La ricetta dei Verdi per migliorare i servizi idrici in Abruzzo

Alessandro Biancardi

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L’AQUILA. Il capogruppo dei Verdi Walter Caporale: «per una corretta gestione di questa importante risorsa occorrono professionalità. Occorre evitare la gestione politica dell’economia, riportare la tariffa collegata all’utenza domestica e non all’utenza astratta, riportare in primo piano i principi di economicita’ e funzionalita’, attivare le funzioni di rappresentanza negli enti locali, sanare le perdite (non è possibile che si perda il 58% dell’acqua immessa nella rete)».
Con un lungo documento i Verdi intervengono sul tema dell'acqua proponendo una strada concreta per migliorare il servizio.
« La legge “Galli” (L. 36/1994)», spiega Caporale, «è nata con l'intento di ovviare – secondo razionalissimi criteri di efficienza, efficacia ed economicità – alla frammentazione delle gestioni comunali, consentendo economie non solo in termini di costi operativi e spese generali, ma anche per il raggiungimento di quelle dimensioni ottimali che – secondo gli intenti della legge – possono permettere di disporre di specializzazioni e competenze che il singolo gestore (Ente Locale), in economia, non può avere. Intenti purtroppo rimasti abbondantemente sulla carta. Il forte ritardo che si è prodotto è stato conseguenza non solo dell'obiettiva complessità del processo da porre in atto, ma soprattutto di altri fattori concomitanti: primo fra tutti l'inerzia del governo».
Per esempio sarebbe del tutto inadeguato l'organo preposto alla vigilanza del settore «né autorità né amministrazione».
Poi ci sono, sempre secondo i Verdi, i ritardi imputabili alla Regione che trova difficoltà ad “industrializzare” i fattori di produzione (intendendo per fattori di produzione le professionalità, le capacità di gestione, le “menti”) e a fare evolvere l'assetto del comparto idrico, e la scarsa conoscenza dell'iter procedurale previsto dalla normativa da parte delle amministrazioni territoriali coinvolte. Inerzie dipese soprattutto da una gestione più politica che aziendale di tali servizi.

Insomma, dopo il danno legato al clientelismo, pure la beffa di non avere neppure persone preparate e capaci di svolgere i ruoli a cui sono chiamati facendo funzionare a dovere un ramo della amministrazione pubblica.
Ancora una volta la responsabilità è da imputare al cancro più devastante della nostra regione.
Altro fattore di sconquasso sarebbero poi «le resistenze opposte da parte di molti (amministratori e non) che non vedono con chiarezza il proprio futuro dopo l'attuazione della legge e non trovano motivazioni nel dover spostare il proprio riferimento di dialogo istituzionale dall'Ente Locale ad un soggetto più ampio come le Autorità dell'ambito territoriale ottimale, rimanendo concettualmente legate ad una gestione in economia controllata dal Comune con proprio personale».

«In materia», aggiunge Caporale, «c'è un solo dato certo, preoccupante: il 58% dell'acqua immessa nella rete continua a perdersi per strada, ma le tariffe continuano a salire, in barba ai principi della efficienza-efficacia ed economicità sanciti dal legislatore, a dimostrazione che gli aumenti continuano a scapito della produttività e della qualità del servizio, uniche giustificazioni ad eventuali aumenti delle bollette. E' facile dire “meglio un ATO”: ma quanto costa cancellare gli altri 5 ATO? Quanto tempo occorre per una riforma del genere? E poi: un solo gestore ci garantisce dal mantenere il servizio idrico in mano “al pubblico”, atteso che questa sembra essere la volontà un po' di tutti? Come controbilanciare la eccessiva concentrazione di potere rispetto agli ATO? O forse, 4 ATO, con relativi 4 gestori, identificati con i 4 bacini idrografici – Aterno-Pescara, Vomano, Sangro e Liri - non potrebbe rappresentare una migliore garanzia che il servizio idrico rimanga in mano pubblica ed allo stesso tempo riduca notevolmente i costi ed i tempi della riforma che si vuole attuare evitando anche di mortificare i piccoli comuni di cui la regione Abruzzo è piena?»
All'Assessore Srour spetta un gravoso quanto delicatissimo compito: avviare una riforma in una materia delicatissima, su un bene – l'acqua – fondamentale per l'uomo, in un momento in cui tutto sembra precipitare.
I Verdi invitano l'assessore a tener conto di ricercare l'intervento delle professionalità in materia; attivare le funzioni di rappresentanza negli Enti Locali; sanare le perdite (non è possibile una perdita del 58% di acqua, già risolvere questo problema equivale a ridurre i costi); prendere in considerazione le scelte di cambiamento solo dopo aver valuto gli effettivi benefici a fronte dei costi certi; evitare la gestione politica dell'economia; riportare la tariffa collegata all'utenza domestica e non all'utenza astratta (come dice la legge 36/94); riportare in primo piano i principi di economicità e funzionalità.
11/10/2006 11.30