Crisi idrica. Srour: «non siamo in emergenza ma dobbiamo attrezzarci»

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. «La crisi idrica potrebbe interessare anche l'Abruzzo, ma, al momento, non c'è bisogno di ricorrere allo Stato. Non siamo nè la Puglia, nè la Sicilia, nè la Sardegna. Considerato il nostro tradizionale ruolo di regione donatrice d'acqua, dovremmo essere gli ultimi, se mai ce ne fosse bisogno, a chiedere lo stato d'emergenza». L'assessore regionale ai Lavori pubblici, preposto al Ciclo idrico integrato, Mimmo Srour, non nasconde i problemi ma, nel contempo, non può che frenare gli allarmismi di gestori ed utenti su possibili chiusure di rubinetti.

ABRUZZO. «La crisi idrica potrebbe interessare anche l'Abruzzo, ma, al momento, non c'è bisogno di ricorrere allo Stato. Non siamo nè la Puglia, nè la Sicilia, nè la Sardegna. Considerato il nostro tradizionale ruolo di regione donatrice d'acqua, dovremmo essere gli ultimi, se mai ce ne fosse bisogno, a chiedere lo stato d'emergenza».
L'assessore regionale ai Lavori pubblici, preposto al Ciclo idrico integrato, Mimmo Srour, non nasconde i problemi ma, nel contempo, non può che frenare gli allarmismi di gestori ed utenti su possibili chiusure di rubinetti.

Srour, dati alla mano, ha voluto illustrare qual è la situazione contingente in Abruzzo in una conferenza stampa, all'Aquila, già programmata da tempo.
Da quando cioè il Presidente del Consiglio, Romano Prodi, ha inviato una circolare a tutte le Regioni invitandole a razionalizzare l'uso dell'acqua ed a stabilire delle priorità.
Annualmente, in Abruzzo, vengono immessi in rete 253.444.270 metri cubi di acqua ma alle utenze ne vengono fatturati solo 105.048.411 con una dispersione idrica del 58 per cento.
Alle perdite fisiche e fisiologiche di rete che coprono circa il 10-25 per cento del totale, vanno infatti ad aggiungersi le cosiddette perdite amministrative che riguardano la mancata fatturazione per edifici ad uso pubblico (uffici della pubblica amministrazione, scuole, impianti sportivi, fontane pubbliche, etc.).
«Siamo tranquilli, dunque, per il momento - ha detto Srour - ma questo non significa non preoccuparci. Anzi. La riforma del sistema idrico rimane uno degli impegni prioritari di questa Giunta. Basti pensare che la ricchezza delle nostre fonti ci consente di immettere in rete quasi il triplo di quanto ci dovrebbe servire. E allora, quali le cause di tali sprechi? E quali i possibili rimedi?».
Per Srour c'è una sola ricetta. Investire di più e presto nel potenziamento infrastrutturale, adeguando la rete ed attivando i quattro potabilizzatori già realizzati ma non ancora in funzione (Vomano, Pescara, Gizio e Trigno), puntare sulla sensibilizzazione dei cittadini-utenti, rivedere le competenze gestionali. I fondi ci sono, anche se quelli relativi al Docup sono stati in serio pericolo. Dall'ultima emergenza idrica di sei anni fa, investimenti ne sono stati fatti pochi.
Degli oltre 30 milioni di euro destinati agli Ato ne sono stati spesi poco più di tre milioni e 600 mila euro (appena il 12,3 per cento).
«Bisogna - ha quindi ribadito Srour - programmare seriamente e razionalmente i lavori da fare affinchè un'ipotetica emergenza estiva non ci trovi impreparati».
Attualmente c'è un gap con la portata media stagionale degli anni precedenti di -1.076 litri al secondo (14,2 per cento).
Nei mesi più caldi si potrebbe aggirare intorno al 25 per cento. Per l'assessore, pertanto, «meglio soluzioni ragionate con effetti a lungo termine che temporanee soluzioni tampone dalla discutibile efficacia».

«REGIONE DALL'ALTO POTENZIALE IDRICO MA… "FACCIAMO ACQUA DA TUTTE LE PARTI"»

«Siamo una regione dall'immenso potenziale idrico - ha ribadito Srour - eppure il nostro sistema distributivo soffre, di carenze strutturali, di deficienze gestionali, di scarsa cultura nell'utilizzo del bene. L'emergenza siccità che di fatto sta interessando, chi più chi meno, tutte le regioni italiane, è un fatto contingente inconfutabile. Ma l'inefficienza della nostra rete - ha aggiunto - è un problema annoso, degenerato col tempo. Ecco perchè questa Giunta sta lavorando su una riforma tout-court del ciclo idrico che dovrebbe portare, in prospettiva, a non dover più soffrire le emergenze che pure, nel contesto di un surriscaldamento del clima, potrebbero essere frequenti».

LA LEGGE DI RIORDINO DEGLI ATO

Per non limitarsi, quindi, a soluzioni tampone, Srour ha ricordato che è in fase di approvazione la legge di riordino del settore che avrà come punti cardine; a)la riduzione degli Ato con l'incorporazione di quello Peligno-Marsicano all'Aquila e di quello Lanciano-Vasto a Chieti (ogni Ato coprirà una popolazione di 300.000 abitanti); b) l'azzeramento dei costi politici sulla tariffa; c) l'istituzione di un'authority terza che vigilerà sull'operato degli Enti.
«La Regione - ha concluso Srour - dovrà riappropriarsi di un proprio ruolo. Se in passato ci fosse stato un qualche tipo di controllo, i quattro potabilizzatori non sarebbero rimasti inutilizzati per ritardi accumulati dalla Sanità nei rilievi sulle acque. Nè una qualche forma di autorità avrebbe consentito agli Enti gestori di essere in più occasioni colpevolmente inadempienti».

10/03/2007 17.15