Commercio. Abruzzo come il Far West e con un «discutibile primato»

Alessandro Biancardi

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Commercio. Abruzzo come il Far West e con un «discutibile primato»
ABRUZZO. Una nuova legge quadro regionale sul commercio, che sostituisca lo strumento della legge 62/1999 (cosiddetta legge Passeri) superata dai fatti. È la richiesta che formula Confesercenti Abruzzo all’indirizzo della Giunta regionale, alla vigilia dell’incontro di maggioranza che dovrà fissare l’agenda politica dell’azione amministrativa.
La quota detenuta dalla Grande distribuzione organizzata (Gdo) nella distribuzione alimentare supera in Abruzzo l'80%. Emerge da uno studio effettuato dal Centro studi economici di Confesercenti Abruzzo.
Ad una politica “interessata” regionale che non è riuscita a regolamentare la rete distributiva e a contenere questo fenomeno, va aggiunta la mancanza di una legge a sostegno delle Pmi commerciali abruzzesi per quanto concerne il credito allo sviluppo e all'innovazione delle Pmi.
Dei 302 comuni abruzzesi, ben 252, (circa l'83%) sono realtà al di sotto dei 5.000 abitanti.
«Tranne poche eccezioni», si legge nello studio, «in questi anni dove si è registrato un aumento considerevole della grande distribuzione si è abbassata la qualità dei servizi commerciali e alla persona, con conseguente scadimento della qualità della vita, come scaturisce da una ricerca commissionata alla società Cresme da Legambiente nazionale».

Il sistema insediativo regionale è sempre più caratterizzato da:

1) Un'elevata concentrazione territoriale della Gdo, sia in termini di quote di mercato sia in termini di mq occupati rapportati a 1.000 abitanti;
2) Il declino della distribuzione tradizionale, con conseguente desertificazione delle aree interne e dei centri città.

Già nel 2001 sulla rivista specializzata “Gdo Week” è stato pubblicato un articolo che, riportando rilevazioni Istat-Minindustria-Movimprese, mette l'Abruzzo alla prima posizione per densità commerciale, con una crescita del 425% degli ipermercati (periodo 92/98 vecchia normativa L.426/71).
«Con la riforma “Bersani”e la Legge Regionale 62/99 la situazione si è ulteriormente aggravata», scrive la Confesercenti, «il meccanismo degli accorpamenti di fatto senza limiti, introdotti dalle normativa regionale, ha permesso alle iniziative delle grandi strutture della distribuzione di accelerare il processo di desertificazione e depauperamento del tessuto economico dei piccoli paesi, provocando danni irreversibili alla vivibilità e alla qualità della vita di questi centri».
I dati contenuti nella ricerca Confesercenti Abruzzo, su dati Nielsen, evidenziano il sovradimensionamento della Distribuzione Moderna abruzzese, che comprende anche la grande distribuzione organizzata, rispetto alla media nazionale.

La Distribuzione moderna in Abruzzo ha una superficie pari a 303,78 mq per 1.000 abitanti contro una media nazionale di 205 mq per 1.000.
«Questo discutibile primato nazionale», aggiunge l'associazione, «viene confermato dai dati relativi alle quote di mercato della Gdo, che è pari al 33% per i consumi alimentari e non alimentari. Secondo i dati Nielsen, addirittura, la quota di mercato della Grande Distribuzione Organizzata, per i soli consumi food, arriva in Abruzzo all'82,52% a fronte di una media nazionale del 75,30».

LE PROTESTE DI GIAMMARINO

«In questi mesi abbiamo ricevuto solenni promesse alle quali poi non sono seguiti i fatti» afferma il segretario regionale di Confesercenti Enzo Giammarino, «ma ora i ritardi non sono più assolutamente giustificabili. Il settore del commercio in Abruzzo ha dimostrato di essere vitale nonostante i continui tentativi di ridimensionamento ad opera del sempre più pesante ruolo della grande distribuzione organizzata. Per questo» dice ancora il segretario di Confesercenti «è urgente e necessario che l'Abruzzo si doti finalmente di uno strumento ormai non rinviabile, e che dimostri che la Regione si sta muovendo anche per il commercio».
Sono due le priorità che Confesercenti chiede di inserire nella nuova legge quadro. «La prima è il sostegno al commercio nelle aree interne e nei centro-città» sottolinea Giammarino, «perché non può esistere un futuro dei centri urbani senza una rete di servizi commerciali che elevi la qualità della vita. È impensabile ipotizzare una strategia di rilancio delle aree interne se poi chi decide di investire in quei territorio è costretto a percorrere decine di chilometri per acquistare i beni di prima necessità». La seconda priorità è conseguente: uno stop alla costruzione dei centri commerciali. «Anche dai dati più recenti» sostiene Giammarino «vediamo che l'Abruzzo si conferma come l'avanguardia di questo male diffuso che è la corsa a costruire centri commerciali. Realtà che sono state edificate ovunque, in deroga a qualunque regolamento, senza portare a reali benefici per i consumatori che si sono visti svuotare interi quartieri e interi centri urbani, sancendo in molti casi anche la fine di una vita sociale di prossimità».
Quanto fatto finora, come la legge sugli orari, «è importante» ribadisce Giammarino «ma non è sufficiente a rilanciare il settore. Per il commercio questa è una urgenza assoluta: la nuova legge quadro regionale si dovrà fare e non è più rinviabile. Auspichiamo che il presidente della Regione Ottaviano Del Turco voglia far uscire la questione del commercio dai corridoi della politica e conferire a questo settore la trasparenza e le regole che chiede, anche per aiutare gli imprenditori».

02/10/2006 8.58