercava di accendere i riflettori su un problema che si sentiva presente «enti locali e regioni ci hanno additato come quelli che stavano cercando di infangare il territorio».
«La mafia non è più solo un problema del sud o della Sicilia», ha ribadito Stramaccioni. «E' importante parlarne e denunciare non solo alle forze d polizia ma a quella che si può definire "antimafia". Non ci serve l'esercito», ha continuato, « per arginare il problema ma forze di intelligence per stanare i colletti bianchi, per svelare quello che c'è veramente dietro».

MAFIA E ECONOMIA

«La mancanza di sangue», ha sottolineato Forgione, «non vuol dire che non c'è pericolo perché Cosa Nostra da molti anni ha scelto il mutismo delle armi. La potenza economica è la vera forza delle mafie che registrano un fatturato di 100 mila milioni di euro all'anno, il secondo dopo la Fiat».
E chi pensa che l'economia "viziata" sia solo quella meridionale si sbaglia: «tutte le regioni ne sono interessate. Quando ad esempio si compie un arresto di un mafioso di Locri le attività che si andranno a sequestrare saranno sparse su tutto il territorio, e sicuramente anche al Nord».
Usura e racket sono poi i due fenomeni più frequenti che investono direttamente il mondo economico delle città: «sono un fruttuoso metodo di ripulitura del denaro sporco». E al problema si somma la difficoltà di raccogliere le denunce dei diretti interessati: «c'è troppa paura e omertà», assicura il presidente. «Dovremmo avere almeno dalla nostra parte Confindustria che decide di battersi e invece tace e finisce così per diventare essa stessa responsabile». Impossibile poi istruire processi senza le testimonianze: «A Palermo nell'ultimo anno ci sono state solo 5 denunce, e pensare che in città il 90% dei commercianti viene ricattato. In Calabria l'80%»

IL CASO MONTESILVANO E L'ISOLA FELICE

«La corruzione è l'altra faccia della debolezza politica», così Forgione ha spiegato lo stretto rapporto tra criminalità mafiosa e sistema politico.
Sulle vicende giudiziarie di Montesilvano, però, il presidente della Commissione antimafia ha sottolineato: «quel Comune non è assimilabile a tanti Comuni sciolti per mafia della Sicilia o della Campania. Il fenomeno c'è ma non bisogna sovradimensionarlo. Di sicuro», ha ribadito Forgione, «dobbiamo smettere di pensare all'Abruzzo come “Isola Felice” e dobbiamo dirlo senza che la politica si infastidisca».
L'ex consigliere di minoranza di Rifondazione Comunista Cristian Odoardi (oggi candidato sindaco) chiede che il Comune di Montesilvano si costituisca parte civile contro gli amministratori che saranno rinviati a giudizio «perché è indubbio il danno che hanno creato alla comunità».
«Montesilvano potrebbe essere il simbolo di una rinascita», ha continuato Odoardi, «ma è necessario che chi è indagato resti fuori dai giochi politici».
Questa sembra oggi un'utopia: «ancora adesso personaggi esponenti del centro destra, finiti in galera per l'inchiesta Ciclone, hanno il coraggio di presentare le loro liste civiche alle amministrative. E sono quelle stesse persone che uscite di galera hanno organizzato manifestazioni natalizie e si sono recate in piazza dove molti cittadini si sono precipitati a stringere loro le mani. Purtroppo questa», ha insistito Odoardi, «è una città che dimentica in fretta e che troppe volte ha fatto finta di non vedere».
Per mostrare al presidente Forgione le dinamiche della politica cittadina Odoardi ha rispolverato qualche vecchio aneddoto: «alle scorse amministrative un candidato ha inviato a casa di tutti gli elettori una lettera in cui chiedeva apertamente il voto e spiegava che quella lettera sarebbe stata un "lasciapassare" da mostrare all'ingresso del Comune e avere libero accesso ai suoi uffici per qualsiasi evenienza. Questa stessa persona», ricorda Odoardi, «è stata eletta, è diventato presidente del consiglio comunale e si presenterà anche alle prossime elezioni».
Ma la politica finora non ha mostrato alcuna volontà netta di rompere con il passato e pulirsi veramente le mani.

MAFIA E CEMENTO


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«La forza economica», ha sottolineato Forgione, «dà la forza di contrattazione alla mafia che riesce così a ingenerare rapporti dinamici e drogati con lo sviluppo».
Il caso più eclatante, ha sottolineato il presidente della commissione è quello del cemento armato. «E' un meccanismo classico e molto semplice che in una mossa sola permette di ottenere il controllo del territorio, il consenso, distribuire lavoro e intraprendere legami con la politica. La politica poi porge sul piatto d'argento le sanatorie delle grandi speculazioni: si fa finta di non sapere e al tempo stesso si usano i condoni per ottenere consensi di potere».
«Montesilvano», ha ricordato Odoardi, «è stato l'esempio di una crescita edilizia enorme. Il piano regolatore del 2001 segnava i parametri di crescita spalmati su dieci anni. Nel secondo anno già l'80% delle costruzioni era stata realizzato».
L'esponente di Rifondazione ha poi sottolineato le incognite di un fenomeno tutto montesilvanese : «esistono in città centinaia di appartamenti chiusi, già venduti, comprati da persone che non hanno intenzione di viverci. Domani probabilmente si rivenderanno a prezzi bassi e svaluteranno tutto il territorio».
Quegli immobili sono stati acquistati con soldi puliti?
Montesilvano così descritta appare come una città «deturpata e accompagnata sempre dallo slogan "Montesilvano cresce". Sarebbe stato meglio pensare ad un sano sviluppo perché adesso ci ritroviamo con un bambino di cinque anni che pesa ottanta chili e non ha nessuna possibilità di muoversi. Ben altra cosa è, appunto, lo sviluppo».

IL CASO FIRA TRA POLITICA ED ECONOMIA

Il caso Fira è per Forgione «l'esempio lampante del degrado della politica regionale».
A ridisegnare il quadro d'insieme è stato ieri Gianluca Primavera, consigliere di amministrazione della Finanziaria che ha subito sottolineato come «dell'inchiesta che ha travolto l'agenzia regionale non ha mai parlato un tg nazionale».
La Fira, ha ricordato Primavera, «era una società nata per dare sviluppo economico alla regione, creata per sostenere le imprese. Ad un certo punto», continua il consigliere, «ha cominciato ad occuparsi di altro e Masciarelli è entrato di soppiatto non avendone i requisiti grazie al sostegno della politica».
Per ironia della sorte proprio mentre gli indagati tornavano in libertà negli uffici arrivavano le parcelle salate dei tanti consulenti esterni di cui la finanziaria si serviva.
«Somme spropositate», ha assicurato Primavera. E i danni si riverseranno sulla Regione per un buon decennio: «le imprese non hanno beneficiato degli aiuti e la legge 16 ha impegnato ormai la Regione ad un mutuo decennale ingessando ogni possibilità di far crescere le imprese del territorio». Lo scioglimento è possibile? «Si può arrivare allo scioglimento», ha spiegato Primavera, «per decisione dell'86% del capitale così come stabilito da una clausola dell'ultima ora».
Ed anche questo, è stato ricordato, non è stato un fatto ordito da poche “teste calde” ma da un gruppo molto più esteso di persone che occupano posizioni rilevanti all'interno dei partiti che sapevano e lasciavano fare.
Tutti hanno augurato un buon lavoro alla magistratura affinchè possa portare alla luce quanto ancora con difficoltà non si riesce a scoprire.

MAFIA E RIFIUTI

«Dovremmo saper cogliere le denunce del Wwf», ha sottolineato Forgione, «delle discariche a cielo aperto. Andare ad indagare se si tratta di semplici rifiuti o di materiali tossici perché è lì che si annida un'altra delle attività più remunerative della criminalità organizzata».
Il presidente della Commissione ha poi illustrato un esempio su tutti, quello della Campania, che nonostante abbia un commissario ad acta non riesce a far fronte all'emergenza rifiuti: «La mafia è quella che istiga la gente comune, che fa scattare i disordini sociali, che obbliga i Comuni a prendere provvedimenti in tutta fretta prima che le Asl certifichino epidemie e che di fatto si ritrova ad aggiudicarsi appalti per i lavori di smaltimento».

MAFIA E SANITA'

La sanità è il principale punto del bilancio di una Regione ed è sicuramente la voce più appetibile, in alcune regioni anche per l'indotto occupazionale e il consenso popolare.
«La mafia», ha sostenuto Forgione, «è quella che fa degradare la sanità pubblica per elevare la sanità privata. Si salda così il rapporto tra politica e imprenditoria mafiosa e questa non è una battaglia che si vincerà nelle aule giudiziarie. E' una battaglia che deve essere stanata dalla politica stessa sempre più clientelare e asservita».
Un esempio calzante di una «mentalità imperante» soprattutto al centro sud d'Italia: «se mi rompo un braccio in Lombardia», ha detto Forgione, «mi domando "dove devo andare a farmi curare?" Se me lo rompo in Abruzzo penso "da chi devo andare?". In questa differenza del "dove" e del "da chi" c'è tutta la mentalità del clientelismo, una vera e propria mafia come mediazione sociale».

Alessandra Lotti 14/04/2007 11.20