Finanziaria 2007: il giudizio negativo delle confederazioni artigiane

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. «L'impostazione culturale e politica dell'intera manovra finanziaria per il 2007 appare fortemente punitiva per il ceto medio produttivo ed è priva di misure di rilancio della competitività e di sostegno per la piccola impresa».
E' quanto ieri mattina hanno detto al vicepresidente della commissione Bilancio del Senato, Giovanni Legnini, nel corso di un confronto tenuto nella sala Camplone della Camera di Commercio di Pescara, i rappresentanti delle principali sigle dell'artigianato regionale: al confronto erano stati invitati anche gli altri parlamentari abruzzesi.
A Legnini, i presidenti regionali della Cna (Franco Cambi), della Confartigianato (Carmine Di Censo, che ha illustrato nel corso del suo intervento i risultati di un preoccupante sondaggio tra i propri associati circa l'impatto della manovra finanziaria), di Casartigiani (Ferdinando Buccella) e dell'Upa-Claai (Federico Del Grosso) hanno rappresentato lo stato di disagio delle piccole imprese abruzzesi: «Nel provvedimento presentato dal governo al parlamento si registrano consistenti aumenti delle imposte, le avvisaglie di un utilizzo prestabilito della revisione degli studi di settore e un pesante aumento della pressione contributiva sul lavoro autonomo. Contemporaneamente le imprese di piccole dimensioni e l'artigianato si vedono sostanzialmente escluse dalle previste misure per il rilancio della competitività ed il sostegno ai consumi interni, come l'abbassamento del cosiddetto cuneo fiscale».
Cna, Confartigianato, Casartigiani e Claai ritengono che «la manovra sia troppo condizionata da un approccio ideologico che non tiene conto di condizioni di equa distribuzione di oneri e vantaggi a carico di tutte le aree sociali ed economiche del Paese e sia ancora priva di qualunque serio intervento di riorganizzazione e riduzione della spesa pubblica».
«Le quattro confederazioni giudicano addirittura "provocatorio l'aumento di contribuzione per l'apprendistato, che di fatto qualifica come 'precario' un istituto che in realtà, per oltre 50 anni, ha creato lavoro e professionalità per intere generazioni di dipendenti e imprenditori artigiani».
«Cna, Confartigianato, Casartigiani e Claai nel denunciare che l'impostazione della manovra è in contrasto con quella parte del Paese, cioè le piccole imprese, che in questi anni hanno garantito l'occupazione e la tenuta sociale ed economica del Paese", sottolineano come "la concertazione si sia tradotta nella sostanziale presa d'atto, da parte del Governo, delle opzioni espresse dai sindacati dei lavoratori».
Ancora, le quattro organizzazioni dell'artigianato respingono anche «l'annosa supposizione che nel mondo della piccola impresa, dell'artigianato e del commercio, si annidi la grande parte dell'evasione fiscale e, anzi, denunciano "che pressoché nulla è contenuto nella Finanziaria, per favorire l'emersione del sommerso e combattere il lavoro nero».
«Cna, Confartigianato, Casartigiani e Claai chiedono pertanto al parlamento e allo stesso governo di intervenire per riequilibrare una manovra che giudicano "iniqua e fortemente sbilanciata sul lavoro dipendente e sulla grande impresa».
Infine, vengono giudicati positivamente la soluzione adottata per il "Tfr" e l'inserimento dell'Abruzzo nel novero delle regioni meridionali che beneficeranno di uno sgravio Irap doppio (10mila euro) sui dipendenti e del credito d'imposta (a condizione che la Commissione europea approvi il provvedimento) per investimenti e nuovi assunti previsti dalla cosiddetta "Visco-sud".

Nel corso del suo intervento, il senatore diessino Giovanni Legnini ha convenuto nel giudicare «eccessivo» il peso scaricato dalla manovra finanziaria su alcune categorie, come artigiani e commercianti, ma ha ricordato anche gli aspetti positivi del testo in discussione alle Camere per l'impatto che avrà sulle piccole imprese: revisione delle aliquote Irpef, “cuneo fiscale”, misure relative al risparmio energetico e alle ristrutturazioni in edilizia, credito d'imposta per i nuovi investimenti e stabilizzazione dei neo assunti. Misure, queste ultime, che hanno di fatto allineato l'Abruzzo ai benefici goduti dalle regioni meridionali.
Più complessa, sempre a detta del vice presidente della commissione Bilancio di Palazzo Madama, ed alla luce del dibattito ancora in corso in commissione, la soluzione relativa ai capitoli dell'apprendistato («Anche se personalmente mi associo alla vostra protesta, e mi farò portavoce delle vostre istanze»), agli studi di settore («Si tratta di capire quanto l'aggiornamento peserà sugli artigiani, anche se non vi sarà alcun automatismo nell'applicazione: in ogni caso la materia sarà sottoposta a concertazione»), ai contributi previdenziali all'Inps («Tra vent'anni c'è il rischio concreto di una crisi paurosa della cassa artigiani»), alla lotta al lavoro nero. Su quest'ultimo punto, sempre a detta del senatore abruzzese, in soccorso delle piccole imprese arriva tuttavia la previsione contenuta nel Documento di programmazione economica e finanziaria per la legislatura, il Dpef, di destinare i proventi che deriveranno allo Stato dalla lotta al lavoro nero a una consistente riduzione del carico fiscale, soprattutto a beneficio delle piccole imprese.

28/10/2006 8.43