Tracciabilità, garanzia per il consumatore, opportunità per le imprese

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. Il concetto di rintracciabilità dei prodotti agroalimentari è comparso per la prima volta nella regolamentazione comunitaria agli inizi degli anni ’90, con il crescere dell’esigenza di garantire ai consumatori la salubrità dei prodotti e l’assenza di rischi per la salute umana. Della tracciabilità della filiera si è parlato ieri in un convegno nella direzione dell’Arssa a Villanova di Cepagatti (PE).
L'art. 18 del Regolamento (CE) n. 178 del 28 gennaio 2002 stabilisce che gli operatori del settore agroalimentare devono essere in grado di individuare i propri fornitori di materie prime e di indicare le imprese alle quali hanno fornito i propri prodotti. A tal fine gli operatori devono disporre di sistemi e procedure di rintracciabilità disposte in tutte le fasi della produzione, della trasformazione e della distribuzione, che consentano di accertare le informazioni a riguardo.

«Ad oggi» ha spiegato il Direttore Generale dell'Arssa Donatantonio dei Falcis «grazie ad un progetto predisposto dall'ARSSA e finanziato dal Ministero delle Politiche Agricole e Alimentari e Forestali, in 5 aziende che operano nel settore ortofrutticolo abruzzese è stato possibile implementare un sistema di rintracciabilità avanzato, che ha consentito alle stesse di rispondere in maniera puntuale alle norme di legge ma soprattutto alle richieste degli operatori della distribuzione ed a garantire nei confronti dei consumatori la salubrità dei propri prodotti».

Il progetto ha interessato gli areali ortofrutticoli più significativi della regione quali il Fucino, la Val di Sangro, il Trigno e la collina litoranea di Chieti.
«Questa iniziativa si inserisce nel più ampio impegno dell'Assessorato all'agricoltura di diffondere, valorizzare e promuovere il concetto di qualità delle produzioni alimentari” ha dichiarato l'Assessore Regionale all'Agricoltura Marco Verticelli “Le aziende devono imparare a intendere la rintracciabilità non come un aggravio burocratico ma come uno strumento di marketing capace di creare valore aggiunto e dare vantaggi competitivi sui mercati nazionali e internazionali».

13/01/2007 9.15