Le donne abruzzesi e il lavoro che non c'è

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. L’Italia risulta fra i paesi Ue con la minor percentuale di donne al lavoro. La Legge Finanziaria 2007 ha adottato incentivi selettivi diversi tra donne e uomini, che tengono conto della mancanza di parità nelle posizioni di partenza; ha previsto misure a tutela della maternità ed incentivi per l’assunzione delle donne nel Sud e stanziato 300 milioni di euro nel triennio 2007-2009 per una nuova rete di servizi alla prima infanzia. Le azioni positive si estendono pertanto a livello economico, nella logica dell’art. 3 comma 2 della nostra Costituzione e dell’art. 141 comma 4 del Trattato Ue.
Nel 2005, secondo l'Isfol, le lavoratrici hanno guadagnato meno dei colleghi in giacca e cravatta, con un divario attorno ai 3.800 euro annuo.
Senza dimenticare che spesso, dopo avere avuto un figlio, il collocamento risulta anche più difficile.Dati alla mano, il gap tra gli stipendi medi è attorno al 23% per i contratti dipendenti, mentre arriva al 40% tra gli autonomi soprattutto a causa del minor impegno orario delle donne sul lavoro.

LA SITUAZIONE IN ABRUZZO NON SI DISCOSTA DAL TREND NEGATIVO NAZIONALE.

Dalla lettura del proposto Piano Sociale (2007-2009) a cura dell'Assessorato alle politiche sociali e regionali presentato nello scorso mese di Ottobre si evincono dati non esaltanti.

Sono in cerca di occupazione in Abruzzo 14.000 uomini (4,6% della forza lavoro) e 28.000 donne (14,6% della forza lavoro). Le persone che non lavorano, con età da 15 anni in su sono 627.000 di cui 389.000 donne e 238.000 uomini. Dai dati ISTAT si rileva che lavorano 301.000 uomini e che solo 191.000 sono le donne pienamente attive. Il sistema economico “Abruzzo” è retto da poco più di un 1 abruzzese su 3. I posti disponibili negli asili nido, sono solo il 4,1 ogni cento bambini nella fascia dagli 0 ai due anni (le media italiana si attesta sul 7,4%).
Le cose non vanno meglio per le scuole: le scuole materne sono sempre più accentrate, poche sono le istituzioni scolastiche che applicano l'orario prolungato, mentre solo il 10% dei bambini abruzzesi riesce ad essere seguito dai servizi diurni pomeridiani.

«I dati», spiega Rosaria Bucci responsabile donne Cisl Abruzzo, «sono ribaditi dal Documento di Programmazione Economica e Finanziaria della Regione approvato nello scorso mese di dicembre. Nel prendere atto della situazione il documento finanziario dell'ente regionale ci sembra non adotti le strategie idonee per invertire la rotta o modificare il trend negativo in fatto di occupazione e misure positive. L'analisi approfondita ed intrecciata di questi dati conduce alla conclusione che persistono ancora enormi differenze tra uomini e donne in termini di tassi di occupazione, disoccupazione, possibilità di carriera, salario, settori occupazionali che dimostrano che il mercato del lavoro e la società non si sono ancora adattati completamente a queste nuove condizioni».

Il Coordinamento Nazionale Donne CISL nello scorso mese di Luglio in una affollatissima assemblea ha presentato una Piattaforma rivendicativa, un vero e proprio “Patto di genere tra uomini e donne per lo sviluppo” che, raccolte tutte le indicazioni e fattivi suggerimenti provenienti dai territori e dalle categorie, si è tradotto in proposte operative contrattuali che riguardano il livello nazionale, quello concertativo-territoriale e aziendale.

«In conclusione», ha continuato Bucci, «solo una ragnatela progettuale che unisca trasversalmente più piani operativi e più soggetti può dar seguito alle parole del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, quando nel suo discorso di fine anno ha fatto esplicito riferimento alla grande forza morale che anima tante donne e che può divenire fattore essenziale di progresso civile e di crescita dell'economia e della società e sottolineato come in Italia tra le riserve preziose su cui contare ci sia quella così poco valorizzata dei talenti e delle energie femminili».

01/03/2007 11.49