Abruzzo, la regione dei porti

Alessandro Biancardi

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Abruzzo, la regione dei porti
APPROFONDIMENTO. ABRUZZO. In una regione che sembra avere in cima alla lista dei problemi il proprio deficit, con spese di gran lunga superiori alle entrate, bisognerebbe porre accortezza estrema alla gestione delle casse, proprio come succede in famiglia. Una quantità enorme di soldi (centinaia di milioni di euro) saranno spesi di qui a qualche anno per la costruzione di molti porti (spesso turistici). Ma contraddizioni, superficialità e opportunità non mancano e si incontrano troppo spesso trattando l’argomento. LE INCHIESTE SUL PORTO DI PESCARA IL NUOVO PORTO TURISTICO DI FRANCAVILLA
A giudicare da come fioriscono i progetti sembrerebbe una priorità più ancora «della ricerca e della formazione» tanto cara al presidente Del Turco.
Eppure, qualche dubbio che siano soldi che potessero essere spesi per altri e più impellenti bisogni sorge facendo sue calcoli e soprattutto ricordandoci come i porti turistici siano causa diretta della erosione della costa.
Erosione che costa 150 milioni di euro.
Dunque, da una parte si spendono soldi per porti (superflui?) e dall'altra si spendono soldi per porre rimedi alle conseguenze generate da tali manufatti.
Peggio di così…
Abbiamo già trattato in passato in maniera approfondita i problemi ed i paradossi che soffocano lo sviluppo portuale di Pescara con errori madornali che sono costati cifre enormi alla collettività. Ma non basta perché il recente piano portuale approvato secondo alcuni tecnici sarebbe l'ennesimo errore (ma di questo parleremo in seguito).
Gran parte dei dati che riportiamo in questa panoramica che focalizza i principali problemi della costa teatina sono stati raccolti da un accurato e approfondito lavoro della associazione Portanuova di Vasto a cura del presidente Michele Celenza.
A loro va interamente il merito di aver contribuito in maniera concreta a fare chiarezza in un ambito dove la politica della opportunità e del campanile hanno sempre avuto la meglio producendo gli obbrobri che descriviamo di seguito.


FONDI PER I PORTI E FONDI PER L'EROSIONE

Come detto i porti turistici sono tra i principali responsabili del fenomeno dell'erosione costiera.
Uno studio del CNR presentato nel Giugno scorso afferma che “in tutte le regioni [italiane] l'erosione trova le sue cause principali nel deficit sedimentario dovuto alla costruzione di sbarramenti che impediscono l'afflusso al mare, nel dragaggio di sabbia e ghiaia dagli alvei fluviali, e nella costruzione di porti e strutture aggettanti che bloccano il flusso sedimentario lungo la riva”. La costruzione di sempre nuovi impianti portuali insomma non è l'unico, ma certo è uno dei maggiori fattori di erosione costiera.
Un altro documento, questa volta della Commissione Europea definisce alto (high) l'impatto erosivo delle infrastrutture portuali. E aggiunge che “fatta eccezione per le autorità portuali, i mutamenti geo-morfologici lungo le coste non ricevono l'attenzione che meriterebbero da parte dei promotori dei progetti suscettibili di avere un impatto”.
Non sorprenderà allora forse che –sempre secondo lo studio del CNR- a fronte di una media del “42% delle spiagge italiane in erosione”, la costa abruzzese sia al 61%, tra le 15 regioni italiane che hanno sbocco al mare al 4° posto.
Come si spiega allora la contraddizione di una spesa di 150 milioni di euro per interventi in difesa del litorale dall'erosione stessa e, contemporaneamente, consentire che quasi tutti i comuni sul medesimo litorale progettino la realizzazione del proprio porto turistico?
SIAMO TUTTI DIPORTISTI

La densità di posti barca per la nautica da diporto sul litorale abruzzese da Pescara al Trigno è di circa 35 al chilometro; e che quella sul litorale romagnolo è di 37, ma le presenze turistiche estive sulla riviera romagnola sono però più di 10 volte di più di quelle abruzzesi. Sono nel frattempo in costruzione altri porti turistici, che porteranno la ricettività turistica portuale –sul litorale dal Pescara al Trigno- a 44 posti barca per chilometro. Come è possibile allora da una parte chiedere al Ministro dell'Ambiente l'istituzione del Parco Nazionale della Costa Teatina, e dall'altra, al Ministro dei Lavori Pubblici i fondi per la costruzione dell'ennesimo porto turistico sulla stessa costa?

«Negli ultimi quattro anni» scriveva Legambiente nel 2001 «sono stati realizzati nel nostro Paese 36 nuovi porti turistici contro i 44 costruiti nei cinquant'anni precedenti. Sono 35 i progetti (per un totale di 17mila posti barca) che hanno già ottenuto l'autorizzazione, mentre altre 50 richieste (altri 20mila posti barca) attendono il sì definitivo dalle Conferenze di servizi. Il tutto si andrà a sommare ai 110mila posti barca già esistenti».
Un recentissimo rapporto (Giugno 2006) firmato da Censis e Federmare dichiara, per gli anni dal 2000 al 2004, «una crescita dei posti barca passati da 110.885 a 128.042, con un incremento di 17.000 unità in valore assoluto, pari a circa il 15%».
A cinque anni di distanza le previsioni di Legambiente si sono dunque realizzate. In questa corsa la costa abruzzese non poteva certo restare indietro… Già nel 2000 ancora Legambiente aveva definito «un vero e proprio risultato da guinnes dei primati» il dato relativo alla frequenza dei porti sul litorale abruzzese: «un porto ogni 13 chilometri di costa».
Da allora la cementificazione è ulteriormente progredita.

DAL FIUME PESCARA AL TRIGNO

Limitiamo –per ragioni di economia- la nostra disamina al solo tratto di costa dal Pescara al Trigno (che peraltro è anche della costa abruzzese quello relativamente meno urbanizzato): in circa 70 chilometri si trovano attualmente in funzione –considerando soltanto gli impianti ad uso della nautica da diporto- 4 porti maggiori (porto canale di Pescara, marina di Pescara, marina di Ortona, porto turistico di Fossacesia), per un totale di 2431 posti barca (Porto canale di Pescara: 567 posti barca; marina di Pescara: 1250 (è uno dei più grandi porti turistici del Mediterraneo), porto turistico di Fossacesia: 404; marina di Ortona: 210. Questi dati –e i seguenti- sui posti barca vengono dal sito di Nautica Online -Pagine Azzurre-. L'aggiornamento è al Settembre 2006).
Dividendo i posti barca, 2431, per i chilometri di costa, 70, si ottiene 34,72: circa 35 posti barca al chilometro.
Una capienza molto al di sopra della media italiana, che è di 14,5 posti barca per chilometro. Ma a metà strada tra i 37 posti barca per chilometro della costa emiliano-romagnola e quelli presenti sulla costa marchigiana, che per chilometro sono 32,6.
Numeri grosso modo simili; ma diversa l'affluenza turistica.
Nell'estate del 2004, ad esempio, la riviera emiliano-romagnola ha superato i 39 milioni di presenze; la costa marchigiana gli 11milioni e mezzo; la costa abruzzese 3milioni 351mila.
Per dare un'idea, è una cifra eguagliata dalle presenze negli alberghi nella sola Rimini nel solo mese di Luglio dello stesso anno…
I nostri amministratori ritengono però evidentemente che i posti barca non siano abbastanza.
Sono in corso i lavori di costruzione di due altri porti turistici, entrambi a ridosso della foce del Trigno: il porto turistico di S. Salvo (238 posti barca appena a Nord della foce); e quello di Montenero (400 posti barca appena a Sud), in territorio molisano.
Ultimati questi, la ricettività turistica portuale sfiorerà –nel tratto di costa dal Pescara al Trigno- i 44 posti barca per chilometro.
Ma forse non bastano ancora.
Esistono progetti più o meno esecutivi per Francavilla (162 posti barca), S. Vito (500), e Vasto (280).
Se tutti questi progetti dovessero essere realizzati arriveremo, nel solo tratto compreso tra il Pescara e il Trigno, ad una capacità ricettiva (contando solo i porti maggiori) di 4011 posti barca, con una media di oltre 57 posti barca per chilometro. Un record.
Si parla poi di porti turistici a Rocca S. Giovanni e Casalbordino e avremo che, degli 11 comuni sulla costa dal Pescara al Trigno, 10 hanno un porto turistico già realizzato, o in costruzione, o in progettazione (fa eccezione Torino di Sangro).
Giusto per completezza c'è da aggiungere che sulla costa dal Pescara al Tronto vi sono porti o approdi turistici, oltre che a S. Benedetto del Tronto, anche a Giulianova e Roseto. Mentre sono in progetto a Pineto, Alba Adriatica, Martinsicuro.

COSTA ABRUZZESE MARCATA EROSIONE

Lo stato precario del litorale abruzzese non è una scoperta di ieri.
Senza andare troppo lontano, basterà ricordare che già nel Gennaio 1998 uno studio ufficiale della Regione Abruzzo (nell'ambito del programma europeo Life 1997 - Progetto R.I.C.A.MA.) definiva «abbastanza preoccupante» lo stato del litorale.
«L'intero tratto di costa abruzzese», vi si legge, «è in marcata erosione, accentuata localmente da un ridotto apporto solido dei fiumi e soprattutto da una gestione della fascia litoranea improntata più al suo utilizzo intensivo che non alla sua conservazione».
E' importante rilevare che, a quell'epoca, la costa abruzzese risultava già per 87 km su 125 (il 70%) difesa da strutture rigide.
Ancora più esplicito è uno studio della Regione Abruzzo: «A partire dagli anni cinquanta l'unica metodologia di «difesa» dall'arretramento della linea di riva adottata in Abruzzo e in gran parte delle coste italiane è consistita nell'utilizzo di opere di difesa pura (principalmente difese radenti e difese parallele emergenti) delle infrastrutture poste a rischio dall'erosione. Questi interventi di difesa hanno causato l'innesco di una sorta di reazione a catena determinando, in un arco di tempo di circa trenta anni, la necessità di proteggere, con opere di difesa di tipo rigido, decine di chilometri di litorale».
Le opere di difesa rigide realizzate sono divenute insomma, nel tempo, una parte integrante del problema che avrebbero dovuto risolvere. Ciò non toglie tuttavia che esse, a giudizio della Regione, debbano essere a tutt'oggi ulteriormente incrementate: ne va dell'utilizzo intensivo della costa di cui sopra.
Così nel Giugno 2002 lo studio di fattibilità appena citato (finanziato dalla Regione Abruzzo con fondi CIPE) stimava necessaria «per opere ed interventi di ripascimento morbido, mediante versamenti di sabbie e di difesa rigida per il contenimento dell'erosione costiera» una somma complessiva «di € 97.000.000,00 netti» «che, comprensivi di spese generali, IVA e rivalutazione, in conseguenza dell'aumento dei prezzi […] e del fatto che, nel tempo trascorso dall'anno 2000 ad oggi , le opere e gli oneri di manutenzione e di ripascimento con sabbie sono aumentate a causa del mancato intervento previsto» secondo una recente delibera del Consiglio Regionale (Seduta del 13.6.2006. ) «sono ad oggi stimabili in circa € 150.000.000,00” (centocinquanta milioni)».
E' curioso però che nella stessa delibera del Consiglio Regionale i detti 150 milioni di euro diventino alla pagina appena successiva, e senza alcuna spiegazione, «€ 200.000.000,00 stimati necessari per contenere il fenomeno erosivo in atto».

Frattanto alcuni lavori (che interessano la costa dei comuni di Roseto, Montesilvano, Martinsicuro, Silvi-Pineto, Pescara Sud- Francavilla, Ortona, Fossacesia, Casalbordino, Vasto), per un importo di 34milioni di euro, sono già stati finanziati. Alcuni di essi, per un valore complessivo di € 14.400.000, sono già in esecuzione.

LA POLITICA REGIONALE DI GESTIONE DEL LITORALE.

«A causa di una limitata cultura «gestionale» nel campo marittimo-costiero […] di fatto è mancata una azione preventiva e di analisi complessiva della fascia costiera che consentisse di armonizzare gli interventi di difesa dall'erosione costiera nell'ambito di una linea generale di azione che […] si ponesse il problema di consentire uno sviluppo compatibile ne lungo periodo».
Sono parole di Paolo De Girolamo, docente di Ingegneria Marittima e Costiera presso la facoltà di Ingegneria dell'Università dell'Aquila e consulente della Regione Abruzzo.
Risalgono a Giugno del 2002, ma a tutt'oggi non hanno perso in nulla il loro valore.
A tutt'oggi la Regione Abruzzo non dispone (se si eccettua il Piano del Demanio Marittimo, che disciplina però le sole attività connesse alla balneazione) di una legge organica di difesa razionale del litorale e della costa.
«E' una situazione che appare per molti aspetti paradossale», spiega Michele Celenza della associazione Portanuova Vasto che ha studiato l'argomento, «se si pensa all'annoso e (abbiamo visto) costoso impegno che la Regione ha dimostrato nel produrre interventi efficaci forse localmente nel breve, ma inefficaci certamente –e anzi, nel caso della difesa rigida, dannosi- per l'insieme nel lungo. L'esatto contrario della politica di gestione raccomandata dalla UE.
In questa situazione, è normale che finiscano un po' dovunque per prevalere le spinte localistiche; e spesso a spese dello Stato. E' il caso, l'abbiamo visto, della programmata costruzione dei cosiddetti porti turistici (o porticcioli, come vengono talvolta vezzosamente chiamati). Un caso particolarmente significativo pare essere quello del porto turistico di Vasto».
«Noi non siamo un'associazione ambientalista e, per quanto sta a noi, per il niente che contiamo», aggiunge Celenza, «ma ci teniamo a che le cose siano chiare. Chiare come a Vasto (e non solo) non sono mai state: perché chiarezza significa fare delle scelte –se possibile- senza raccontare balle. Scelte che l'assurdo localismo della più parte della vecchia (e nuova) classe politica locale ha accuratamente evitato; e che hanno portato, da una parte –nell'assetto del territorio- ad accumulare una montagna di contraddizioni (di cui la zona di Punta Penna è un emblema); e, dall'altra –nelle parole dei nostri amministratori- ad accumulare simmetricamente, per l'appunto una montagna di paradossi».

25/09/2006 9.10