Il virus dei polli è in Croazia. La denuncia di Avitalia

Alessandro Biancardi

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Il virus dei polli è in Croazia. La denuncia di Avitalia
      AGGIORNAMENTO (12.30).AVIARIA. La conferma è arrivata questa mattina. Il virus è dall'altra parte della costa adriatica a meno di 100chilometri. A PrimaDaNoi.it parla il presidente dell'Avitalia, Gaetano De Lauretis
AVICOLTORI: «SIAMO NEI GUAI»


L'Avitalia ha depositato ieri alla Procura di Teramo una denuncia- inchiesta contro una campagna mediatica che «sta mettendo inginocchio il settore avicolo italiano».

A spiegare i motivi della denuncia è proprio il Presidente, Gaetano De Lauretis, che a PrimaDaNoi, analizza anche la difficile condizione del settore.
«La nostra denuncia è una difesa cautelativa necessaria per un fenomeno che sta scappando di mano. Non capiamo», spiega De Lauretis, «come sia posibile
che un problema che non esiste realmente abbia potuto colpire in modo così
pesante il nostro settore». Che il virus avesse attaccato le casse dei
lavoratori lo
avevano già denunciato alcune settimane fa proprio gli addetti ai lavori

 

«Non c'è nessun legame», spiega con forza il Presidente del sodalizio, «tra il consumo della carne di pollo e l'influenza aviaria e temiamo che i mass media, troppo superficialmente, accostino un alimento con la malattia. Un fenomeno di questa portata», continua il Presidente, «è avvenuto solo in Italia e tende a spaventare l'opinione pubblica senza giusta causa».
«Siamo seriemente nei guai», denuncia, «le nostre vendite hanno subito un crollo ingiustificato e la nostra denuncia alla procura di Teramo contro ignoti per allarmismo eccessivo vuole essere una difesa cautelativa. Sarà la magistratura», continua il Presidente, «a verificare se ci sia stato più o meno un reato».

Il settore è in crisi e non si sa più come difendersi, dunque.
Se nei primi giorni si credeva di riuscire a far fronte al fenomeno (quello della paura, non del virus), ora si deve fare i conti anche con conseguenze ben più gravi.
«Per questa immotivata psicosi sono a rischio migliaia di posti di lavoro», denuncia Avitalia.
Il crollo dei consumi, infatti, rischia di cancellare 24mila posti di lavoro e negli ultimi due mesi si sono già registrate perdite per 400 milioni di euro, pari a 50 milioni di euro alla settimana.
«Le nostre condizioni di sicurezza sono massime», assicura de Lauretis, «con i nostri sistemi di controllo è impossibile che un qualunque pollo o uovo possa arrivare contaminato sulla nostra tavola. Chiediamo solo che i mass media facciano chiarezza».
Eppure sono ancora molte le incertezze in materia: sono state queste, probabilmente insieme a versioni contrastanti, a creare il caos. Di chi dunque la colpa? 03/11/2005 12.27






IL CIGNO IN CROAZIA

Un cigno abbattuto una settimana fa in Croazia era contagiato dal virus H5N1 il quale ha ucciso oltre 60 persone in Asia.
Lo ha annunciato oggi il ministero dell' Agricoltura croato.Un laboratorio locale ha analizzato campioni prelevati al cigno registrato in Ungheria e i test hanno «provato senza alcun dubbio che era portatore del virus altamente patogeno H5N1», afferma il ministero in un comunicato.
Questa è la prova che mai il virus era arrivato mai così vicino. Ad esserne portatori non polli, in questi giorni messi sotto accusa, ma altre specie animali.
Nei giorni scorsi in Gran Bretagna era stato trovato un pappagallo morto, importato dal Suriname dell'America meridionale, per l'infezione dal virus dell'influenza aviaria H5N1. Così come un'anatra selvatica, morta sulla riva di un lago a Stoccolma.
Le conferme di oggi del ministro Croato spaventano ulteriormente, soprattutto per la vicinanza con il nostro paese e con le coste abruzzesi.
Mai il virus era stato così vicino al nostro paese.

ALLARME MEDIATICO
I consumi di carni bianche e di uova sono crollati del 60% e L' Avitalia, l'Associazione dei Produttori Avicunicoli ha deciso di correre ai ripari per una situazione che sta sfuggendo di mano senza giusta causa. L'associazione ha infatti depositato ieri presso la Procura della Repubblica di Teramo, un esposto-querela contro ignoti per procurato allarme in relazione alla campagna mediatica che «sta mettendo inginocchio il settore avicolo italiano». Nell'esposto l'Avitalia chiede fermamente di accertare la sussistenza o meno del reato di procurato allarme, che si sarebbe verificato secondo l'associazione, «mediante la diffusione di notizie false e fantasiose, tali da gettare nel panico i cittadini e turbando così l'industria e il commercio con la finalità di ottenere un rialzo fraudolento dei titoli farmaceutici quotati in borsa».
Lo stesso dubbio che qualche giorno fa era scattato anche ai Verdi, che avevano ribadito come tutto questo allarme sia un grande businnes proprio per le case farmaceutiche.
«Una campagna di terrore mediatico che si sta rivelando semplicemente una strategia delle grandi industrie farmaceutiche», aveva spiegato il gruppo Verdi della regione Marche che ha presentato un dossier molto accurato sull'influenza aviaria intitolato appunto "Rischi...business?", «per smaltire grandi quantità di vaccini anti-influenzali, assolutamente inadatti a contrastare questo tipo di virus».
«In Italia», hanno spiegato i portavoce, «è in atto una strategia mediatica, da parte di televisioni rai e Mediaset, giornali e radio dove si susseguono autorevoli esperti virologi, pediatri. Tutti raccomandano la vaccinazione preventiva contro la comune influenza: una vaccinazione che comunque non difenderà dall'influenza aviaria nel caso in cui si dovesse verificare il contagio anche all'uomo»

LE PAURE DEGLI ITALIANI
Secondo il sondaggio condotto dalla Swg di Trieste per conto del settimanale “Donna Moderna” (da oggi in edicola) solo un italiano su quattro, teme il virus e soltanto l'11% si sottoporrà alla tradizionale vaccinazione antinfluenzale, pensando di proteggersi anche da un'eventuale epidemia da influenza aviaria.

I COSTI DEL VIRUS
Nei giorni scorsi la Lav, Lega Anti Vivisezione, aveva annunciato che «l'attuale emergenza legata al virus dei polli, oltre ad avere un costo psicologico in termini di grave allarme sociale, ha anche un costo economico che grava su tutti i contribuenti italiani: 70 milioni di euro» 20.000.000 di euro per l'acquisto di carni congelate di pollame i 50.000.000 di euro previsti per l'acquisto di farmaci antivirali e vaccini. A questi vanno poi aggiunti soldi, non ben stimati per la Campagna pubblicitaria dei Ministeri della Salute e delle Politiche Agricole sulla sicurezza delle carni avicole nazionali, ed una serie di costi previsti nel Decreto Legge n.202 in esame alla Camera, per un totale di oltre 15.200.000 euro l'anno, a partire dal 2006, ripartiti tra Centro nazionale di lotta ed emergenza contro le malattie animali, contratti a tempo determinato per 60 tra dirigenti veterinari di I livello e operatori del settore della prevenzione, dell'assistenza e del controllo sanitario. 03/11/2005 12.01




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