Presentato il piano di sviluppo rurale

Alessandro Biancardi

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L’AQUILA. L’assessore regionale all’Agricoltura, Marco Verticelli, ha presentato nella sesta commissione per le politiche comunitarie la prima stesura del nuovo Piano di Sviluppo Rurale (PSR). Ancora tanto lavoro da fare. Si aspettano i pareri dei gruppi consiliari.
Il piano è uno strumento indispensabile per il rilancio del settore, vitale per l'economia dell'Abruzzo ma sembra che ci sia ancora molto lavoro da fare.
Prima di essere sottoposto al vaglio dell'Unione Europea, attende ora i suggerimenti e le osservazioni dei gruppi politici regionali.
«Il Piano», ha spiegato Walter Caporale, presidente della sesta commissione per le Politiche Europee e Capogruppo regionale dei Verdi, «rappresenta un momento determinante e centrale per il futuro dell'economia della nostra regione».
Potrebbe quindi essere l'occasione per lanciare sul territorio regionale un progetto di coordinamento e di sinergia tra istituzioni ed agricoltori, considerando che in un territorio ampio ma scarsamente popolato operano numerosi enti coinvolti nella programmazione e nel miglioramento del sistema agroalimentare: università (in particolare la Facoltà di Agraria dell'Università di Teramo), enti regionali, Enti Parco, Corpo Forestale ecc..

«Per quanto riguarda le misure finalizzate a migliorare la qualità della produzione e dei prodotti agricoli asbruzzesi», sottolinea ancora Caporale, «il Piano prevede interventi mirati a risarcire i costi della messa in conformità degli agricoltori rispetto alle norme europee, nonché le pratiche di certificazione e le attività di informazione e promozione».
Al momento nella regione mancano misure tese a favorire la progettazione e lo sviluppo della qualità nel sistema agricolo e agroalimentare regionale.

Per le misure finalizzate a promuovere l'utilizzo sostenibile dei terreni agricoli, invece, i Verdi ritengono che sarebbe opportuno un intervento a favore della zootecnia nelle aree marginali, che favorisca al tempo stesso la conservazione e la valorizzazione del patrimonio zootecnico autoctono.
«Anziché dosare i finanziamenti soltanto su parametri quantitativi (carico animale, fascia altimetrica)», spiega ancora Caporale, «sarebbe più utile introdurre elementi di giudizio che orientino il premio verso l'effettiva conservazione della biodiversità animale e della presenza umana nelle aree più marginali».

MIGLIORAMENTO DELL'AMBIENTE
Per il miglioramento dell' ambiente e dello spazio rurale bisognerebbe intervenire sulle compensazioni del reddito degli operatori agricoli delle aziende ubicate in zone montane svantaggiate, erogare aiuti diretti al reddito degli agricoltori che adottano metodi di produzioni biologica, sostenere economicamente la diversificazione ambientale e la manutenzione dei boschi per il mantenimento della biodiversità.

«Tuttavia», denuncia Caporale, «nella bozza di tale programmazione regionale non si ritrovano riferimenti concreti alle problematiche, purtroppo sempre più frequenti per la regione Abruzzo, di erosione, compattamento del suolo e perdita di CO2 e diminuzione del tenore di sostanza organica che hanno determinato e stanno determinando significative riduzioni di fertilità del terreno agrario».

Mancano, inoltre, indicazioni importanti circa i mezzi e gli strumenti per la valutazione ed il monitoraggio frequente e continuo delle condizioni fisiche, chimiche, biologiche del suolo agrario e per la verifica della sostenibilità o meno delle pratiche agronomiche utilizzate.
«Andrebbero valorizzate», continua l'esponente dei Verdi, «implementate, sostenute tecnicamente e finanziariamente quelle pratiche agronomiche che garantiscano una protezione continua dai fenomeni di erosione».

La prima bozza quindi sembra riferirsi quasi esclusivamente ad una funzione della Regione in quanto ente erogatore ed al ruolo, importante ma secondario, di enti o soggetti impegnati nella formazione in campo.
«Solo parte dei contributi raccolti nei tavoli di concertazione è stata inoltre raccolta nel documento in esame», chiude Caporale, «nn c'è traccia del lavoro svolto per valutare i fabbisogni in termini di innovazione tecnologica, né delle proposte avanzate in materia di ricerca e di miglioramento della competitività»

07/07/2006 9.06