Franco Iezzi: «vi spiego le mie creature: Parco Religioso e il bunker di dati»

Alessandro Biancardi

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Franco Iezzi: «vi spiego le mie creature: Parco Religioso e il bunker di dati»
 L'INTERVISTA. SULMONA. Franco Iezzi, direttore del Nucleo Industriale di Sulmona, uomo dalla creatività fertile, contestato a volte per le sue idee bizzarre e megalomani, ma stimato per la capacità di far parlare del territorio e presentare progetti innovativi. Insomma, un uomo che fa discutere, che con le sue proposte riesce a generare infinite discussioni sulle opportunità, le ricchezze della regione e la necessità di realizzarle. CHE COSA PREVEDE IL MAXI PROGETTO
In queste settimane è tornato a far parlare di sé anche sulla stampa nazionale per il progetto del Parco Religioso, una maxi opera ancora in fase di studio e elaborazione.
PrimaDaNoi.it lo ha intervistato e avuto tutti i particolari anche di un secondo progetto che sarebbe nell'aria. Una Fortification Net, una sorta di maxi bunker per difendere documenti importanti.

La prima domanda è d'obbligo e forse scontata…ma come le è venuta in mente questa idea?
«Questo è un progetto che è scaturito da un'altra mia iniziativa senza precedenti. Dall'anno 2000, a Betlemme, lungo la strada della Mangiatoia, a due passi dalla Chiesa della Natività, milioni di turisti ammirano 2000&beyond. Un monumento voluto fortemente da me… una testimonianza di pace e di tolleranza tra i popoli, l'unico monumento creato appositamente per il Giubileo del 2000».

Posso chiederle che rapporto ha lei con la religione?
«Sì, certo…provengo da una famiglia cattolica…sono un cattolico… ritengo che sia fondamentale la tolleranza tra i popoli. Un principio che ho voluto rappresentare proprio con quell' importante simbolo. Rappresenta la convivenza possibile tra uomini che, se pur con culture e religioni diverse, sono indissolubilmente legati tra loro e tutti proiettati verso il terzo millennio con un forte desiderio di pace e di speranza».

E anche il principio del Parco è questo? Insomma vuole fare in modo che le diverse religioni riescano a convivere?
«No…non esageriamo…già pensano che io sia un megalomane …se dicessi che aspiro anche a questo mi massacrerebbero. Ma l'idea è quella di creare un luogo dove parlare, un modo per incontrare gli altri, il tutto con sullo sfondo la Religione».

A che punto del progetto siamo? Cosa c'è di concreto e cosa bisogna ancora fare?
«Di concreto c'è lo studio di duecento pagine . E di concreto c'è anche il supporto di 5 partner commerciali interessati al progetto: la Blue Klein & Petrus (società di comunicazione, progettazione e produzioni di grandi eventi), Ecosfera che si occupa di studi di fattibilità, Europa Risorse che è uno dei principali property developer italiani, la Forrec, leader mondiale nello sviluppo di progetti di intrattenimento e Mediapolis, società che svolge il ruolo di developer di nuove iniziative tramite un gruppo di società composto da una finanziaria di partecipazione e due società operative. Adesso bisognerà passare agli studi di fattibilità e definire i dettagli dell'opera per il progetto specifico».

Si stimano lavori per una cifra che arriva ad 80 milioni di euro, conferma?
«Nel progetto di massima abbiamo calcolato una spesa che si aggira tra i 50 e gli 80 milioni di euro. Diciamo che gli 80 milioni sarebbe proprio il tetto massimo».

Chi investirà tutti questi soldi? Pensa che si utilizzeranno fondi regionali?
«I soldi pubblici non sono indispensabili, ma diciamo che sicuramente potrebbero essere l'unico vero apporto per lo studio di fattibilità».

E per il resto?
«Le cinque realtà commerciali interessate, ovviamente potrebbero fare il resto...»

Nel progetto del Parco religioso si parla di vari percorsi spirituali, di ricostruzioni meticolose degli ambienti spirituali…vi avvarrete del supporto di qualche scenografo?
«Coinvolgeremo artisti di fama mondiale. Dei Land Artist, specializzati nella creazione di opere d'arte realizzate attraverso interventi sul paesaggio naturale. Sfruttano quello che c'è nel territorio. Ovviamente si farà tutto salvaguardando l'ambiente e trasformando quello che si trova sul posto per creare vere e proprie opere d'arte che rimarranno nel tempo».

Il progetto ha una forte componente acquatica. Ho letto della presenza di cascate, laghetti, ricostruzioni del fiume Giordano, ed alcuni hanno sorriso perché pare che nella zona ci sia proprio una grave carenza idrica E' vero? Come pensate di arginare il problema?
«Questo non è un ostacolo. Anche perché prima di costruire il Parco spirituale daremo vita ad una serie di interventi importanti per il territorio: ci faremo carico dell'incremento dell'assetto idrogeologico, o del completamento della ristrutturazione dell'abazia completa e altro ancora. Ma senza mai essere invasivi, con il solo scopo di migliorare la zona».

Un'altra delle critiche mosse al suo progetto è la mercificazione del Sacro. Mi dica onestamente, non pensa che possa accadere?
«Noi faremo di tutto per impedirlo. Le ripeto, lo scopo principale è quello di creare un luogo importante per incontrarsi….una sorta di Megalò…magari il paragone non è proprio appropriato, ma cerchi di capirmi. Un posto per ritrovarsi insieme, circondati dalla religione, un posto dove negare anche la religione stessa se si vuole, per riflette. Sarebbe il primo e l'unico Parco al mondo di questo genere in tutto il mondo».

Ci vorrebbe un continuo monitoraggio del Parco…
«Sicuramente. Possiamo dire che in Italia ci sono altre realtà religiose che sono diventate con il passare del tempo ben altra cosa. Ma noi abbiamo studiato a fondo il progetto. Non vogliamo che questo posto diventi la fiera del commercio ma allo stesso tempo mi sento di dire che la presenza di un ristorante o di una zona per spettacoli o intrattenimento non può ritenersi un peccato…»

Si dice che l'idea sia stata ispirata da grandi parchi di divertimento come Disnayland…è vero?
«La stampa ha puntato molto su questo paragone. E mi dispiace. Non è assolutamente così».

Si parla di 950 nuovi posti di lavoro? Che posizioni occuperebbero e quale società gestirebbe il tutto?
«Ci sarà un pò di tutto. Lei sa che solo al Megalò ci sono 300 dipendenti? Quindi si immagini in una struttura di queste dimensioni. Le figure professionali saranno variegate, sicuramente anche alcune di alto livello…».

Come verranno selezionate?
«Beh, sicuramente, dato che il progetto verrà gestito dai privati saranno loro a pensare anche a questo aspetto…Non siamo in una realtà pubblica dove servono concorsi o cose del genere»

E lei? Che ruolo ricoprirà?
«No, io nessuno….»

Vuole starne fuori?
«Sì,sì….il mio ruolo è stato quello di idearlo…pensarlo e formularlo. Non voglio andare oltre. Poi toccherà agli altri. Anzi non vedo l'ora di passare il tutto a chi se ne occupi io ho già avuto abbastanza critiche…»

E se le offrissero un posto?
«Ma non so…si vedrà….»

E' vero che ha avuto già un primo parere positivo del Vescovo di Sulmona Giuseppe Di Falco?
«Posso dirle che un parere ufficiale ancora non c'è stato. Ma l'idea del Parco, prima di essere tradotta in un progetto esecutivo, è stata presentata alle autorità religiose romane e all'Opera Romana Pellegrinaggi che ci hanno incoraggiato ad andare avanti. Ma non abbiamo nessun parere scritto, nessun giudizio messo nero su bianco che promuove questo progetto. Magari arriverà in seguito….»

Ma comunque possiamo affermare che l'idea è piaciuta?
«Sì, è piaciuta. Anche perché sennò non l'avremmo portata oltre. E sicuramente l'opera romana, per tornare a quello che dicevamo prima, verificherà attentamente che il progetto non si trasformi in una grande operazione di marketing. In quel caso sarebbero i primi a bocciare l'idea e per noi sarebbe la fine».

E dopo il Parco religioso? Ha qualche altra idea in serbo?
«A dire la verità sì…e potrebbero riguardare il deposito di Monte San Cosimo…»

Me lo spiega?
«L'ho annunciato proprio qualche giorno fa… sulle attività del deposito non si hanno notizie certe nè tanto meno si conosce se nelle sue viscere sia custodito o meno materiale bellico o di altra natura. Si tratta di una struttura militare e quindi è più che naturale che su di esso gravi una esigenza di segretezza. E' però certo che da molti decenni l'area peligna ha messo a disposizione degli interessi nazionali, in particolare quelli della difesa, una vasta area del suo territorio facendo sopportare alla sua popolazione rischi di varia natura. E' quindi giusto che dopo tanti anni, lo Stato “ripaghi“ la nostra comunità riconvertendo l'area a beneficio di attività utili per la ripresa economica del territorio.Ma non basta protestare è necessario fare proposte».

E lei a cosa ha pensato?
«La mia proposta è di realizzare nell'area una FortificationNet».

Sarebbe?
«Si tratta di un tipo di struttura che contiene una “memoria“ , una sorta di mega hard-disk che ha lo scopo di custodire i dati informatici provenienti da enti pubblici e privati di tutto il mondo in modo che essi siano al riparo da qualunque evento naturale come inondazioni, terremoti ma anche da attacchi esterni di qualunque natura».

Questo garantirebbe la loro incolumità…
«Esattamente. Se lei dovesse perdere accidentalmente tutti i dati del suo comupetr probabilmente piangerebbe per qualche ora….ma si immagina il danno irreversibile per uno Stato? Con questo progetto si potrà assicurare la sicurezza fisica, la sicurezza logica, la continuità del business, dei piani di salvataggio, dei piani di recupero e di archiviazione strutturata degli stessi dati».

Non c'è niente del genere in Italia, che lei sappia?
«No, in Italia no. So però che strutture simili, gia costruite in varie parti del mondo, sono state realizzate in aree molto simili a quella di San Cosimo e sono state sempre collocate in bunker scavati all'interno di montagne. Adesso se ne sta costruendo uno anche in Svizzera e probabilmente l'Italia porterà lì tutti i suoi documenti».

E lei pensa che l'area peligna si idonea?
«Assolutamente sì. Le dico che un aspetto particolarmente importante e costituito dal fatto che una FortificationNet deve essere necessariamente accessibile da ogni parte del mondo in tempo reale e questa condizione può essere soddisfatta solo con un collegamento in fibre ottiche di cui l'area peligna non solo è dotata ma anche ben collegata alle dorsali principali che corrono lungo l'autostrada.

E chi pagherebbbe tutto questo?
Il Ministero dello Sviluppo Economico dispone di risorse finanziarie specificatamente destinate a questo tipo di strutture e quindi se le istituzioni locali e regionali facessero propria la proposta potrebbero avanzare una specifica richiesta in tal senso.

Le idee non le mancano vedo…
«No, è vero ma spesso mi criticano proprio per questo…ho tante idee e rischio di perderne qualcuna per strada…»

Alessandra Lotti

20/12/2006 16.00