Eolico: «troppa ignoranza sull'argomento in chi deve decidere»

Alessandro Biancardi

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 VASTO. Regione Molise, Abruzzo, sindaci di Termoli, San Salvo, Vasto e degli altri comuni costieri molisani, si sono detti contrari alla ipotesi di un parco eolico in mare per la produzione di energia pulita da 164 megawatt «con la unica e monotona motivazione», commenta Ivo Menna ex esponente dei Verdi di Vasto e ambientalista convinto, «che una tale opera impattante darebbe un colpo all'economia turistica della zona». Intanto l'ufficio studi di Confartigianato ha infatti calcolato gli effetti delle inefficienze del sistema distributivo dell'energia derivanti dalla scarsa concorrenza. TUTTO SUL PARCO OFF-SHORE NEI PRESSI DI VASTO E L'ENERGIA EOLICA  
 VASTO. Regione Molise, Abruzzo, sindaci di Termoli, San Salvo, Vasto e degli altri comuni costieri molisani, si sono detti contrari alla ipotesi di un parco eolico in mare per la produzione di energia pulita da 164 megawatt «con la unica e monotona motivazione», commenta Ivo Menna ex esponente dei Verdi di Vasto e ambientalista convinto, «che una tale opera impattante darebbe un colpo all'economia turistica della zona».
Intanto l'ufficio studi di Confartigianato ha infatti calcolato gli effetti delle inefficienze del sistema distributivo dell'energia derivanti dalla scarsa concorrenza.


TUTTO SUL PARCO OFF-SHORE NEI PRESSI DI VASTO E L'ENERGIA EOLICA


 

«I politici sono convinti», sostiene Menna, «che il turismo sia la voce economica più importante di reddito per il futuro della popolazione. Una lettura della realtà falsa e distorta che la dice lunga sulla capacità di questi nuovi amministratori di destra di centro e di sinistra dove conoscenza, studio, strategia per il futuro, latitano» .

«LE PROTESTE NON PARTONO DAI CITTADINI»

Secondo Menna «le proteste contro l'eventuale parco eolico marino non partono dalle popolazioni» ma dagli attuali amministratori e da quel ceto politico «da cui ogni giorno i cittadini avvertono la distanza e il crescente disagio».
E la bocciatura al progetto arriverebbe, sostiene l'ex rappresentante dei Verdi «dopo avere permesso per anni l'apertura di discariche pericolose e tossiche in cambio di denaro, la realizzazione di porticcioli turistici con grave impatto ambientale e consumo di risorse ambientali (Fossacesia e ora San Salvo e Montenero di Bisaccia), di centrali turbogas, di residence e cementificazioni sugli arenili, piani regolatori distruttivi, di industrie inquinanti come la Laterite che immette in atmosfera tonnellate di polveri inquinanti e tossiche, e a Termoli la presenza di una multinazionale chimica americana si inventano il turismo come la risposta alla crisi devastante del neoliberismo e del capitalismo».

«SFRONTATEZZA E IGNORANZA»

Sono «sfrontatezza e ignoranza», secondo Menna, i veri rischi per questo progetto. «I politici ci hanno condotto ad una crisi ecologica planetaria, a mutamenti climatici, effetto serra, riscaldamento del pianeta, gli allarmi lanciati sulla desertificazione e la scomparsa di acqua, i grandi esodi ambientali di popolazioni del mondo povero sono argomenti ignorati dalle risoluzioni proposte da queste amministrazioni comunali tra cui Vasto».
Non si può affrontare, secondo l'ex rappresentante dei Verdi «un argomento simile senza conoscenza». «Il futuro delle nostre zone sarà compromesso se non saranno ridotti i gas serra che provocano il mutamento climatico, utilizzando fonti energetiche nuove come il solare o fotovoltaico, le biomasse, l'eolico, le centrali idroelettriche e geotermiche rinnovabili e pulite in un grande piano energetico pubblico, e non lasciandolo alle imprese private che si buttano in questo nuovo mercato (come nel caso in questione della ditta Effeventi)».
E Menna si domanda se il consiglio comunale di Vasto si uniformerà alle decisioni degli altri comuni «senza discutere oppure vorrà aprire una discussione seria sul problema energetico e le fonti rinnovabili pulite».

UN ESEMPIO DI ENERGIA RINNOVABILE

«Continua con successo», secondo la ditta responsabile, «l'attività delle colture dedicate per la produzione di biomassa legnosa ad uso energetico», della Green Engineering S.r.l., da fonti rinnovabili, a Vasto.
«La scommessa ormai vinta», spiega l'azienda, «è iniziata a Cupello (Ch) nell'ottobre del 2005, con la piantumazione sperimentale di alcuni ettari di coltivazioni arboree dedicate per la produzione di biocombustibile sotto forma di biomassa legnosa».
Ad oggi la sperimentazione ha permesso all'azienda di impiantare in questi primi mesi del 2007 un quantitativo di colture tale da assicurare l'approvvigionamento annuo di una Centrale Elettrica da quasi 1 Mw.
Le coltivazioni dedicate da biomassa legnosa, sono state impiantate in diverse zone della Regione Abruzzo e della Regione Molise, in particolare nella provincia di Chieti, Pescara e nel basso Molise.

LA RICERCA: LO SPRECO DI ENERGIA E DI DENARO

L'Ufficio studi di Confartigianato ha infatti calcolato gli effetti delle inefficienze del sistema distributivo dell'energia derivanti dalla scarsa concorrenza.
Per quanto riguarda l'energia, le imprese italiane, oltre ai costi in bolletta, pagano altri oneri a causa della mancata liberalizzazione del mercato dell'energia elettrica e del gas.
Ufficio studi Confartigianato ha scoperto che, nel 2006, gli imprenditori hanno subito interruzioni di energia elettrica per oltre 15 milioni di ore e hanno perso più di 10 milioni di ore per ottenere informazioni dai call center delle aziende di distribuzione di energia.
Risultato: uno spreco di 744 milioni di euro per il totale delle aziende italiane, una cifra pari allo 0,6% del costo del lavoro del settore manifatturiero.
Nel dettaglio, le interruzioni lunghe di energia elettrica sono costate al sistema delle imprese 564 milioni di euro per mancati ricavi a causa della sospensione della produzione.
A questi oneri si sommano i 179,9 milioni di costi relativi al tempo perso al telefono in attesa di informazioni dai call center. Ciascuna telefonata dura in media 7,2 minuti, metà dei quali vengono sprecati alla ricerca dell'operatore in grado di fornire le risposte desiderate. In pratica, le risorse 'bruciate' al telefono da parte delle imprese equivalgono al lavoro di un anno di 5.579 persone.
Ma non basta: per le piccole imprese si aggiunge il contributo ai 366,4 milioni di euro pagati in bolletta per remunerare la 'interrompibilità' programmata di energia di 166 grandi imprese. Quindi, è un po' come se le piccole imprese pagassero due volte le interruzioni di energia elettrica, per loro stesse e per le grandi imprese.

IN ABRUZZO COSA SUCCEDE?

«I dati abruzzesi», ha dichiarato Carmine Di Censo, presidente di Confartigianato Abruzzo, «confermano l'andamento dell'Italia centrale; i dati relativi esprimono chiaramente lo spreco di risorse che, in questo campo, sussiste in Abruzzo per la mancata liberalizzazione del mercato dell'energia elettrica».
Su 131.079 imprese attive, il numero delle interruzioni totali per impresa all'anno è di 10,8; i minuti di interruzione totali all'anno per impresa sono 336,2; il costo del totale delle imprese per telefonate a call center è di 5,4 milioni di €; il costo del totale delle imprese per mancata produzione da interruzione di elettricità è di 31 milioni di €; il costo dei disservizi per il totale delle imprese è di 36,5 milioni di €; infine, il costo dei disservizi per impresa è di 278 euro.
I dati elaborati dimostrano che la scarsa concorrenza nel mercato dell'energia determina pesanti costi extra-bolletta per gli imprenditori. «E' quindi indispensabile», commenta il presidente, «che la completa liberalizzazione del mercato dell'energia, che scatterà dal 1° luglio, sia l'occasione non soltanto per ridurre i prezzi di elettricità e gas che sono i più alti d'Europa, ma anche per migliorare gli standard di qualità del servizio offerto dalle aziende distributrici e per interventi di ammodernamento della rete».

RECORD NEGATIVO AL SUD

Il record negativo dei costi appartiene al Mezzogiorno dove, nel 2006, le imprese hanno pagato per questi disservizi ed inefficienze ben 353,2 milioni. A seguire le imprese settentrionali con 237,5 milioni di oneri e quelle del Centro Italia con 147 milioni.
A livello regionale, la 'maglia nera' appartiene alla Campania dove lo scorso anno gli imprenditori hanno 'bruciato' in black out e attese telefoniche 98,9 milioni di euro.
Al secondo posto vi è la Sicilia, con 91 milioni di euro, seguita dal Lazio con 65,6 milioni, dalla Lombardia con 63,1 milioni e dal Veneto con 57,9 milioni di euro.

23/03/2007 11.00