Nuovi autobus a metano: «spendiamo fondi statali per ammalarci prima»

Alessandro Biancardi

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LA DENUNCIA. Lorenzo Di Cesare esperto in materia ambientale e in innovazione tecnologica ha inviato un esposto alla Procura della Repubblica di Pescara per denunciare «l’adozione di nuovi mezzi con alimentazioni a metano della Gtm».
Secondo l'esperto che illustra anche le certificazioni di organismi mondiali privati che analizzano la pericolosità dei gas tossici, i nuovi mezzi, «che non garantiscono nemmeno una riduzione dell'inquinamento acustico», produrrebbero danni all'organismo «più gravi rispetto a quelli alimentati a gasolio».
«E' ampiamente dimostrabile», scrive preoccupato Di Cesare, «che l'inquinamento della città di Pescara dipenda quasi esclusivamente dagli autobus ed in particolare da quelli urbani non fosse altro per il tasso di presenza in città».
In anni in cui l'idrogeno si sta dimostrando una delle carte vincenti (e non esauribile) del nuovo trasporto non inquinante l'Abruzzo rimane ancora una volta indietro. «Io mi accingo», spiega Di Cesare, «a consegnare 100 autobus elettrici al ministero dell'ambiente, 10 ad idrogeno in Norvegia, 30 a Londra a Pescara continuano a giocare con le diligenze e la pelle delle persone, la mia e la vostra».
«La Gtm», chiarisce Di Cesare nel suo esposto, «ha deciso di dotarsi di veicoli a metano invece che di veicoli silenziosi e senza emissioni».
Trascurando l'inquinamento da rumore, «un aspetto non meno preoccupante» e che «sicuramente procura danni molto più immediati», l'esperto si sofferma sulle emissioni in atmosfera, ovvero quelle che si liberano nell'aria e che noi respiriamo.
Secondo quanto certificato «dai maggiori organismi mondiali motoristici indipendenti» la cancerogenità delle emissioni di metano rispetto a quelli a gasolio sarebbe «superiore più di dieci volte».
«Se ipotizziamo che il potere cancerogeno del metano è uguale a 100, quello del gasolio oscilla da 6 a 8. Sarebbe possibile», si domanda Di Cesare, «che si sia trascurato come al solito di verificare se le emissioni di veicoli nuovi e che l'acquisto sia stato fatto solo perché ci si ritrova a disposizione dei fondi? La matematica direbbe, se i presupposti sono esatti, che noi spendiamo soldi per ammalarci prima e in modo ancora più grave».
Di Cesare chiede cosi alla Procura della Repubblica di aprire un'indagine e «certificare che l'impostazione totale dell'acquisto con fondi statali di nuovi mezzi per risolvere il problema dell'inquinamento non sia un cura peggiore del male».

26/09/2006 10.55



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