Industria, generale ripresa ma l’Abruzzo resta in affanno

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. L’indagine semestrale sull’industria abruzzese nel corso del 2006 ha evidenziato uno «stato relativamente buono» per l’economia regionale, una ripresa che va attribuita all’apporto dei settori tradizionali, anche se «l’Abruzzo è ancora una regione in affanno». E’ quanto è emerso dalla stessa indagine, la ventesima di Confindustria Abruzzo, illustrata ieri dal presidente Calogero Marrollo. Presenti anche l’assessore regionale al bilancio, Giovanni D’Amico, il presidente di Ance Abruzzo, Giorgio Strever, il direttore di Confindustria Giuseppe D’Amico, l’economista Pino Mauro e Giuseppe Scarsella, in rappresentanza della Banca delle Marche, sponsor dell’iniziativa.
GENERALE MIGLIORAMENTO

Conferme del generale miglioramento del quadro economico sono riscontrabili nel mercato del lavoro, dove si è registrata una diminuzione del tasso di disoccupazione e della cassa integrazione (-23%) e nelle esportazioni, che sono aumentate del 4,2%.
Complessivamente, nell'ultimo semestre del 2006, la percentuale dell'andamento produttivo è stata del +1,1%, segnando un rallentamento rispetto al semestre precedente.

LE CRISI PERENNI

A fronte di segnali positivi, non si attenuano diffusi segnali di sofferenza, come il prolungarsi di situazioni di crisi in alcune aree della regione.
Il tasso di disoccupazione nel 2006 si è attestato al 6,5% (5,9% a Chieti, 5,8% all'Aquila, 8,1% a Pescara e 6,5% a Teramo), un leggero miglioramento rispetto al periodo precedente, anche se pesano situazioni come l'invecchiamento della forza lavoro e la quota ancora troppo alta del lavoro sommerso, che in Abruzzo ha uno degli indici più alti d'Italia.
Alla ripresa hanno contribuito, più che i settori avanzati, che hanno subito un rallentamento nelle esportazioni, quelli tradizionali, come il metalmeccanico, il chimico farmaceutico, l'elettronico, l'alimentazione e il legno.

BENE COSTRUZIONI E ABBIGLIAMENTO

Sono andati bene anche i settori dell'abbigliamento e i materiali da costruzione, stabili la ceramica, il vetro e la carta. Meno significativo è stato il contributo dell'edilizia, che ha pagato gli effetti di una caduta del comparto pubblico, e del comparto dei servizi.
In Abruzzo gli investimenti in costruzioni rappresentano circa l'11% del Pil con un fatturato che supera i 2,5 miliardi di euro l'anno. Gli investimenti sono aumentati fino al 2005, mentre si registra una diminuzione dei bandi di gara superiori al milione di euro.

CHIETI DAL PRIMO ALL'ULTIMO POSTO

Tra le singole province, Chieti passa dal migliore risultato del semestre precedente al peggiore, concorrendo al contenimento dell'andamento medio regionale. Per il rallentamento della produzione industriale nella provincia teatina è stata determinante la fase stazionaria dell'industria metalmeccanica, anche se il calo produttivo appare più come un riallineamento ai livelli di un sistema solido e ben strutturato che sono propri dell'industria chietina.
Pescara conferma i buoni risultati del semestre precedente, consolidando un trend positivo che si protrae da oltre un anno con un aumento del regime produttivo (+ 3,1%) e del fatturato (+5,1%). Trend positivo anche per la provincia di Teramo, che si conferma come la parte del sistema industriale più dinamica in Abruzzo. La produzione è aumentata del 5,2%, risultati positivi anche per quanto riguarda ordinativi e fatturato.
Non riesce a tenere il passo con le altre la provincia dell'Aquila, che anche a fronte di fasi congiunturali favorevoli, non riesce a consolidare i miglioramenti. Nella provincia aquilana, dunque, l'industria ha fatto registrare un tono “dimesso”, anche se si consolidano altri settori importanti oltre a quello chimico-farmaceutico.

LA QUESTIONE IRAP

Nella relazione il Centro Studi di Confindustria ha anche inserito un'analisi degli effetti prodotti, sulle imprese abruzzesi, della maggiorazione dell'aliquota Irap introdotta dal governo regionale per risanare il sistema sanitario.
«Una questione necessaria» secondo l'assessore D'Amico, «uno strumento che andrà a penalizzare le imprese e il sistema produttivo regionale» per Marrollo, che ieri ha auspicato un «serrato confronto politico in materia di politiche di sviluppo regionale e di politiche industriali con la Giunta, affinché – ha affermato il presidente di Confindustria – si ricerchino tutte le soluzioni necessarie, di contenimento e razionalizzazione della spesa, richieste per fronteggiare l'emergenza sanitaria abruzzese».
Confindustria ha rimarcato la gravità dell'aumento dell'aliquota Irap, che secondo l'associazione degli industriali viene valutata in un +4,31%, e che si tradurrà «in un carico aggiuntivo sul costo del lavoro a parità di retribuzione lorda, oltre ad andare a penalizzare una regione già svantaggiata per le ricorrenti e diffuse situazioni di difficoltà economica».
Marrollo ha poi annunciato un incontro, che si terrà il 23 aprile nell'ambito del Patto per la competitività e lo sviluppo, tra Confindustria e i parlamentari abruzzesi di tutte le forze politiche, con lo scopo di discutere sui problemi regionali che possono trovare soluzione e supporto a livello nazionale.

Mara Iovannone 04/04/2007 7.52