Sempre più pale girano sui monti abruzzesi: soldi pubblici per utili privati

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. Si sceglie una zona dove piazzare l’impianto eolico, si chiede l’ok del Comune che spesso accetta per guadagnare qualche migliaio di euro che rivitalizzi le casse a secco. Tutto sembra logico e lineare. Ma da una inchiesta della rivista Site.it Marsica (www.site.it in distribuzione da oggi) a cura di Angelo Venti, si scopre che in ballo ci sono più soldi e più interessi di quanto si potesse immaginare.

ABRUZZO. Si sceglie una zona dove piazzare l'impianto eolico, si chiede l'ok del Comune che spesso accetta per guadagnare qualche migliaio di euro che rivitalizzi le casse a secco. Tutto sembra logico e lineare.
Ma da una inchiesta della rivista Site.it Marsica (www.site.it in distribuzione da oggi) a cura di Angelo Venti, si scopre che in ballo ci sono più soldi e più interessi di quanto si potesse immaginare.


Con l'apertura di un nuovo impianto, infatti, si mette in moto una bizzarra macchina che fa sostenere costi alla collettività per poi produrre utili ai privati.
«Le aree e i comuni interessati», si legge nell'articolo di Angelo Venti, «da progetti per la costruzione di nuovi impianti sono l' Alto Sangro, Valle Subequana, Barisciano, Tornimparte, Aielli, Gagliano Aterno, Cocullo, Anversa degli Abruzzi, Ortona dei Marsi, Collarmele, Collelongo e Civita d'Antino, San Benedetto in Perillis, Gioia dei Marsi, Pescina, Celano, Cerchio».
Decine di impianti che hanno alla base lo stesso sistema: richiesta al Comune, approvazione, costi pubblici e ricavi privati. Il tutto moltiplicato per migliaia e migliaia di euro.
«Ogni volta che si parla di un nuovo impianto», si legge ancora, «si forma lo schieramento dei contrari e lo schieramento dei favorevoli».
Ad ostacolare i progetti sono solitamente le associazioni ambientaliste che si oppongono allo scempio provocato dalla localizzazione delle pale sulla cima delle montagne, molto spesso di aree protette, con tutti i danni per le specie protette che lì vivono e nidificano.
Nel fronte dei sì, invece si schierano i Comuni, allettati dalle indennità di affitto, somme medio basse che in qualche modo potrebbero rimpinguare le casse di amministrazioni sempre più povere.
«Finora era opinione comune che a far proliferare le pale», scrive Venti, «fossero gli affari legati ai
lavori di messa in opera, magari finanziati con fondi europei, ma che poi gli impianti non producessero così tanto da giustificare la spesa. Non è così».

L'ESEMPIO DI RIALTO

Andando a spulciare lo Studio di fattibilità economico- finanziaria commissionato dal Comune di Rialto (Savona) all'Università Bocconi, il giornalista fa interessanti scoperte.
«Nello Studio, si analizzano i costi di acquisto, trasporto, montaggio, allaccio alla rete e gestione annua dei vari modelli di pale in commercio e si opta per tre pale dal diamentro di 52 metri ciascuna per una potenza complessiva di 2,55 MW. Per realizzare l'impianto completo si stimano 2.618.850 euro per le tre pale installate, 700mila euro per le opere accessorie e l'allaccio alla rete Enel, 60mila euro per lo sviluppo dell'iniziativa. Costo totale: 3.378.850 euro. Il ricavo annuo delle tre pale è calcolato pari a 395mila euro dalla vendita di energia
e 476mila euro dalla vendita dei certificati verdi. Totale annuo: 871mila euro».
Questo vuol dire che per pareggiare il costo dell'investimento di un impianto di tre pale di una potenza complessiva di 2,5 MW serviranno solo 4 anni.
«La vita prevista per l'impianto è di 20 anni e i costi di gestione annuale vengono indicati pari al 2% del costo d'impianto per i primi dieci anni e al 4% per gli ultimi dieci.
Gli utili netti dal 5° al 10° anno ammontano quindi a 800mila euro l'anno e quelli dal 10° al 20° anno a 735mila euro l'anno».

IL PUNTO NODALE

E qui arriva la chiave di volta: «di questa quantità di denaro, finora, solo una minima parte viene riconosciuta dai gestori degli impianti all'ente locale come canone di concessione». Ovvero, solo una minima parte finisce nelle tasche dei Comuni che hanno autorizzato l'impianto per un ritorno economico. Secondo stime dell'Enea, infatti, «la percentuale varia dall'1,5% al 3,5% dei ricavi. Nel caso in esame corrisponderebbe a una cifra ridicola, compresa tra i 13mila e i 30mila euro l'anno.
Il progetto di Rialto preso a modello per analizzare costi e ricavi è riferito a tre pale di una potenza complessiva di 2,5 MW. Ma l'Abruzzo è ricco di impianti di questo tipo ed è quindi da considerarsi una vera e propria pentola d'oro.
Solo nella zona della Marsica la rivista Site.it calcola 99 pale (17 a Collarmele, 8 a Cerchio, 11 ad Aielli, 18 a Pescina, 8 a Celano-Cerchio-Gagliano Aterno, altre 7 a Gagliano Aterno(località Monte Rimagi e 25 in località Colle Montone). Ma rovistando tra carte e documenti si trovano riferimenti ad altri impianti realizzati o progettati che interessano l'Alto Sangro, la Valle Subequana, la Marsica e l'Aquilano. Basta fare due calcoli per vedere che quantità di denaro gira insieme alle pale.
«L'assenza di una pianificazione regionale», si legge ancora nell'articolo, «prevista tra l'altro da uno specifico decreto sulle energie rinnovabili, ha portato ad una deregulation che rischia da un lato di intaccare le aree più delicate e selvagge e dall'altro di rallentare e bloccare lo sviluppo di questa fonte energetica a causa dei conflitti che genera a livello locale. Nel marzo scorso la Giunta regionale ha approvato lo schema di convenzione con
il Dipartimento Pricos dell'Università di Chieti, che dovrà entro sei mesi individuare
le aree vietate agli impianti eolici. Nella convenzione è previsto che si definiscano anche i criteri territoriali, energetici e fluidodinamici che consentano di fissare i requisiti minimi e le condizioni per localizzare e realizzare un impianto eolico.

LE CONTESTAZIONI DEL WWF

Il Wwf ha scritto più volte ai Comuni interessati dai progetti diffidando di concedere il nulla osta per l'impianto.
Le centrali eoliche di Gagliano Aterno, località Colle Montone, Monte Cerreto in Comune di San Benedetto in Perillis, Aielli, località Alto d'Accio si trovano infatti «in pieno Parco Naturale Regionale del Sirente-Velino, e, quindi, all'interno della zona protezione speciale inclusa nella rete dell'Unione Europea di zone di importanza particolare per la tutela delle specie di uccelli di maggiore importanza scientifica e naturalistica d'Europa».
Le zona sono inoltre importanti per diverse specie di uccelli tutelati a livello comunitario, come l'Aquila reale (almeno due coppie), il Falco pellegrino, il Grillaio (uno dei rapaci più rari d'Europa), Falco pecchiaiolo, Tottavilla, Averla piccola, Calandro, Gracchio corallino, Grifone che nidificano e si alimentano all'interno dell'area protetta sopra ricordata. In alcuni casi si tratta delle maggiori popolazioni a livello italiano (ad esempio, Gracchio corallino).
«E' ampiamente dimostrato», ha scritto Dante Caserta responsabile del Wwf, «come le centrali eoliche arrechino un pesante impatto sulle popolazioni di un gran numero di uccelli, soprattutto per collisione con le pale rotanti, ma anche per disturbo e perdita di habitat, appare evidente il danno faunistico potenziale. L'impatto sarebbe notevole inoltre, per la perdita di habitat e allontanamento per disturbo, per diverse specie di mammiferi tra cui il lupo, il capriolo, il gatto selvatico e diverse specie di pipistrelli particolarmente suscettibili di collisione».

QUALCHE DATO TECNICO

Le torri delle centrali eoliche per produzione di energia elettrica da mettere in rete sono alte tra 70 a 120 metri,. Solitamente hanno tre pale. In Abruzzo sono stati proposti aerogeneratori rispettivamente da 0,8, 1,5 e 2 MW, di altezza variabile tra 75 e 100 metri.
Si stima i parchi eolici della Navarra (400 aerogeneratori) uccidano ogni anno circa 6000 uccelli, tra cui circa 400 Grifoni. Più recenti sono gli studi che riguardano la mortalità sui pipistrelli. Un recente studio ha dimostrato negli Stati Uniti che possono esserci tassi di mortalità di ben 1 esemplare morto al giorno per ogni singolo impianto. Si deve considerare che gran parte delle specie di chirotteri europei è in drastico calo numerico. Per i mammiferi i problemi derivano soprattutto dal disturbo derivante dal rumore e dal disturbo causato dalla costruzione delle strade.

27/07/2006 10.04