Lo scandalo Fira: il volto peggiore dell’Abruzzo con la coscienza sporca

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. Dopo le migliori abbuffate c'è sempre bisogno di un momento di calma per metabolizzare. Così è accaduto che dopo poco più di dieci giorni in cui si sono scritte pagine e pagine sulla inchiesta "Bomba" (di nome e di fatto), la parola "Fira" sta scomparendo piano piano dalle cronache locali. Dopo l'indignazione e il clamore iniziali per la notizia, con la ricerca spasmodica di nuovi indizi e rivelazioni clamorose, sembra essere rimasti a corto di argomenti per informare la cittadinanza sullo scandalo più grosso per l’Abruzzo dal 1992.



L'EDITORIALE E LA CENSURA
- IL DIRETTORE DE IL CENTRO A TELEFONO CON MASCIARELLI CONCORDAVA GLI ARTICOLI - LE REAZIONI DELLA GENTE - COSI' AGIVA LA BANDA MASCIARELLI - LA SPECULAZIONE EDILIZIA A CHIETI CON I FONDI FIRA - NEL 2002 RUDY D'AMICO DENUNCIAVA IL MALCOSTUME DEGLI ENTI STRUMENTALI - QUANDO MASCIARELLI DICEVA DI ESSERE IL PROPRIETARIO DI ANTENNA 10 - L'INTERROGAZIONE PARLAMENTARE - LA REGIA OCCULTA DIETRO IL FALLIMENTO DELLA DELVERDE - TUTTE LE REAZIONI POLITICHE - DEL TURCO:"TUTTO OK SULLA CARTOLARIZZAZIONE DELLA SANITA'"





Eppure, gli inquirenti non si sono fermati ma continuano il loro lavoro incessante di ricerca di nuove prove; non si sono fermati nemmeno gli interrogatori degli indagati che continuano a parlare e a fornire nuovi elementi e spunti.
Ma sono oggi molto diverse le condizioni che portarono all'arresto della giunta regionale corrotta nel 1992; oggi nel momento in cui si scrive la classe politica è almeno formalmente esclusa dal polverone che, invece, ha riguardato per ora le propaggini politicizzate degli enti strumentali che pure fanno riferimento all'ente Regione.
Tuttavia l'idea che si ha della vicenda leggendo i giornali appare molto “addolcita”.
Si è parlato di un avallo della politica e della allora giunta di centrodestra ma nulla più. Si sono fatti anche nomi. Ma nemmeno nei momenti di indignazione maggiore si è arrivati ad una presa di posizione seria nei confronti dei politici che sicuramente sapevano.
Invece, il presidente della giunta Del Turco si è affrettato a dire che questa nuova inchiesta non doveva servire per aumentare i toni dello scontro politico e così nessuna dimissione è stata chiesta e tanto meno presentata. Insomma ognuno continua a ricoprire gli incarichi di prima.
Intanto, nemmeno Del Turco ha mai chiarito per quale ragione il bravo Masciarelli (osannato dall'assessore alla Sanità Mazzocca che insieme a lui ha proposto l'operazione della cartolarizzazione) ha continuato ad avere un ruolo all'interno della Regione questa volta di centrosinistra.
Da chi era stato caldamente raccomandato a Del Turco l'ex presidente della Fira?
Solo una potente raccomandazione, infatti, poteva giustificare l'alleanza con una persona che era stata defenestrata grazie alla legge dello spoil system ed il suo reimpiego nella veste di consulente per una operazione finanziaria (non dimentichiamo però che Masciarelli è ingegnere).
E come faceva Del Turco a non sapere cosa succedeva ed era successo nelle stanze della Fira?
E così diventa normale che alcuni degli esponenti politici dell'ex giunta continuano a svolgere la loro attività tranquillamente e addirittura qualcuno continua la sua campagna elettorale come se nulla fosse, pronto a ritornare in sella.
E se non vi sono indagati nelle fila della politica è anche vero che ragioni di opportunità avrebbero imposto chiarimenti pubblici e dimissioni da incarichi altrettanto pubblici stipendiati lautamente con i soldi delle tasse.
Ma la verità è che nessuno ha voglia di cambiare aria e di dare una bella spolverata.
Una mani pulite d'Abruzzo? Neanche a parlarne.
Eppure nessuno è riuscito ancora spiegare come mai Giancarlo Masciarelli era diventato il proprietario assoluto di un ente strumentale della Regione e che di conseguenza aveva "diritto di vita e di morte" su tutte le pratiche per l'assegnazione di fondi pubblici.
E' molto strano infatti che nessuno sapesse all'interno dei palazzi, visto che più di una volta gli stessi dipendenti si sono lamentati, più o meno velatamente e più o meno pubblicamente.
Strano che i sindacati non abbiano fatto sentire la propria voce per difendere i dipendenti costretti a subire angherie o l'estromissione dalle proprie funzioni a vantaggio di un sodalizio criminale.
Paura, omertà, connivenza, o cos'altro?
Molto strano che i politici di oggi non abbiano mai sentito parlare di due esposti che sono circolati e che hanno creato scalpore oltre due anni fa (esposti anonimi che già denunciavano chiaramente la situazione dell'assegnazione dei fondi Docup).
Come si fa a credere che realmente nessuno sapesse in una regione dove le voci girano in un nanosecondo?
Come si fa a credere che misfatti così eclatanti ed enormi non siano mai arrivati nella sede del consiglio regionale o della giunta regionale o solo all'orecchio di uno dei politici o segretario di partito?
Ecco allora che ritornano alla mente le dichiarazioni del deputato di Rifondazione, Maurizio Acerbo: «temo il coperchio bipartisan sulla vicenda».
Chissà che si sia già cominciato dolcemente a riporre il coperchio…
Un rischio però molto fondato visto le enormi stranezze che hanno contornato la vicenda.
Tutti avevano rapporti con la Fira, tutti hanno avuto qualche favore (lecito fino a prova contraria) privato e pubblico, dunque, meglio mettere a tacere al più presto questo argomento scomodo che può far finire sulla graticola una lista di persone lunga almeno tre volte quella della inchiesta in corso.
Rimangono le stranezze e le risposte non date alle quali il cittadino pure avrebbe diritto.
E', infatti, assolutamente incredibile la disattenzione dei giornali nazionali su questa vicenda epocale di truffa ai danni dello Stato e di una intera regione.
Ma soprattutto ad avere il danno maggiore, ancorchè incalcolabile, è stata una lunga schiera di imprenditori che non hanno potuto beneficiare di sovvenzioni che potevano significare sviluppo e posti di lavoro ed in qualche caso scongiurare il fallimento.
E' incredibile che oltre qualche trafiletto nessuna testata si sia interessata al caso che pure ha turbato l'Abruzzo (benchè sempre al margine ed in fondo alla classifica delle regioni importanti).
Perché hanno taciuto? Come non pensare all'influenza dei "poteri forti" anche sulle maggiori testate?

E' assolutamente incredibile anche il coinvolgimento del maggiore quotidiano abruzzese, Il Centro, e del suo direttore che aggiustava, limava, ed in qualche caso addirittura permetteva che Masciarelli dettasse direttamente gli articoli al giornalista in modo da palesare una realtà meno scomoda per l'amico importante sotto inchiesta, sorvegliato e spiato.
E' assolutamente incredibile come di questa vicenda PrimaDaNoi.it sia stata la prima e l'unica voce a diffondere la notizia di un grave problema legato alla libertà di informazione, alla correttezza e alla censura.
E' incredibile che nessun quotidiano locale abbia avuto il coraggio di dare questa notizia se si escludono pochissime, ed in qualche caso timidissime eccezioni, di chi ha ripreso a metà il nostro articolo.
E' incredibile che nemmeno i comitati di redazione si siano fatti sentire.
E che dire del silenzio tombale su questa vicenda di tutti i rappresentanti politici?
Perché nessuno ha avuto il coraggio e la voglia di intervenire su un caso così grave di lesione del diritto di informazione?
Le risposte sono molteplici e composite: di sicuro è sempre meglio non mettersi contro il più potente giornale locale che con una "buona campagna informativa" ad hoc potrebbe spezzare le reni a qualunque amministratore e poi le elezioni si vincono con i giornali (lo può ben testimoniare il sindaco D'Alfonso che proprio secondo i giornali sarebbe apprezzatissimo dai cittadini).
Intanto, si aprirà domani il procedimento disciplinare dell'Ordine dei giornalisti a carico del direttore de il Centro, Antonio Del Giudice, e del redattore Maurizio Piccinino. Un procedimento dall'esito tutt'altro che scontato e che si apre in questo clima asfittico che tende sempre più a dimenticare il significato della parola onestà, per non parlare di quello della parola ormai impronunciabile di "deontologia".

14/11/2006 8.35