Confartigianato:«Sbagliatissimo colpire l’apprendistato.Così muoiono i mestieri»

Alessandro Biancardi

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Confartigianato:«Sbagliatissimo colpire l’apprendistato.Così muoiono i mestieri»
PESCARA. “Imprese Artigiane & Regione Abruzzo: quale futuro” è il titolo del convegno che la Confartigianato Pescara ha organizzato per mettere a fuoco esigenze e aspettative del settore, superando timori ed incertezze di un futuro quanto mai incerto. Il sistema Paese ha perso fiducia, la produttività è in calo da molti anni, un milione di persone è sottoccupato e due milioni e mezzo sono inattivi.
Inoltre, tra revisione degli studi di settore, aumento dei contributi previdenziali, introduzione dei contributi sugli apprendisti, accantonamento del 50% del Tfr ai fondi Inps, possibilità da parte degli Enti Locali, ed in particolare dei Comuni, di aumentare le imposte locali, la Finanziaria costerà alle imprese artigiane 2.009 milioni di euro nel 2007.
In pratica, le imprese sopporteranno il 40% del totale dei sacrifici imposti dalla manovra. Sono questi i dati emersi dal dibattito tenutosi all'auditorium Petruzzi.
«Il fatto più paradossale», sostiene la Confartigianato, «è che i benefici della riduzione del cuneo fiscale per le imprese, pari a 265 milioni di euro, verranno annullati dall'aumento dei contributi sugli apprendisti, che costa 327 milioni di euro. Colpire l'apprendistato significa colpire la modalità più diffusa nell'artigianato per inserire i giovani nel mondo del lavoro, per trasmettere la cultura del fare e del saper fare. L'Artigianato in Abruzzo è una forte componente della cultura e delle tradizioni della Regione, e rappresenta soprattutto un fattore di stabilità economica e sociale. Il numero delle Imprese Artigiane, nonostante la grave crisi che il Paese sta attraversando, tiene le posizioni, anche se la mortalità delle nuove imprese avviene dopo pochi anni dalla loro costituzione, a causa di mancanza di adeguati sostegni».

Dagli ultimi dati 2006 sulla nati-mortalità delle imprese artigiane diffusi da Infocamere, risulta infatti in Abruzzo un saldo negativo di 273 unità.
In particolare, nella provincia di Pescara, il saldo negativo è di 59 unità: delle 252 imprese cessate nel primo trimestre 2006, l'8% aveva iniziato l'attività nel corrente anno, il 30% da meno di 3 anni, addirittura il 60% da meno di 12. Di converso, il 22% ha chiuso i battenti dopo più di 20 anni di esercizio, la cosiddetta fisiologica cessazione di attività.
«La polverizzazione delle imprese», continua la Confartigianato, «determina difficoltà nell'innovazione, nell'informazione, nei rapporti con il mercato e con la pubblica amministrazione, nel reperimento di risorse per investimenti, nel preparare le nuove leve alle sfide della concorrenza delle nuove potenze economiche, sui mercati esteri come in casa nostra.
Risulta perciò necessario costituire un gruppo di lavoro permanente per concertare la programmazione annuale e pluriennale per lo sviluppo del settore, e di prevedere un piano di finanziamento di tale sviluppo finalmente fondato non sui rapporti di forza delle varie componenti economiche e sociali della Regione, ma sulle priorità scaturite da una lucida e incontestabile analisi delle esigenze di sviluppo dell'economia abruzzese».
«Questa manifestazione», ha detto il Presidente nazionale della Confartigianato Giorgio Guerrini, «è risultata decisiva per approfondire ed elaborare interventi tesi ad approntare un progetto di grande spessore per l'imprenditoria artigiana per i prossimi anni, che presupponga la trasformazione profonda del sistema Regione verso una vitale componente dell'economia abruzzese. La Regione ha il compito di accompagnare le Imprese Artigiane verso gli imminenti difficili passaggi, ed al fine di superarli, predisporre iniziative e sostegni necessari per costruire insieme un futuro migliore».



21/10/2006 9.46