Nuove regole per il regime delle acque: la Regione chiede soldi alle imprese

Alessandro Biancardi

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La Regione si riappropria della titolarità sulle risorse idriche.
Lo fa attraverso un provvedimento legislativo che ha già ottenuto il placet della Giunta e che fa dire all'assessore alla gestione integrata dei bacini idrografici , Mimmo Srour, che «si tratta di una riorganizzazione importante e completa del settore in quanto interviene sia su ambiti lasciati scoperti dalla precedente normativa, sia su quelli per i quali le leggi del passato hanno perduto d'attualità».
L'articolato esaminato dalla Giunta e trasmesso al Consiglio regionale per il relativo iter legislativo, è piuttosto complesso e comprende tutta la materia di competenza delle Regioni, quali le funzioni amministrative relative alle derivazioni di acqua pubblica, alla ricerca, utilizzazione ed estrazione delle acque sotterranee, alla tutela del sistema idrico sotterraneo nonché alla determinazione dei canoni di concessione e all'introito dei relativi proventi.
Uno degli aspetti più innovativi della legge è quello contenuto nell'art. 12 che stabilisce come "le grandi derivazioni idroelettriche non possono essere più rinnovate dal concessionario, bensì concesse, a titolo oneroso, previa indizione di gara ad evidenza pubblica".
A regolare il tutto sarà un apposito Comitato tecnico-amministrativo-economico al quale spetterà studiare il contesto dell'intervento e decidere degli eventuali costi.
Non ci saranno più o, quanto meno, solo, enti gestori in forma monopolistica o oligopolista.
Le concessioni di derivazione d'acqua destinate a qualsiasi uso, sia grandi che piccole, si intendono assentite entro i limiti della disponibilità dell'acqua e comunque devono garantire: il minimo deflusso vitale, l'uso idropotabile relativo alle concessioni, le emergenze idriche potabili ed irrigue. Ciò significa, quindi, che il concessionario è tenuto al rilascio dei quantitativi d'acqua su semplice e motivata richiesta da parte della Regione.
«In questo caso», puntualizza l'assessore Srour, «il concessionario non ha diritto ad alcun indennizzo, ma alla sola riduzione del canone demaniale di concessione».
Il disegnio di legge prende in considerazione nel dettaglio e stabilisce criteri per valutare le acque reflue assimilabili alle domestiche ed i limiti e gli indirizzi tecnici per scarichi di acque reflue urbane provenienti da agglomerati con meno di 2000 abitanti equivalenti e per scarichi di acque reflue domestiche ed assimilabili. Anche progetti per nuovi impianti di depurazione dovranno essere vagliati ed approvati dalla Regione.

27/07/2006 10.32