50 anni fa la scoperta dei bisnonni abruzzesi: i cromagnoniani del Fucino

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. Nel 1956 Antonio Mario Radmilli (Professore di Antropologia all’Università di Pisa) scopre i resti ossei dei più antichi uomini trovati in Abruzzo: i cromagnoniani del Fucino.
A 50 anni di distanza dalla più importante scoperta antropologica della Regione, il Museo Universitario di Storia delle Scienze Biomediche, in collaborazione con la Soprintendenza Regionale per i Beni Culturali e con il Museo delle Genti d'Abruzzo, rivisita quella scoperta e propone al grande pubblico una ricostruzione della vita quotidiana della prima comunità abruzzese conosciuta attraverso fossili e vissuta oltre 12000 anni fa sulle rive del Lago del Fucino.
Si tratta di una scena tridimensionale (diorama) nella quale sono stati ricostruiti sia due dei fossili umani (la fanciulla chiamata Marita 1 ed il maschio adulto chiamato Marita 2), sia l'ambiente di vita dell'antica comunità che nel Paleolitico finale viveva ai margini del Lago con un'economia di sussistenza, pescando e catturando uccelli di passo, anfibi, piccoli roditori.
Nell'occasione saranno presentate (da parte del Preside della Facoltà di Lettere dell'Università G. d'Annunzio, Prof. Stefano Trinchese) anche le opere postume del Prof. Radmilli riguardanti la Preistoria dell'Abruzzo in generale.
Saranno anche ascoltate le testimonianze di alcuni protagonisti dell'epoca: Claudio de Pompeis (mecenate ospite del Radmilli in Abruzzo) e Renata Grifoni Cremonesi, primo antropologo a “prendere in mano” i resti fossili dei più antichi abruzzesi.
La cerimonia sarà preceduta da saluti delle autorità e dei rappresentanti degli Enti che hanno reso possibile l'iniziativa: per l'Università d'Annunzio sarà presente il Rettore, Franco Cuccurullo, per la Direzione Regionale dei Beni Culturali, Roberto di Paola e per la Fondazione Cassa di Risparmio della Provincia di Chieti, l'architetto Mario Di Nisio.

11/07/2006 9.36