Sul Gran Sasso nati in primavera 50 piccoli di Camoscio

Alessandro Biancardi

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ASSERGI. La primavera 2006, nonostante la forte nevicata tardiva, non ha compromesso le nascite sul Gran Sasso ed è stata, al contrario, particolarmente soddisfacente per il Parco che ha visto crescere la popolazione del suo animale simbolo, il camoscio, di 50 nuovi nati.
I giovani camosci vengono alla luce su aerei rifugi, sulle pareti più inaccessibili che le femmine cercano e utilizzano in questo importante e delicato momento. Ed è proprio tra la fine di maggio e i primi di giugno che i tecnici dell'Ente effettuano, con consueto impegno, passione e professionalità, il monitoraggio dei camosci tramite la radiotelemetria e gli avvistamenti diretti, intensificando gli sforzi e le missioni per cercare di contare i nuovi nati.
Grazie anche ai progetti di gestione della specie co-finanziati dall'Unione Europea, la popolazione di Rupycapra Ornata, definita a buon diritto, “il Camoscio più bello del mondo”, è in soddisfacente espansione sul territorio che, senza eguali nell'Appennino, è l'habitat di vita e proliferazione più idoneo.
Il lieto evento della scorsa primavera dunque, porta a quota 250 – 300 il numero dei camosci presenti nel Parco. «Un trend positivo – spiega il Presidente dell'Ente, Walter Mazzitti – che ripaga degli sforzi fatti in direzione della conservazione della natura e della eco-sostenibilità ambientale e della gestione e conservazione di questo straordinario ungulato, unico mammifero italiano tutelato dalla Convenzione di Washington oltre che dalla direttiva europea “Habitat”».

10/07/2006 17.02