Quanti giochi dietro la nomina del commissario di Pescara 2009

Alessandro Biancardi

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  PESCARA. Il prefetto Lalli rinuncia, l’altro giorno aveva rinunciato pure l’altro candidato: il manager della Università D’Annunzio. Ora però le cose cambiano. C’è alta concentrazione del mondo politico sulla figura di vertice che avrà pieni poteri decisionali sulla imponente macchina che stenta a mettersi in moto.  

 


PESCARA. Il prefetto Lalli rinuncia, l'altro giorno aveva rinunciato pure l'altro candidato: il manager della Università D'Annunzio. Ora però le cose cambiano. C'è alta concentrazione del mondo politico sulla figura di vertice che avrà pieni poteri decisionali sulla imponente macchina che stenta a mettersi in moto.


 


Alla notizia oggi viene dato un gran risalto.
Il prefetto di Pescara ha rinunciato alla nomina a commissario ad acta dei Giochi del Mediterraneo.
Giuliano Lalli, indicato da Paolini, uomo vicino al sindaco D'Alfonso, era dato per certo quale commissario per gestire la montagna di soldi (che ancora non si vedono) per l'organizzazione dei Giochi del 2009.
E proprio quando c'è una grande attenzione verso una torta che l'Abruzzo non è abituata a gestire, si riscontrano uno stallo, un batti e ribatti, un tergiversare che va contro ogni logica.
E' quello il segnale che dietro vi è in atto una guerra degli interessi forti e che nessuno è pronto a cedere.
L'obiettivo è sempre lo stesso: fare in modo di accaparrarsi la fetta più grande e magari accontentare amici e amici degli amici che poi possono tornare sempre utili.
Appalti: la parola magica di sempre.
Dentro vi sono come al solito gli imprenditori, quelli grossi della nostra regione che vogliono fare il businnes, gli amministratori a vari livelli e tutti vogliono avere un ruolo importante nel decidere e gestire l'evento.
Intanto non si parla più del Villaggio di Chieti che dovrà ospitare gli atleti.
Sono ormai diverse settimane che sembra non vi siano sostanziali novità.
Intanto il ritardo accumulato è già molto.
Ancora una riprova che le priorità oggi sono tutte concentrate sulla nomina della figura di vertice e non sulle cose da fare e le procedure da rispettare.

In tutta questa storia sono molte le cose che non tornano ed i giochi che ancora sfuggono.
Intanto, è parsa apprezzabile la rinuncia del prefetto che ha deciso di non mettere le mani in un affare che poco ha a che fare con la sua carica come dice egli stesso («In qualità di Prefetto di Pescara, ritengo che, trattandosi di interventi che riguardano prevalentemente strutture sportive, la scelta del commissario possa opportunamente ricadere su altra autorità che meglio possa interpretare le esigenze dei giovani e dello sport»).
Che c'entrava infatti il prefetto? Poco o nulla. Solo l'uomo giusto al posto giusto per qualcuno.
Ma forse un rischio troppo grande da correre.

E' oltremodo strano poi che l'altra figura emersa, veramente dal nulla, sia quella di Marco Napoleone, il manager dell'università Gabriele D'Annunzio che proprio ieri a sorpresa aveva rinunciato alla candidatura.
«La figura di Lalli è troppo importante per me… mi ritiro volentieri».
Una scelta di ossequio e di rispetto verso la carica istituzionale, forse verso l'uomo.
Ma ora che Lalli ha fatto un passo indietro cosa succederà?
Ma come si è arrivati tra i candidati ad indicare la figura di Napoleone?
Qualche sospetto c'è.
«Mi sembrava logico», ha detto il presidente Ottaviano Del Turco, «e di grandissimo buon senso, per scegliere il commissario che doveva occuparsi dei lavori per i Giochi ed essendo il più grande dei lavori quello della costruzione del Villaggio, che l'incarico dovesse ricadere sul direttore generale dell'università. Ho scoperto inopinatamente che, dopo avere accettato molto volentieri la designazione, il dottor Napoleone ha ritenuto, non si capisce per quale ragione, che la persona più adatta fosse il prefetto di Pescara, che in questo periodo ha molti grattacapi per le ragioni per cui sono nati prefetti in Italia e, cioè, ordine e sicurezza pubblica».
Poi Del Turco parla di «misteri dei giochi».

E già qualche misteruccio c'è… che poi sono i soliti segretucci che non valgono quattro soldi e che tutti sanno.
Chi ha voluto Napoleone? Perché?
Chi ha deciso che la persona giusta fosse questo manager, capace, braccio destro indispensabile del rettore Franco Cuccurullo, che comunque è una persona dai molteplici interessi e cariche, con pregevolissime doti ubique, ma è pur sempre una persona che finora è rimasta fuori dai giochi politici, accontentandosi soltanto di quelli che riguardavano l'università.

Che sia arrivato il momento di oltrepassare il recinto del “feudo”?

L'assessore al turismo Paolini è molto rammaricato perché il prefetto gli ha scompaginato i piani ed i progetti messi faticosamente su con arte diplomatica.
Ma forse era tutto stato previsto.
Perché correre il rischio di dare l'incarico della gestione di un ingente futuro patrimonio da gestire al massimo esponente amministrativo della università che guarda caso sta a 100 metri dalle terre da colonizzare con il villaggio, quando poi la stessa università è parte del grande gioco in corsa per rilevare parte delle strutture che saranno costruite per gli atleti?
Siamo davvero sicuri di non stare per formalizzare un pericoloso conflitto di interessi?


CHI E' MARCO NAPOLEONE


14/06/2006 11.00