Forum regionale salute mentale:«i centri sono deboli ed hanno armi spuntate»

Alessandro Biancardi

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AVEZZANO. Ha avuto luogo ad Avezzano il forum regionale della salute mentale, nel corso del quale non solo operatori del settore ed istituzioni ma anche pazienti e cittadini si sono confrontati sui problemi e le prospettive della salute mentale nella nostra regione.
«Noi non vogliamo la luna – ha esordito Alessandro Sirolli portavoce del forum Abruzzo prendendo spunto dallo slogan dell'iniziativa – ma cose molto concrete. I centri di salute mentale sono infatti, deboli e non sono messi nelle condizioni di dare risposte ai veri bisogni dei pazienti per favorire una loro concreta inclusione sociale. Per far questo occorre garantire un lavoro e una casa, tanto per cominciare: i pazienti rimasti soli si trovano spesso ad affrontare situazioni critiche con 240 euro di sussidio mensile, senza un progetto di cura individualizzato e spesso costretti negli ospizi anche anticipatamente rispetto alla norma».
Si è poi rilevato che gli operatori dovrebbero essere più presenti nel territorio ed è prioritario potenziare o attivare da zero il servizio di assistenza domiciliare.
Alcuni suicidi avvenuti negli ultimi anni avrebbero potuto essere così evitati.
I manicomi sono stati chiusi ma non sono venute meno logiche manicomiali. «L'elettroschock, in Abruzzo come in altre regioni», si è detto durante il forum, «è ancora una pratica adottata anche se sicuramente non può essere definita terapeutica. Fondamentale è dare la possibilità alle persone, ai familiari, agli utenti di parlare, creare uno spazio dove insieme decidere come migliorare i servizi. Ma gli operatori hanno spesso paura di parlare e denunciare le cattive pratiche che sono costretti ad utilizzare pur disconoscendole, questo è ciò che emerso anche dagli interventi e dal confronto che i cittadini e gli utenti hanno avuto con il presidente della consulta della famiglia di Avezzano, l'assessore alla formazione Benedetto Di Pietro e il referente regionale dell'associazione percorsi».
La deistituzionalizzazione è un percorso ancora molto lungo ma sicuramente questa giornata ha permesso di capire che deve necessariamente passare attraverso gli utenti i familiari e la cittadinanza tutta, avviando un dialogo con le istituzioni e creando degli spazi dove potersi confrontare.
«Molte sono le strade da prendere», ha aggiunto Sirolli, «la più importante delle quali è quella tracciata nel 3° piano Sociale, nel quale la salute mentale entra per la prima volta, superando logiche di specializzazione, verso l'integrazione del settore sociale e di quello sanitario».
La cooperazione sociale di tipo B, ha poi affermato un responsabile di settore della cooperativa Soledaria di L'Aquila, è una risorsa che i dipartimenti di salute mentale devono considerare all'interno del progetto riabilitativo personalizzato, in quanto fonte principale di quel reinserimento lavorativo tanto importante per le persone.

26/02/2007 9.02