Abruzzo, rapporto fiumi Wwf: «l’inquinamento non ha mai toccato questi livelli»

Alessandro Biancardi

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Abruzzo, rapporto fiumi Wwf: «l’inquinamento non ha mai toccato questi livelli»
ABRUZZO. Oggi durante una conferenza stampa svoltasi a Pescara il WWF ha presentato un rapporto shock sullo stato delle acque in Italia e in Abruzzo. I dati contenuti indicano una situazione del tutto fuori controllo con una diffusissima presenza di inquinanti pericolosi per la salute e per l’ambiente e un generale lassismo nei confronti delle normative ambientali. Per i fiumi l’associazione ha ulteriormente elaborato i dati appena pubblicati dall’Agenzia Regionale per la Tutela dell’Ambiente e contenuti nello Stato dell’Ambiente in Abruzzo sul livello di inquinamento dei fiumi.
LA SOGLIA DEL NON RITORNO

La situazione è quasi sulla soglia di non ritorno: il 48% dei fiumi risulta avere un inquinamento significativo.
In particolare preoccupa il trend dell'inquinamento, visto che in due anni sono scomparsi completamente i già pochi punti di rilevamento con qualità delle acque “elevato”, con un -5%, che azzera questa categoria. Nello stesso periodo l'indice relativo allo Stato di Qualità Ambientale dei Fiumi ha visto incrementare le situazioni con stato dell'acqua “scadente” o “pessimo” (+14%).

«DRAMMATICO STATO DELLE ACQUE SOTTERRANEE»

Per le acque sotterranee la situazione è drammatica.
«Se allarghiamo l'indagine a tutto il territorio regionale, comprese le aree poco abitate», spiega il Wwf, «ben il 50% dei punti di campionamento delle acque sotterranee è interessato da fenomeni di inquinamento significativi e/o rilevanti. L'Arta ha poi individuato ben 2820 siti che possono potenzialmente costituire fonti di inquinamento. Un'indagine ristretta a 108 punti d'acqua prossimi a questi siti ha evidenziato che ben il 72% ha almeno un parametro fuori legge. Nelle aree pianeggianti e collinari la quasi totalità dei punti di campionamento è del tutto fuori norma con presenza di inquinanti di estrema pericolosità, come Tricloroetilene, Cloroformio, Percloroetilene, Cloruri e Antimonio».

RETI COLABRODO

Per quanto riguarda la dispersione idrica dell'acqua immessa nelle reti, captando sorgenti e, dunque, sottraendo il bene al letto dei fiumi, l'Abruzzo è tra le regioni peggiori in Italia, con un dato complessivo del 58% e punte veramente incredibili del 77% nell'Ambito Territoriale Ottimale Marsicano e del 75% nell'ATO Peligno.

LA BOMBA ECOLOGICA NON RUSSA

La situazione dei siti inquinati da bonificare «è sconcertante», visto che non è stato ancora adottato il Piano Regionale delle Bonifiche.
A questa si aggiunge la scoperta della discarica abusiva di Bussi: «le notizie che stanno filtrando», dicono ancora dal Wwf, «sembrano far emergere una “Porto Marghera” abruzzese per la quantità e la qualità delle sostanza inquinanti. Sui due siti di bonifiche nazionali già individuati, Saline e Alento, siamo molto indietro e da anni il Ministero dell'Ambiente aspetta risposte appropriate dalle autorità locali».

GLI ARGINI DEI FIUMI PREDA DEGLI SCELLERATI

Gli ultimi mesi segnalano una escalation degli attacchi agli ambienti fluviali ripariali, con interi tratti fluviali massacrati da interventi per la cosiddetta “messa in sicurezza” che si tramuta nel radere al suolo totalmente qualsiasi forma di vita. E' il caso del Sagittario, del Tordino e del Vezzola in cui a nulla è valsa la diffusione in Italia delle tecniche di ingegneria naturalistica ed integrata dei fiumi che si sono rivelate ben più efficaci degli interventi appena realizzati sui fiumi abruzzesi degni degli anni '60.
«Quelli che presentiamo oggi», ha detto Augusto De Sanctis, referente acque del Wwf Abruzzo, «sono dati allarmanti e sconfortanti che nel dossier nazionale vengono evidenziati come casi-limite per la loro rilevanza negativa in ambito nazionale. Ci dicono che la priorità per la nostra regione è l'inquinamento e la gestione dell'acqua e non certo le infrastrutture o altri settori, pure importanti. La massiccia diffusione di inquinanti, in una regione peraltro relativamente poco antropizzata, indica una sostanziale assenza di politiche efficaci di prevenzione ed intervento. Preoccupa il fatto che la qualità delle acque stia peggiorando e che l'inquinamento si stia estendendo anche a quelle poche aree montane finora più salvaguardate. I dati che ci angosciano di più sono quelli relativi allo stato delle acque sotterranee», ha detto De Sanctis, «l'acqua che “non si vede” ma che permea tutti i terreni abruzzesi. Ebbene, lì l'elenco degli inquinanti, soprattutto nelle zone di pianura e collina, è impressionante e segna una vera e propria catastrofe ambientale. Le percentuali dei siti inquinanti è pazzesca, soprattutto se poi andiamo a vedere le tipologie di inquinanti. Sostanze nocive, cancerogene, tossiche come il benzene e il benzo(a)pirene. E' il simbolo di una situazione ormai alla deriva la cui rotta può essere modificata solo con un impegno chiaro e deciso degli amministratori».

LA PARTE DELLA POLITICA

«E' necessario», ha detto Fabio De Massis, vicepresidente regionale del Wwf, «che tutti i politici ed amministratori abruzzesi leggano con tutta l'attenzione del caso questo dossier che gli invieremo. Emerge un quadro inquietante. Siamo indietro con la mappatura dei siti inquinati e per molti di quelli individuati non è partita neanche la fase di bonifica. Sulle acque l'Unione Europea ci chiede di portare entro il 2016 i nostri fiumi allo stato “buono” per quanto riguarda la loro qualità. Noi, invece, stiamo progressivamente peggiorando. In una situazione come questa vi sono amministratori locali che stanno chiedendo di rivedere le norme per gli scarichi nelle acque superficiali per avere una sanatoria che riporti indietro i limiti a quelli ante Legge Merli».

21/03/2007 14.28


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