Il referto medico,«camosci morti perché già malati». Ma scoppiano le polemiche

Alessandro Biancardi

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Il referto medico,«camosci morti perché già malati». Ma scoppiano le polemiche
ABRUZZO. I due esemplari erano già affetti da « malattie parassitarie ad evoluzione cronica», secondo le analisi dell’Istituto zooprofilattico di Teramo e un «quadro clinico complicato» ha fatto precipitare la situazione. Allarmato il gruppo Camoscio Italia: «sulla fauna del Parco d’Abruzzo, circolano sempre informazioni poco chiare, non obiettive e disconcordanti».
Sono stati resi noti i referti di necroscopia riguardanti l'anatomia patologica dei due camosci deceduti durante le operazioni di cattura per il trasferimento al Parco nazionale dei monti Sibillini.
Sul camoscio femmina è emersa la presenza di «cisti parassitarie a carico del peritoneo. Segni di una pregressa peritonite con sviluppo di numerose aderenze fibrinose viscerali». Inoltre è stato evidenziato: «edema polmonare e suffusioni emorragiche nell'intero parenchima polmonare. Congestione della trachea e segni di intenso spasmo laringeo».
Per quanto riguarda il secondo animale, di sesso maschile, presentava secondo il referto medico «cisti parassitarie a carico del peritoneo. Edema polmonare, suffusioni emorragiche nell'ambito dei polmoni. Congestione della trachea e segni di un intenso spasmo laringeo. Vaste aree di polmonite parassitari».
I referti necroscopici dell'Istituto Zooprofilattico di Teramo hanno quindi evidenziato che i due animali presentavano delle lesioni «anatomopatologiche preesistenti e riferibili a malattie parassitarie ad evoluzione cronica». Conseguentemente, in base a quanto rilevato durante gli esami, «si desume che la causa ultima di morte, possa essere riconducibile ad una serie di fattori non prevedibili ad evoluzione iperacuta (edema e spasmo laringeo) in un quadro clinico già abbastanza compromesso (polmonite e cisti parassitarie diffuse)».

ULTERIORI ACCERTAMENTI IN CORSO

Sono ora in corso ulteriori esami batteriologici, virologici e parassitologici che richiedono tempi più lunghi, per confermare la diagnosi.
Per la puntuale verifica della situazione determinatasi, la valutazione dei referti, delle procedure e del protocollo anestetico, peraltro utilizzato dall'Ente Parco dal 1997 con un successo di cattura e rilascio di ben sessantatre camosci, è prevista una apposita riunione fra tutti i partners del progetto al fine di assumere le conseguenti determinazioni.
Il Parco Nazionale Abruzzo, Lazio e Molise nei giorni scorsi aveva fatto sapere che « simili episodi sono stati registrati anche in precedenti operazioni di cattura e rientrano nei rischi connessi».

L'ALLARME DI CAMOSCIO ITALIA

Allarmato dalle notizie delle morti accidentali l'Esecutivo del Gruppo Camoscio Italia si è riunito d'urgenza nei giorni 28 e 29 settembre 2006, convocato dal coordinatore Franco Tassi. L'Operazione, inizialmente osteggiata e criticata dagli ambienti più retrivi e meno lungimiranti, si è rivelata poi un pieno successo: e dai limitati nuclei dell'Ungulato inizialmente reintrodotti, si sono sviluppate floride popolazioni vitali in continua crescita, che oggi contano oltre 300 individui ciascuna, senza contare gli esemplari presenti nelle varie Aree Faunistiche.
Il Gruppo Camoscio, sostenuto dal Centro Studi del Comitato Parchi, ha espresso preoccupazione non solo per la gestione del Camoscio, ma anche per ciò che riguarda complessivamente la grande fauna del Parco d'Abruzzo, «su cui non sembra che, nell'ultimo quinquennio, circolino sempre informazioni chiare, obiettive e concordanti». Ha quindi deciso di porre alle Autorità competenti alcuni quesiti: «sono morti in precedenza altri Camosci, e quando, quanti, per quali cause? Come mai il Progetto Life approvato nel 1997 includeva ben quattro Parchi italiani dell'Appennino Centrale, ma escludeva proprio quello più antico, principale custode del camoscio d'Abruzzo per storia, esperienza e normativa? Come mai il Gruppo Camoscio non è stato mai consultato? Come mai le Associazioni ambientaliste abruzzesi non fanno sentire in proposito forte e compatta la loro voce ?»
Il Gruppo Camoscio ha anche richiesto che venga urgentemente effettuata «una accurata analisi comparativa tra la situazione attuale e quella precedente». In particolare, tra la gestione del Camoscio d'Abruzzo nell'ultimo quinquennio (2002-2006) e quello precedente, nonché il periodo della reintroduzione negli altri massicci d'Abruzzo (l'avviamento dell'Area Faunistica di Lama dei Peligni venne all'epoca considerato l'evento decisivo per sbloccare le resistenze che impedivano la nascita del Parco della Maiella).
02/10/2006 8.05