Fira. «Vogliamo la commissione politica ma nessuno ha il coraggio di aderire»

Alessandro Biancardi

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AGGIORNAMENTO 27 NOVABRUZZO. Una commissione di inchiesta sulla Fira che faccia piena luce sui fatti che hanno originato le indagini della magistratura e gli arresti eccellenti. A promuoverla sono stati i consiglieri regionali Giuseppe Tagliente (Fi) e Benigno D'Orazio (An).
Ma dopo la richiesta formale al Consiglio Regionale di quindici giorni fa e la formalizzazione dell'atto avvenuta ad inizio settimana, nessuno si è fatto avanti per sottoscrivere la proposta.
Nè centrodestra, nè centrosinistra. Nè chi stabilì che Masciarelli doveva dirigere la Finanziaria Regionale, nè chi oggi si dice pronto a dare un forte segnale di svolta.
Tutti silenziosi e indaffarati a fare orecchie da marcante, così pare.
Perchè? Non sanno rispondere all'inquietante interrogativo nemmeno i due consiglieri che lanciano la provocazione: «vediamo adesso chi ha il coraggio e la forza politica di aderire all'iniziativa».
La Commissione di inchiesta dovrebbe, secondo i due ideatori, «individuare i meccanismi che hanno portato nel tempo alla degenerazione delle funzioni dell'ente strumentale regionale, senza ovviamente», precisano, «entrare nelle fattispecie indagate dagli inquirenti».
La commissione, quindi, non vuole in alcun modo interferire o fare il lavoro della magistratura ma muoversi in un ambito strettamente politico, lasciando al di fuori anche i risvolti penali di cui non è competente.

UN SEGNALE DI TRASPARENZA

«L'istituzione di questa commissione sarebbe un segnale di trasparenza e correttezza», ha dichiarato ancora Tagliente, «da parte di tutto il potere politico».
Perchè la Commissione veda la luce servono le firme di un terzo dei consiglieri (poco più di una decina) e non ci sarebbe nemmeno bisogno di votare in consiglio regionale. L'istituzione sarebbe immediata. Si potrebbe cominciare fin da subito a studiare il caso. Senza perdere altro tempo.
«Il presidente Del Turco in questo periodo ha fatto capire che lui all'epoca dei fatti non c'era e se c'era dormiva. Non basta adesso limitarsi o promettere di riformare il sistema, dobbiamo capire perchè la Fira da ente strumentale della Regione è finito per fare della Regione un proprio strumento».
«La Regione non può essere sorda, muta e cieca dopo quello che è successo», ha ribadito anche il consigliere D'Orazio.
«E' opportuno e necessario approfondire la vicenda che interessa anche la gestione della Sanità regionale».
Secondo i due consiglieri bisogna verificare, passo passo, tutto quello che è accaduto, accertare le dinamiche e gli intrecci che si sono venuti a creare, anche per evitare che succeda nuovamente in futuro.
Bisogna inoltre «mettere in piedi un piano per cercare di riparare i danni fatti. Probabilmente ci sono numerose aziende che non avendo potuto predisporre dei fondi Docup hanno subito danni».
Ma andare a scavare nel marcio a troppi fa paura. E se tutti avevano sollevato, a parole, la questione morale, nessuno sembra disposto a mettere nero su bianco, con una semplice firma, l'istituzione di una commissione di inchiesta. Del Turco ha invitato tutti a non drammatizzare e non sparare a zero su una Regione che non è tutta marcia.

«LA NOSTRA E' UNA PROVOCAZIONE»

«Vediamo adesso che succede», lo hanno ripetuto più volte i consiglieri che hanno confessato di aver indetto una conferenza stampa anche con la speranza che l'argomento diventi nuovamente scottante e che qualcuno, magari anche controvoglia ma per salvare la faccia, si senta "costretto" ad aderire.
«Ognuno si assuma le proprie responsabilità», ha ribadito Tagliente, «e fuori da ogni imbarazzo vediamo chi sceglie di sottoscrivere la proposta».
Non sono mancati riferimenti anche alle vicende di Montesilvano: «quello è un sistema che sta prendendo piede a macchia di leopardo in tutta la Regione e all'interno della stessa istituzione regionale».
Un caso su tutti, lo ripete ancora una volta il consigliere forzista, la questione dei 200 Co.Co.Co assoldati dalla Regione a nomina diretta, senza alcun bando di concorso.
«Si va avanti così ormai, i posti vengono assegnati ai figli dei politici, dei dirigenti, dei funzionari e dei direttori generali. Un vero scandalo anche per centinaia di giovani, magari anche laureati, che non avranno mai speranze di entrare in un fortino aperto solo a certe persone e che si vedono sorpassare da soggetti non qualificati».
«Ci vogliono regole», hanno ribadito i due consiglieri, «altrimenti sarà difficile per la Regione riassumere, onorabilità rispetto e fiducia da parte dei cittadini che si staccano sempre di più dalla politica. Non ci sta bene che venga steso questo velo pietoso».

«LA GESTIONE ALLEGRA DEL PRESIDENTE ROSELLI»

Bersaglio di Tagliente e D'Orazio anche il presidente del Consiglio regionale Marino Roselli, accusato di portare avanti con una «gestione troppo allegra» il suo lavoro: «con un comportamento pervicace e reiterato sta cercando di modificare l'articolo 18 dello statuto regionale per l'assunzione di nuovo personale. Se la riforma dovesse passare consentirà a Roselli di assumere come e quando vorrà nuovo personale, senza alcuna evidenza pubblica, con un forte aggravio di spesa, pari a circa 1 milione di euro, che andrà a gonfiare a dismisura le già pesanti spese del personale».

E D'Orazio ricorda che due giorni fa ha presentato un question time per le nomine dirette «adottate da Roselli e senza la votazione del consiglio che sarebbe chiamato a decidere»: «l'ultimo caso è eclatante e riguarda la nomina del responsabile del nucleo industriale dell'Aquila affidato ad una persona senza curriculum. Stiamo andando avanti in una società che procede per esclusivi meriti politici. Per di più questa persona appartiene al partito del ministro di Pietro, l'Italia dei Valori, solitamente molto attento a temi come giustizia e legalità».

A.L.

24/11/2006 14.17