«La sanità pubblica può essere curata se si punta sugli infermieri»

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. Si è conclusa sabato una tre giorni di studio della Federazione Nazionale IPASVI (Istituzione Ordinistica della Professione Infermieristica) svoltasi a Roma, a cui hanno partecipato anche i Presidenti dei Collegi Provinciali d’Abruzzo Luigi Zappacosta, Arduino Giancola, Riccardo D’Ignazio e Nello Cornacchione, insieme ai rappresentanti del mondo della Formazione e della Dirigenza infermieristica.
Tre i punti sui quali lavorare e su cui riflettere anche nella nostra Regione, in un momento in cui si delineano i principi su cui rifondare il nostro Servizio Sanitario Regionale: la riorganizzazione dei luoghi di degenza ospedaliera, la creazione di strutture per l'assistenza domiciliare e la formazione. Non hanno dubbi i rappresentanti dell'IPASVI sul contributo che possono garantire per migliorare in termini di efficienza, efficacia ed appropriatezza le prestazioni sanitarie offerte ai cittadini. Gli infermieri abruzzesi concordano perfettamente col pensiero emerso nel corso della Conferenza programmatica e ne condividono a pieno le conclusioni.
E' proficuo lasciare agli infermieri l'organizzazione dei reparti interni agli ospedali ed è prioritario il fatto che i pazienti vengano assistiti, con prestazioni di qualità in strutture attrezzate, secondo i loro bisogni.
«Da sempre siamo impegnati ad assistere e a dare la nostra collaborazione agli altri professionisti a partire dall'idea, che è un valore, della centralità della persona assistita», afferma Annalisa Silvestro, presidente della Federazione nazionale dei collegi Ipasvi.
«Crediamo - continua - che l'assistenza centrata sulla persona e sui suoi bisogni (assistenza personalizzata) sia più facilmente realizzabile se i pazienti ricoverati in ospedale vengono aggregati secondo la complessità che presentano in termini assistenziali. In questo modo, infatti, gli infermieri e gli operatori che li coadiuvano nell'assistenza possono assistere in maniera più appropriata e pertinente, oltre che personalizzata».
La creazione di una struttura di assistenza infermieristica sul territorio è il secondo punto sul quale bisogna lavorare secondo l'Ipasvi.
In sostanza il paziente che torna a casa dopo una degenza deve poter contare su personale infermieristico che possa assisterlo anche a domicilio. L'infermiere di famiglia potrebbe prendersi carico di questa necessità, «svolgendo direttamente prestazioni a domicilio, educando, informando e addestrando all'autocura i pazienti e le persone loro vicine; orientando le famiglie a un più corretto e facile utilizzo dei servizi sanitari e socio-sanitari messi loro a disposizione; collaborando in maniera integrata, nel rispetto della propria autonomia e responsabilità, con i medici di medicina generale; mantenendo i contatti con le strutture ospedaliere e quelle territoriali, garantendo continuità nell'assistenza».
La formazione, infine, è il terzo punto della ricetta degli infermieri per risollevare la sanità pubblica italiana.
«Abbiamo bisogno di infermieri con alte competenze e con una manutenzione costante delle stesse», spiega Luigi Zappacosta, «abbiamo bisogno di infermieri capaci di gestire direttamente la complessità dell'assistenza territoriale, ossia l'assistenza alle persone con patologie cronico-degenerative; l'assistenza e l'orientamento alle fasce deboli e fragili della popolazione; l'assistenza alle persone che desiderano trascorrere nella loro case gli ultimi mesi di vita. Per tutto questo è necessaria tanta formazione, che sia orientata ai bisogni della committenza, costituita alla fine proprio dai cittadini che, attraverso i finanziamenti erogati dalla Regione al Sistema Universitario, all'interno del quale oggi si formano gli infermieri, si fanno carico dei costi relativi ed hanno diritto, pertanto, ad una assistenza adeguata, erogata da un professionista formato a misura dei bisogni espressi dalla società».
19/03/2007 9.34