Sanità: tutte le preoccupazioni di una regione che stenta a voltare pagina

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. Un clima incandescente da Prima Repubblica. La storia si ripete e non sembra in questi giorni di vedere cambi di rotta nella vita amministrativa della Regione. Come sempre quando si è costretti a mettere le mani sulla Sanità e a modificare gli equilibri c’è una “sollevazione popolare” che da sempre è fenomeno raro in Abruzzo. Sta succedendo ancora proprio con il piano di riordino che oggi sarà approvato in consiglio regionale. LA LUNGA GIORNATA DI IERI

SPACCATURA IN COMMISSIONE

Il piano di riordino è stato approvato in commissione con il voto contrario di Prci, Pdci e del consigliere Alfonso Mascitelli (Idv), e il voto contrario di tutta l'opposizione.
Segnale di come perlomeno gli interessi e le linee guida del piano non siano largamente condivise.
«In particolare - ha detto Di Stefano - alcuni emendamenti ci lasciano sconcertati. C'e' quello che riguarda l'aziendalizzazione e la creazione, quindi, delle due aziende ospedaliere di L'Aquila e Chieti. Tutto questo però non trova concretezza nella conseguente rivisitazione del piano. Si tratta di una pezza a colori su un provvedimento che presenta numerose lacune. Un altro emendamento - ha aggiunto Di Stefano - si riferisce alla rete ospedaliera con numeri completamente difformi rispetto a quelli contenuti nella relazione dell'Agenzia sanitaria regionale. A questo punto, visto che i consiglieri di maggioranza hanno modificato quei dati, possiamo
pensare che l'Agenzia abbia espletato male il suo compito e per questo motivo chiediamo le dimissioni di Di Stanislao. La ciliegina sulla torta - ha aggiunto ancora Di Stefano - è rappresentata da un documento con il quale si riconoscono alcune realtà locali di significativo valore. All'elenco, stilato sempre dall'Agenzia sanitaria, sono stati aggiunti a penna degli appunti. A questo punto potrei mettere in una busta chiusa i nomi di chi deve essere premiato».
Ma i Ds si dicono pienamente soddisfatti.
«L'approvazione del Piano di Riordino della rete ospedaliera in V Commissione Consiliare, è motivo di grande soddisfazione per l'intero Gruppo consiliare DS che ritiene di aver svolto un ruolo importante per consentire la stesura di un testo che, per la quasi totalità, è condiviso da tutta la maggioranza di centro-sinistra. Un risultato da non sottovalutare, che in meno di due anni consentirà alla Regione Abruzzo di rientrare in una condizione di legalità, dopo tanti tentativi falliti nel corso della precedente legislatura», ha detto Di Matteo.


LA PRESSIONE DEGLI INTERESSI DELLA SANITA' PRIVATA

Nelle scorse settimane è stato aspro il braccio di ferro tra la Regione e gli esponenti delle cliniche private che si dicono penalizzati per il taglio dei posti letto (e dunque delle laute entrate di soldi pubblici).
Un braccio di ferro fatto alla luce del sole di minacce e diffide che sottende uno scenario in ombra e sommerso, sconosciuto all'opinione pubblica.
Così da alcune settimane i lavoratori delle cliniche stanno protestando perché dal nuovo piano di riordino potrebbero trovarsi in esubero ed il loro posto di lavoro ritenuto a rischio. Mai come in questo caso, tuttavia, appare perfetta la sintonia tra datore di lavoro e dipendenti.


ACERBO:«BASTA CON IL SISTEMA DI POTERE DELLE CLINICHE PRIVATE»


La cosa ha fatto letteralmente sbottare il deputato Maurizio Acerbo (Rc) che ha contestato la doppiezza dei sindacati e la strumentalizzazione di certi argomenti per “aizzare” i lavoratori.
«Non posso che esprimere il massimo sostegno alla battaglia che i compagni del mio partito, e in particolare il segretario regionale Marco Gelmini, stanno portando avanti nel confronto con le altre forze dell'Unione», ha detto Acerbo. «Quello della manifestazione dei lavoratori per sostenere le ragioni dei loro datori è un vecchio rito abruzzese che ha stufato. La politica non può cedere per l'ennesima volta a questo ricatto fondato sulla falsità e sulla strumentalizzazione dei lavoratori. Le segreterie regionali di Cgil, Cisl e Uil credo che debbano fare chiarezza su un fenomeno che si ripete puntuale come un orologio ogni volta che in Regione si discute di sanità. Il sistema di potere delle cliniche private che ha contribuito non poco al deficit sanitario abruzzese si è sempre retto su cordate politiche trasversali compiacenti e sull'uso dei lavoratori come massa di manovra».
«Noi di Rifondazione», ha continuato Acerbo, «abbiamo proposto norme concrete per il riassorbimento di eventuali esuberi viste le carenze delle piante organiche nella sanità pubblica. Ci aspettiamo che i sindacati – quelli veri – ci sostengano nella battaglia in consiglio regionale dove sono molti gli amici di certe cliniche private che contano anche su qualche potente (ex?)dipendente».
Dunque nulla di nuovo sotto il sole ma il solito delicatissimo gioco di equilibri fatto di spartizione per territorio o campo di interesse per ogni consigliere così come denunciato ieri anche dal centrodestra.
La cosa, però, appare ulteriormente grave al momento proprio perché in Abruzzo vi sono in corso inchieste molto dure che stanno mettendo in luce una serie di pericolosissime commistioni tra potere politico ed economico, a cui la sanità non è immune.
Anzi l'inchiesta più grande che rischia, in teoria di far saltare molti equilibri, è proprio quella legata alla sanità. La Procura di Pescara sta indagando ad ampio raggio risalendo negli anni e potrebbero saltare fuori non pochi colpi di scena.
Si è giocato probabilmente con il fuoco nel momento in cui si è iniziato a far girare il “gioco” della cartolarizzazione mentre nello stesso tempo, forse (lo chiariranno le inchieste) continuavano ad esistere parallelamente metodi consolidati di scambi e favori dietro il paravento della sanità.
Gli effetti dei bilanci sbilanciati e della sanità snaturata potrebbero costituire prova inconfutabile di come si è speso allegramente e con troppa leggerezza negli ultimi anni (tanto per citare il sindaco Luciano d'Alfonso).
Così, dopo «lo scandalo Fira», ha concluso Acerbo, «risulta stucchevole che ci sia ancora chi minaccia esuberi. Inoltre un quadro di maggiori controlli sulle cliniche probabilmente le costringerebbe ad assumere altro personale. Non si può manifestare contro i ticket e l'aumento della tassazione e poi far finta di non vedere che le cliniche usano i lavoratori in una maniera che disonora da troppo tempo il movimento sindacale. I sindacati devono decidere se rappresentare Angelini&Angelucci o i pensionati che vedono l'aumento delle aliquote pesare sul loro magro reddito».

INTRECCI, DUBBI E PRESUNTE ASSUNZIONI INOPPORTUNE

Proseguono da due anni le indagini sulla Fira che ha fatto luce su un modo di agire ed una metodologia, una filosofia di corruzione a volte sopraffina, a volte grossolana.
Si è già detto in passato della forte spinta del mondo politico per cercare di sapere e conoscere i temi delle indagini ed i risultati raggiunti dagli inquirenti, delle pressioni ad altissimi livelli. Grandi manovre silenziose che tentano l'intentabile.
In questo pauroso intreccio da giorni sta circolando la voce di una assunzione che sta facendo discutere.
Si tratterebbe di una assunzione a tempo indeterminato (vista la grande precarietà non il caso più frequente) con un contratto da impiegato amministrativo (categoria C1) ad una persona che prima di qualche settimana fa lavorava nell'attività commerciale di famiglia.
La cosa che ha suscitato qualche dubbio è che tale nuovo assunto, non solo, svolgerà le sue mansioni in una clinica privata già a diverso titolo coinvolta in una delle tante inchieste degli ultimi anni ma sarebbe legato da stretto vincolo di parentela a due magistrati. Uno di questi sarebbe parte attiva nell'inchiesta che vedrebbe il datore di lavoro-imprenditore della sanità non del tutto estraneo.
Le voci stanno girando da giorni negli ambienti sanitari e stanno creando malumori non tanto per la paga (1500 euro mensili più 200 euro di rimborso spese) quanto per il sospetto di un ipotetico conflitto di interessi o di una scelta giudicata inopportuna. La paura vera per moltissimi cittadini è che si possa interferire in qualche modo con le indagini in corso.

28/03/2007 10.13