Il giornalismo in Abruzzo, il presidente dell’Ordine: «ecco perché va così»

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. «Mi arrendo con onore, e prendo atto che il suo giornale è l'unico in Abruzzo che non ha mai sentito il "dovere morale e deontologico" di pubblicare i ripetuti i miei allarmi». Questo uno stralcio della lettera inviata dall'ex parlamentare Pio Rapagnà al direttore di un noto quotidiano abruzzese, colpevole, secondo il politico, oggi militante nei Radicali, di tenere «un comportamento non corretto sul piano deontologico». «Significa», scrive Rapagnà, «che chi si impegna e dice la verità viene censurato proprio da un giornale che afferma di essere "libero e democratico"».

ABRUZZO. «Mi arrendo con onore, e prendo atto che il suo giornale è l'unico in Abruzzo che non ha mai sentito il "dovere morale e deontologico" di pubblicare i ripetuti i miei allarmi».
Questo uno stralcio della lettera inviata dall'ex parlamentare Pio Rapagnà al direttore di un noto quotidiano abruzzese, colpevole, secondo il politico, oggi militante nei Radicali, di tenere «un comportamento non corretto sul piano deontologico».
«Significa», scrive Rapagnà, «che chi si impegna e dice la verità viene censurato proprio da un giornale che afferma di essere "libero e democratico"».

Tra i comunicati stampa «mai pubblicati», figurerebbero notizie come la richiesta della Commissione antimafia in Abruzzo, avanzata dall'ex parlamentare dopo i grandi scandali che hanno travolto la politica regionale, ma anche iniziative lanciate dal Comitato Città per Vivere, che Rapagnà presiede, «sulla assenza grave e responsabile di sicurezza nella nostre strade regionali, provinciali e comunali» e gli interventi per chiedere che il delitto Masi non venga dimenticato ma risolto al più presto.
Sulla questione è intervenuto anche il presidente dell'ordine dei giornalisti d'Abruzzo, Stefano Pallotta, a cui Rapagnà ha inoltrato negli ultimi mesi tutte le sue email di protesta.

«L'INFORMAZIONE CON SEMPRE MENO SPAZI»

«Si renderà conto», ha risposto il presidente Pallotta, «del progressivo, inarrestabile, restringimento degli spazi informativi:
giornali anoressici per disimpegni editoriali, televisioni che chiudono o falliscono dall'oggi al domani, periodici le cui difficoltà finanziarie li rendono simili a fuochi fatui, informazione, cosiddetta istituzionale, che sembra solo saper fare la cassa di risonanza ad autorefenziali sterili iniziative».
Quindi nessuna censura, secondo l'ordine, ma esclusivamente questioni di mancanza di spazio.
Ci sarebbero, sempre secondo il presidente dell'Ordine, anche «importanti eccezioni», ovvero giornali che di spazio disponibile ne hanno, «ma proprio perché consapevoli di essere eccezioni finiscono per assumere un certo vezzo snobistico che li porta a marginalizzare tutto quello quelli) che, a torto, viene considerato ripetitivo, assillante, invadente e di "scarsa o punto notiziabilità"».
Che questo sia stato anche l'iter del "censurato" Rapagnà?

Quindi quanto avviene non sarebbe da riportare sul piano della libertà della informazione democratica quanto dovuto a carenza oggettiva di spazi e mezzi.
«Quando si restringono gli spazi (o i mezzi) di informazione e deterministico attendersi una limitazione di questo bene fondamentale, per la democrazia, che si chiama informazione. E forse in Abruzzo stiamo assistendo proprio a questo fenomeno».

L'ASSOSTAMPA SOTTO ACCUSA DOPO IL CASO ANTONILLI

Sembrava sopita la polemica sulla morte del collega Paolo Antonilli, morto da precario, dopo una lunga gavetta di 22 anni.
La vicenda è stata ripresa, invece, da Domenico Marcozzi, storico segretario del sindacato abruzzese, che in una lettera manoscritta di più pagine accusa Nicola Di Bonito, segretario in carica dell'Assostampa abruzzese di «indifferenza» rispetto al caso Antonilli.
La lettera, peraltro inviata a decine e decine di colleghi, è stata indirizzata anche al Presidente della FNSI.
«Il segretario Di Bonito», il cui mandato «è scaduto da due anni», scrive Marcozzi, «non ha partecipato alla riunione del Consiglio Nazionale e solo un documento del collega Enrico Ferri, componente veneto della Giunta Esecutiva della Fnsi, ha permesso di far conoscere ai massimi dirigenti della Federazione le ingiustizie subite dal collega Paolo Antonilli, giornalista professionista prematuramente scomparso. Di Bonito si è assentato dal Consiglio nazionale e non si è minimamente curato di avvertire gli altri due componenti abruzzesi che solo successivamente hanno potuto sottoscrivere il documento».
Marcozzi inoltre ricorda di come «per Antonilli il precedente Direttivo dell'Associazione, da me presieduto, è più volte intervenuto in favore del collega, chiedendo all'Azienda per la quale lavorava, almeno un contratto art. 12 come corrispondente da Città S. Angelo e dai comuni limitrofi. Sarebbe stato un primo passo verso la sistemazione definitiva».
Ma secondo il racconto dell'ex segretario, «il direttore e l'amministratore dell'epoca ci fecero solo promesse mai mantenute. Poi Antonilli fu lasciato al suo destino e il Segretario dell'Associazione non si è ricordato di lui neppure dopo la morte così come continua ad ignorare altre situazioni irregolari».

«I GIORNALISTI MINACCIANO DI CANCELLARSI DAL SINDACATO»

E Marcozzi afferma ancora nella sua lettera: «è inutile nascondere che in Abruzzo c'è un clima di forte tensione nella categoria e che molti colleghi ormai stanchi di una situazione insostenibile minacciano di cancellarsi dal sindacato. D'altra parte ormai il direttivo, scaduto ripeto da oltre due anni e mezzo, non ha più alcun potere anche perché uno dei componenti non lo frequenta più da molto tempo ed un altro bene avrebbe fatto a dimettersi, seguendo l'esempio del suo direttore, perché deferito dalla Procura della repubblica di Pescara all'Ordine dei Giornalisti per comportamento poco corretto a favore dell'ex Presidente della Fira indagato e arrestato».
Secondo Marcozzi, «sembra sia giunto il momento di porre fine a questo clima irresponsabile. E' necessario che si torni presto, come vuole la stragrande maggioranza degli iscritti, a una gestione veramente aperta alla partecipazione di tutti. Questa era un tempo l'Associazione Stampa Abruzzese, orgoglio della categoria».

23/02/2007 10.07