«No ai termovalorizzatori».L'assessore assicura:«siamo in fase decisionale»

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. Di venerdì la notizia che il ciclo integrato dei rifiuti, verso il quale si sta andando con la proposta di modifica del Piano regionale rifiuti risalente al 2000, prevedrà l'installazione di impianti di termovalorizzazione per la combustione di gran parte dei rifiuti che altrimenti finirebbero in discarica.  ABRUZZO TERRA DI TERMOVALORIZZATORI    LA NOSTRA INCHIESTA SUI RIFIUTI     LA RACCOLTA DIFFERENZIATA IN ABRUZZO    CHE COSA E' UN TERMOVALORIZZATORE

ABRUZZO. Di venerdì la notizia che il ciclo integrato dei rifiuti, verso il quale si sta andando con la proposta di modifica del Piano regionale rifiuti risalente al 2000, prevedrà l'installazione di impianti di termovalorizzazione
per la combustione di gran parte dei rifiuti che altrimenti finirebbero in
discarica.


 ABRUZZO TERRA DI TERMOVALORIZZATORI   


LA NOSTRA INCHIESTA SUI RIFIUTI    


LA RACCOLTA DIFFERENZIATA IN ABRUZZO   


CHE COSA E' UN TERMOVALORIZZATORE


L'Abruzzo, a fronte di una quota di appena il 15 % di raccolta differenziata, (entro il 2003 si sarebbe dovuti arrivare al 30), produce l'85% circa di rifiuti conferiti in discariche. Questi numeri hanno indotto gli amministratori regionali ad affrontare il problema imitando l'esempio delle regioni del nord, dove il ricorso al trattamento termico dei rifiuti si colloca su percentuali pari a circa il 50%
E non è un caso se la stessa Regione Abruzzo, a scanso di ogni equivoco circa l'autorevolezza del soggetto a cui affidare lo studio per la localizzazione di tali impianti, abbia scelto una società della provincia di Bergamo.

RISCHI PER LA SALUTE?

Quello che lo stesso assessore all'ambiente Franco Caramanico, tace ai cittadini abruzzesi è che tale processo non elimina il rifiuto in sé bensì lo trasforma. Secondo il professor Stefano Montanari, direttore scientifico del laboratorio Nanodiagnostics di Modena, «affermare che incenerire i rifiuti significa non ricorrere più alle discariche è un falso, dato che le ceneri vanno smaltite per legge (decreto Ronchi) in discariche per rifiuti tossici speciali di tipo B1. Poiché nel processo d'incenerimento occorre aggiungere all'immondizia calce viva e una rilevante quantità d'acqua, da una tonnellata di rifiuti bruciata escono una tonnellata di fumi, da 280 a 300 kg di ceneri solide, 30 kg di ceneri volanti (la cui tossicità è enorme), 650 kg di acqua sporca (da depurare), e 25 kg di gesso. Il che significa il doppio di quanto si è inteso smaltire, con l'aggravante di avere trasformato il tutto in un prodotto altamente patogenico».
Cosa i termovalorizzatori sono capaci di rilasciare in atmosfera? Senza soffermarci su sostanze comunque altamente cancerogene (diossine, i furani e l'ossido di carbonio), il trattamento avviene a temperature talmente elevate da comportare l'emissione di polveri sottilissime, molte delle quali di dimensioni inferiori al micron (ovvero un millesimo di millimetro). «Malauguratamente – osserva Montanari – non esiste alcun tipo di filtro industriale capace di bloccare il particolato da 2,5 micron o inferiore a questo, ma, dal punto di vista dei calcoli che si fanno in base alle leggi vigenti, questo ha poca importanza: il termovalorizzatore produce pochissimo PM10 (peraltro, la legge sugli inceneritori prescrive ancora la ricerca delle cosiddette polveri totali ed è, perciò, ancora più arretrata), ragion per cui, a norma di legge, l'aria è pulita. Ancora malauguratamente, l'organismo non si cura delle leggi, e delle patologie da polveri sottili, un tempo ignorate ma ora sempre più conosciute, sono in costante aumento (malformazioni fetali, tumori infantili, ecc.)».
Se questo è lo scenario che la Oikos srl omette di descrivere nei suoi elaborati tecnici, verrebbe da chiedersi se sia davvero il caso di mettere a repentaglio la salute umana nonché l'ecologia della "regione verde d'Europa".
Benché tra i criteri posti dalla Regione per l'aggiornamento del Piano rifiuti spicchi quello relativo all'incremento della raccolta differenziata, questo dato è in evidente contraddizione col modus operandi degli inceneritori, i quali per funzionare in maniera ottimale hanno bisogno di materiali ad alta capacità calorifica, ossia plastiche, carta e legno, che potrebbero e dovrebbero essere oggetto di tutt'altro che difficile riciclaggio.
Secondo Gianni Tamino, docente di biologia generale e diritto ambientale all'Università di Padova, «i rifiuti bruciati danno origine a sostanze volatili, che inquinano l'aria, o solide (ceneri e scorie), ben più pericolose dei rifiuti di partenza, che vanno messe in discarica. Anche valori molto bassi in un campo coltivato o in un pascolo, dove le mucche concentrano le diossine, possono rendere pericolosi ortaggi e latte. Questo è già successo in Francia, in Belgio e in altri paesi vicino agli inceneritori».
Un no ai termovalorizzatori arriva anche dal Gruppo dei Verdi: «Siamo disponibili», ha dichiarato il presidente regionale del partito, Mario Camilli, «ad un confronto a tutto campo in questa direzione e a valutare tutte le più moderne tecnologie a disposizione per lo smaltimento finale dei residui, ma non possiamo non ricordare che prima della termovalorizzazione è oggi possibile intervenire con sistemi a freddo o a basse temperature».

«SIAMO ANCORA IN UNA FASE DECISIONALE»

E intanto l'assessore regionale ai rifiuti ricorda che siamo in una fase in cui chiunque può presentare osservazioni: «vi è in corso un procedimento di valutazione ambientale strategica», ha spiegato Caramanico, «da garantire per legge».
Per Caramanico «realizzare un moderno sistema di gestione integrata dei rifiuti nella Regione Abruzzo, significa valutare con rigore tecnico-scientifico le diverse opzioni gestionali che devono tener conto, comunque, delle priorità definite dal quadro comunitario e nazionale di settore».
Le prorità dell'amministrazione comunale sono chiare: «prevenzione, riduzione della produzione dei rifiuti, riuso, riciclaggio, recupero energetico e smaltimento (residuale-finale)».
L'obiettivo è arrivare al 2011 alla quota del 55 % di raccolta differenziata: «voglio ricordare», ha chiarito ancora l'assessore, «che sono stati stanziati fondi sia nel piano triennale per l'ambiente (circa 25 milioni di Euro per impianti e Raccolta differenziate), nonché in appositi bandi pubblici, dando la priorità alla riorganizzazione dei servizi secondo "sistemi domiciliari", porta a porta. Sarà comunque mia cura convocare al più presto i Verdi per chiarire lo stato delle cose e valutare le loro proposte».

Alessandro Taraborelli (Beppe Grillo meet up Pescara)

29/11/2006 9.31