Abruzzo, e la "Vertenza infanzia" dove la mettiamo?

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. Trovarsi nell’obbligo imprescindibile di andare a lavorare e non sapere a chi affidare il proprio figlioletto. Affidarsi alle strutture pubbliche (che sono sempre poche, mai sufficienti e don scarse possibilità di poterci realmente contare) o ad una struttura privata che spesso costa molto? Quello dei nidi è di sicuro un problema molto sentito soprattutto dalle giovani coppie (quelle che spesso sono precarie e dunque non possono disporre di stipendi sicuri ed alti) eppure lo Stato non gli da una grossa mano.

ABRUZZO. Trovarsi nell'obbligo imprescindibile di andare a lavorare e non sapere a chi affidare il proprio figlioletto. Affidarsi alle strutture pubbliche (che sono sempre poche, mai sufficienti e don scarse possibilità di poterci realmente contare) o ad una struttura privata che spesso costa molto?
Quello dei nidi è di sicuro un problema molto sentito soprattutto dalle giovani coppie (quelle che spesso sono precarie e dunque non possono disporre di stipendi sicuri ed alti) eppure lo Stato non gli da una grossa mano.

In Abruzzo poi la situazione rasenta l'indecenza.
L'impegno espresso nella nostra regione sulle politiche di welfare dovrebbero consentire di facilitare l'espressione di diritti di cittadinanza riconoscibili e tutelabili.
«Su questo punto », dicono alla Cgil Abruzzo, «nutriamo forti dubbi sull'abilità di governare dei nostri amministratori regionali; le cause di esclusione e la cattiva gestione si stanno rafforzando sempre più nelle province e nei comuni. La legge regioanle 328/2000 infatti introduce una riorganizzazione territoriale operata con esplicite riforme che spostano le responsabilità regolative ad attori istituzionali che, troppo spesso, ricorrono ad espedienti negativi quali: esternalizzazioni, privatizzazioni, individualizzazione degli interventi, aspetti questi che hanno reso più complesso il panorama degli attori in gioco, il quale a sua volta ha comportato una ridefinizione dei processi di decisione politica e una differenziazione di “nuovi modelli di governance”».
La Cgil sta sostenendo da mesi un programma di impegni sui diritti dei bambini e sugli investimenti che il paese e la Regione dovrebbe assumere nei progetti politici come scelte prioritarie. Il programma si chiama “Vertenza per l'infanzia” e «richiede un impegno per un “patto per l'infanzia” che assuma, all'interno delle politiche sociali, un ruolo fondamentale».
Per questo secondo la Cgil occorre «dare priorità effettiva alle politiche per l'infanzia in termini di utilizzo di risorse, attivazione di progetti tendenti all'aumento di nidi e di servizi pubblici ed attività rivolte alle bambine ed ai bambini che prevedano la “reinternalizzazione” di strutture privatizzate; fare un monitoraggio, da parte delle Istituzioni locali rispetto alla effettiva applicazione della legga Regionale 76 del 2001, che è una buona legge, ma che riteniamo sia poco o per nulla attuata».
In quest'ottica però occorre anche contrastare qualsiasi operazione di esternalizzazione di servizi per l'infanzia, ma aprire, al contrario, «un confronto tra enti locali e Sindacato che abbia l'obiettivo di recuperare tutte le risorse disponibili per ottenere un aumento dell'offerta pubblica di strutture e servizi per l'infanzia».
Come ultimo punto il sindacato chiede il recupero di tutte le attività che hanno funzionato (ludoteche, mediateche, attività ludiche ed educative rivolte ai bambini), finanziate dalla 285 all'interno dei piani sociali di ambito.

LA SITUAZIONE NEL RESTO D'ITALIA

Con una media del 7% di nidi, l'Italia risulta essere terzultima in Europa, ma scende all'ultimo posto se si considera la situazione del Mezzogiorno.
Infatti al Sud non si supera la media del 4% e abbiamo livelli minimi inferiori all'1% di posti nido rispetto a un massimo del 18,3% in Regioni come l'Emilia Romagna.
Attualmente la percentuale media dei bambini accolta nei nidi è del 10%, e il Governo Nazionale intende «realizzare un programma d'azione per lo sviluppo del sistema degli asili nido che faccia leva su risorse nazionali, locali e sull'integrazione tra pubblico e privato».
Inoltre l'esperienza dei nidi aziendali, dice sempre il Governo, va ripensata e inserita in un piano generale che, d'intesa con le Regioni e gli Enti Locali, punti in primo luogo ad estendere gli asili nido pubblici, anche utilizzando immobili dello Stato, rivedere i criteri di accesso e le tariffe, rafforzare la professionalità e le competenze degli operatori per rispondere in modo davvero adeguato alla domande della collettività.
Ancora, l'art. 193 della Legge Finanziaria 2007 così recita: ”Il Ministro delle politiche per la famiglia, di concerto con i Ministri della pubblica Istruzione, della Solidarietà Sociale e delle pari opportunità promuove ed attua… un piano straordinario di intervento per lo sviluppo del sistema territoriale dei servizi socio-educativi al quale concorrono gli asili nido, i servizi integrativi ed innovativi al fine di raggiungere entro il 2010 l'obiettivo della copertura territoriale del 33% fissato dal Consiglio Europeo di Lisbona del 23 e 24 Marzo del 2000 e autorizza a tal scopo una spesa di 100 milioni di euro per ciascun degli anni 2007, 2008 e 2009».

27/03/2007 10.21