L’emergenza che non c’è dà pieni poteri al Commissario per il bacino Aterno

Alessandro Biancardi

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APPROFONDIMENTO. Nominato in fretta e furia un commissario che fronteggi la situazione di «pericolo» e a cui è consentito operare derogando leggi nazionali e regionali, piani regionali, provinciali e comunali. 15 milioni di euro investiti per «monitorare emergenze» e stilare priorità. Ma le associazioni ambientaliste denunciano: «non c’è nessuna crisi da tenere a bada».



APPROFONDIMENTO. Nominato in fretta e furia un commissario che fronteggi la situazione di «pericolo» e a cui è consentito operare derogando leggi nazionali e regionali, piani regionali,
provinciali e comunali. 15 milioni di euro investiti per «monitorare emergenze» e stilare priorità.
Ma le associazioni ambientaliste denunciano: «non c'è nessuna crisi da tenere a bada».

Il 9 marzo scorso è arrivata la nomina del nuovo commissario (Adriano Goio) per il Bacino Aterno a cui sono stati attribuiti «poteri amplissimi di adozione di piani stralcio, di scelta di interventi e di opere da realizzare». Altrettanto amplissime sarebbero le possibilità del commissario di agire al di fuori del disposto di leggi nazionali e regionali, di piani regionali, provinciali e comunali, di
regolamenti e disposizioni.
«E' previsto persino che possano essere sostanzialmente o completamente superati», denunciano le associazioni ambientaliste, «obblighi comunitari severi come le procedure per le Valutazioni dell'Impatto Ambientale (V.I.A. o per l'intero bacino la VAS).
Al Commissario, quindi, attraverso la protezione civile, è stata assegnata, insieme ai poteri
straordinari a cui si fa ricorso in caso di disastri quali terremoti, alluvioni o tsunami (e per cui non si fanno ovviamente gare d'appalto e quant'altro), anche una sostanziosa dotazione economica.

In seguito alla decisione, presa dal Governo Berlusconi, i gruppi ambientalisti (Eva, Italia nostra, Federazione pro natura, Lac – lega anticaccia, Legambiente, Marevivo, Mila-donnambiente, Pescambiente, Wwf Abruzzo, Circolo per la valorizzazione delle terre pubbliche, Comitato terra) hanno costituito un comitato ragionale che si oppone ad «un atto inspiegabile e istituzionalmente gravissimo, che si somma ai tanti succedutisi negli ultimi anni e tendenti al controllo insostenibile delle risorse delle o per il fiume».
Secondo le associazioni il risanamento degli ambienti fluviali « non può essere conseguito al di fuori della pianificazione su scala di bacino - prevista dall'ordinamento esistente - né tanto meno espropriando gli Enti Locali dei loro compiti e delle risorse economiche finalizzate».
Il commissariamento, «è la negazione della partecipazione democratica e della informazione Pubblica», tuonano le associazioni, «il rischio è di non risolvere i problemi ambientali ma persino di contribuire ad aggravarli».

Ma la cosa ancora più assurda è che non ci sarebbe nessuna situazione di crisi da fronteggiare. «La situazione dell'inquinamento è migliore rispetto agli anni precedenti», spiegano le associazioni. E secondo il Rapporto sullo Stato dell'Ambiente in Abruzzo nel 2005, pubblicato dall'ARTA, non si evince in alcun modo essere intervenuta una crisi come quella invocata: i punti monitorati periodicamente sul bacino hanno fornito in 5 casi il risultato di “buono stato”, in 1 caso “sufficiente”, in 4 casi “scadente” e solo un tratto è classificabile come “pessimo”.


LE TAPPE DEL COMMISSARIAMENTO
Il 14 dicembre 2005 il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, dichiara con proprio decreto: “Lo stato di emergenza in relazione alla crisi di natura socio-economico-ambientale determinatasi nell'asta fluviale del bacino del fiume Aterno”.
«Non solo dimentica di citare il Pescara», fanno sapere le associazioni ambientaliste, «commettendo un errore sostanziale per la definizione del bacino (che si chiama appunto Aterno-Pescara), ma dimentica di dire da dove ha ricavato la gravissima notizia dell'emergenza».
Il 31 gennaio 2006 una nota del Presidente dell'Abruzzo Ottaviano Del Turco rappresentata al Governo la crisi socio-ambientale; in essa non si parlerebbe di quella economica.
Il 24 febbraio 2006 il governo acquisisce, con una seconda nota, l'intesa della Regione Abruzzo.
Il 9 marzo 2006 - Con Ordinanza n. 3504 - solo 12 giorni dopo l'intesa - il presidente del Consiglio dei Ministri, nomina Adriano Goio Commissario delegato per la realizzazione degli interventi urgenti «per il superamento della situazione di emergenza socio-economico-ambientale determinatasi».
Il decreto del marzo scorso recita infatti «Considerato che la situazione emergenziale in atto non consente l'espletamento delle procedure ordinarie, bensì richiede l'utilizzo di poteri straordinari in deroga alla vigente normativa …».

LE SCADENZE DEL COMMISSARIAMENTO
Il commissariamento costituisce un atto delicatissimo ed estremo nel nostro ordinamento legislativo ed istituzionale, e quindi, per poter essere adottato, deve avere: una scadenza temporale definita, la certificazione un organismo tecnico che attesti l'avvenuta emergenza e la dimostrazione della impossibilità, effettiva di risolvere l'emergenza all'interno del quadro legislativo vigente.
La scadenza temporale, tuttavia, viene di volta in volta forzata e “normalmente” rideterminata. La scadenza del commissariamento attuale è fissata al 31 dicembre 2006, ma è ovviamente prevista l'adozione di atti successivi per prolungarne la durata.

EMERGENZA COME IN CASO DI DISASTRO
Le associazioni ambientaliste si chiedono quando e da dove è nata l'esigenza di istituire un commissario con tali poteri.
«Non sappiamo quale organo tecnico-scientifico competente in materia ambientale o chi abbia certificato alla Giunta regionale ed al Governo centrale l'intervenuta situazione di “grave crisi” di tale urgenza e dimensione che sarebbe non fronteggiabile con gli strumenti ordinari».
Fatto sta che lo scorso 18 maggio sono stati stanziati bel 15 milioni di euro per «monitorare l'emergenza e stilare il programma delle iniziative prioritarie».
Dalla lettura minuziosa portata avanti dalle associazioni dei dati pregressi risulterebbe una situazione in miglioramento del bacino rispetto agli anni passati: « l'inquinamento c'è, ma è leggermente diminuito con la de-industrializzazione, il potenziamento delle reti idriche e fognanti e degli impianti di depurazione (S. Martino- Chieti, collettamento degli scarichi di Spoltore, S. Giovanni Teatino…, per citare esempi di dimensioni rilevanti)».
Dal “Rapporto sullo Stato dell'Ambiente in Abruzzo nel 2005”, pubblicato dall'ARTA sulla base di propri dati ufficiali, non si evince in alcun modo essere intervenuta una crisi come quella invocata: i punti monitorati periodicamente sul bacino hanno fornito in 5 casi il risultato di “buono stato”, in 1 caso “sufficiente”, in 4 casi “scadente” e solo un tratto è classificabile come “pessimo”.
Dal rapporto si evince invece come altri fiumi abruzzesi quali il Saline, il Moro, il Feltrino, stiano decisamente peggio e meritano il giudizio di “pessimo” stato.
Il provvedimento di commissariamento appare, quindi, clamoroso ed immotivato sotto il profilo tecnico scientifico. «Vorremmo pertanto che si conoscesse pubblicamente», continuano gli ambientalisti, «il testo della relazione sullo stato di crisi inviato dalla Regione Abruzzo al Governo»

I PRECEDENTI IN ITALIA
Di questo genere, è bene precisarlo, non se ne sono trovati. In Italia sono stati istituiti alcuni commissariamenti, soprattutto nell'ambito dei rifiuti, come in Campania, Calabria, Puglia e Sicilia. Sul fiume Sarno, dopo la tragedia avvenuta, opera da anni un commissario che si occupa anche dell'inquinamento del fiume; ma opera anche un'Autorità di bacino insieme a tutti gli altri Enti preposti.
Il provvedimento di commissariamento per l'Abruzzo, invece, appare un precedente nazionale.

L'ESTENSIONE TERRITORIALE ED IL RILIEVO ISTITUZIONALE DEL
COMMISSARIAMENTO
Non ci si rende conto della pesantezza dell'atto di commissariamento ma è bene precisare che il precedente Governo ha di fatto sottratto alla comunità abruzzese e al suo governo legittimo ogni decisione su un terzo del territorio regionale .
Il bacino dell'Aterno-Pescara, infatti, integralmente regionale, misura circa 3.200 kmq ed è il più esteso tra quelli della penisola con foce in Adriatico.
In base alle portate idriche medie annuali, l'Aterno - Pescara è collocabile fra i primi 10 fiumi italiani, mentre per lunghezza dell'asta fluviale è all'incirca al ventesimo posto.
Per la sua importanza, all'interno dei primi Piani Triennali per l'Ambiente varati in seguito all'istituzione del Ministero per l'Ambiente, fu dichiarato “bacino sperimentale”.
Il bacino commissariato include il territorio di “soli” 98 comuni abruzzesi (di cui 96 interamente, e due - Chieti e Moscufo - parzialmente), 3 delle quattro province (L'Aquila, Chieti e Pescara), 3 Parchi Nazionali, uno Regionale, 5 Riserve Regionali, una Riserva Statale.
In pratica è commissariato, per grave emergenza intervenuta, un terzo della superficie dell'Abruzzo in cui gravitano circa 500.000 persone (il 40% dei suoi abitanti) ed almeno altrettanti visitatori e turisti all'anno.

I COMPITI DEL COMMISSARIO

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I compiti affidati nel decreto sono vastissimi e praticamente onnicomprensivi. Prime tra tutte le
opere di regolazione della portata del fiume al fine di assicurare il Deflusso Minimo Vitale (DMV) nonché consentire l'uso di acque superficiali per usi duali (potabilizzatori di acque di fiume?). Poi ancora la realizzazione fogne, depuratori (anche ampliamenti).
Inquietante è il riferimento a “tutte le iniziative ritenute comunque necessarie per il superamento del contesto emergenziale”.
E poiché tale contesto è stato definito per gli aspetti socio-economico-ambientali, il commissario può fare quel che vuole in ogni ambito.

I POTERI DEL COMMISSARIO
L'elenco delle leggi, decreti, regolamenti che il commissario è autorizzato a derogare è vastissimo, quasi completo: dalla disciplina delle gare ed appalti, alla Valutazione dell'Impatto ambientale.
I nostri Enti Locali verranno surrogati: “l'approvazione e l'autorizzazione da parte del Commissario delegato sostituiscono ad ogni effetto, visti, pareri, autorizzazioni e concessioni di organi regionali, provinciali e comunali e costituiscono, ove occorra, variante agli strumenti urbanistici del comune,… all'imposizione dell'area di rispetto e comporta dichiarazione di pubblica utilità delle opere, e di urgenza ed indifferibilità dei relativi lavori” (cfr. Ordinanza PCM 9 Marzo 2006, n. 3504 da cui il brano è tratto integralmente).
E gli stessi Enti locali e territoriali devono mettersi a disposizione (praticamente all'obbedienza): “Per la realizzazione degli interventi finalizzati al superamento della crisi socio-economico-ambientale in ordine all'inquinamento determinatasi nell'asta fluviale del bacino del fiume Aterno, richiede ogni necessaria collaborazione alle Amm. Periferiche dello Stato, Amm. Regionale, Uffici territoriali del Governo, Province, Comuni, Aziende speciali, consorzi, ARTA” (integralmente
tratto dall' Ordinanza PCM 9 Marzo 2006, n. 3504).
«Si noti», sottolineano le associazioni ambientaliste, «la delicatezza nell'uso del termine “collaborazione” che va letta in realtà come “subordinazione” … Chi la negasse ad un commissario, rischierebbe l'arresto».

A QUALI COMPITI FONDAMENTALI ABDICA LA REGIONE
La legge 183/89 di difesa del suolo prevedeva, per le Regioni, l'obbligo di istituire, per i bacini idrografici dei fiumi di competenza regionale quale l'Aterno-Pescara, una Autorità di Bacino.
La Regione Abruzzo ha deliberato che tale Autorità, piuttosto che essere indipendente, fosse una struttura della Giunta regionale ed ha istituito in questo modo l'Autorità di Bacino con L.R. 81/98.
Non risulta però che abbia reso effettivamente operativo tale provvedimento: ha evitato di nominare il segretario generale, i Comitati tecnici ed i Comitati Istituzionali, non ha formalizzato per lungo tempo presso gli organi centrali l'esistenza di questi riferimenti: si è limitata ad incaricare un dirigente regionale “facente funzioni”.
Il recente Decreto Legislativo 152/06 (varato dal governo passato) ha poi modificato questo assetto prevedendo l'abolizione delle Autorità di Bacino e la creazione di “Distretti Idrografici”.
Il commissariamento effettuato in Abruzzo dal Governo Berlusconi , è stato concepito e reso facile, quindi, da un lato, dalla non applicazione della normativa “storica” in questa regione e, dall'altro, dalla previsione dell'entrata in vigore della nuova normativa ambientale che il
Governo uscente si accingeva ad approvare.
«Le inadempienze passate della Regione Abruzzo», denunciano le associazioni ambientaliste, «sono anch'esse molto sospette, visto che hanno consentito, negli anni, alcuni fatti molto gravi come lo scempio realizzato in zona di esondazione e di espansione delle acque di piena (rischio elevato), come il Megalò; il tentativo - per ora scongiurato - di scippare l'acqua del fiume Pescara da parte di una multinazionale anglo-americana».

Alessandra Lotti 28/06/2006 10.53