I numeri dell'economia in Abruzzo: le imprese, i sindacati, la politica

Alessandro Biancardi

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SPECIALE. PESCARA. Il 12 maggio 2006, nella “Quarta giornata dell’economia”, è stato presentato il rapporto sull’economia reale della provincia. Di seguito Un estratto della relazione, la possibilità di scaricarla integralmente, tutte le tavole riassuntive che tracciano un quadro dettagliato della attività economica in provincia.


LO STATO DELLA REGIONE SECONDO I SINDACATI



L'ECONOMIA TERAMANA



I temi dello sviluppo e della competitività sono stati al centro del dibattito delle due giornate organizzate dalla Camera di Commercio di Pescara.
Nell'occasione della “Quarta giornata dell'economia” è stato presentato il rapporto provinciale “L'economia reale dal punto di vista delle Camere di Commercio”, che in questa sede illustriamo e pubblichiamo integralmente.
Il rapporto intende fornire un contributo basato anche sull'analisi dei processi di trasformazione in corso, a partire dai quali possono essere evidenziati gli obiettivi strategici e, di conseguenza, gli interventi necessari a sostenere un effettivo rilancio della competitività e dello sviluppo nella provincia di Pescara.
Il Rapporto 2006 sullo stato dell'economia rappresenta un'occasione importante per favorire il
dibattito sui problemi del territorio e sulle possibili strategie di sviluppo.
«La capacità competitiva del nostro sistema produttivo», si legge nella introduzione, «presenta ancora oggi diverse incognite, legate soprattutto alla effettiva “tenuta” del tessuto di piccole e piccolissime imprese e del suo modello di specializzazione rispetto alla globalizzazione dei mercati. Tali difficoltà sono ulteriormente acuite dall'emergere di nuovi Paesi nella competizione internazionale sia come grandi esportatori di merci che come grandi importatori di capitali».
La partecipazione attiva alla vita economica della provincia di Pescara si esercita soprattutto attraverso rapporti di associazionismo e cooperazione tra piccole e piccolissime imprese anche con l'importante contributo delle associazioni di categoria.
«Una corretta e completa informazione economica su questi temi», continua la presentazione, «è oggi più che mai necessaria per una razionale ed ottimale programmazione degli interventi sul territorio, per una più funzionale gestione delle risorse e per una valutazione in termini di efficienza e di efficacia degli obiettivi e dei risultati dell'attività pubblica. Il successo economico dipende, infatti, non solo dal settore privato, dalla sua capacità di operare in un mercato globale e altamente concorrenziale, ma anche da fattori quali la fiducia nelle scelte del settore pubblico e dalla capacità delle istituzioni di metterle in pratica».

LA RELAZIONE DEL PRESIDENTE DELLA CAMERA DI COMMERCIO DI PESCARA, EZIO ARDIZZI

«Le risultanze economiche del 2005 evidenziano un mercato in profondo mutamento», ha detto Ardizzi, «caratterizzato da una sempre più intensa globalizzazione degli scambi, dall'emergere di nuovi paesi nella competizione internazionale e da un peso sempre più crescente sullo sviluppo dell'innovazione tecnologica. Il mercato è divenuto estremamente selettivo e questo determina da un lato, il tramonto delle imprese di vecchia concezione incapaci di fronteggiare gli avvenuti mutamenti, dall'altro l'emergere delle realtà imprenditoriali che hanno saputo adeguarsi e sfruttare al meglio l'evoluzione dello scenario economico».
Le previsioni per l'anno 2006 mostrano l'insorgere di segnali di ripresa per la nostra economia.
Sono, infatti, positive le aspettative per quel che riguarda la crescita del PIL, del valore aggiunto, delle esportazioni e dell'occupazione.
Ma per far sì che la ripresa economica possa consolidarsi ed assicurare un duraturo sviluppo è necessario che vengano attuate, secondo la Camera di Commercio, politiche che coinvolgano tutti gli operatori, sia pubblici che privati, in grado di eliminare i punti di debolezza del nostro sistema e di enfatizzare le sue eccellenze.
«La moda, l'arredamento, la meccanica e l'agroalimentare costituiscono un punto di forza del nostro settore manifatturiero», ha aggiunto Ardizzi, «ma per consentire una adeguata competitività di tali comparti, in ambito internazionale, è necessario che il “Made in Italy” sia rivolto verso le produzioni ad alto valore aggiunto che necessitano di “know-how” non imitabili dalla concorrenza, abbandonando i segmenti di mercato di minore qualità che, oltre a essere scarsamente remunerativi, sono ormai divenuti monopolio dei paesi emergenti. Altra mossa fondamentale per fronteggiare e cogliere le opportunità della globalizzazione dei mercati è quella di favorire l'aggregazione e la cooperazione tra imprese visto che il nostro sistema produttivo è caratterizzato da una prevalenza delle imprese di piccola dimensione. Consorzi, distretti industriali, accordi produttivi e commerciali sono il futuro per le nostre imprese. Tali forme di aggregazione sono, infatti, necessarie per consentire preziose economie di scala e permettere il controllo di tutte le fasi di lavorazione e di commercializzazione dei prodotti. In tal modo anche le imprese di piccola dimensione sono in grado di competere sui mercati mondiali ad armi pari con i concorrenti esteri e di poter meglio controllare le filiere di commercializzazione».

E' allora necessario agire subito per invertire la rotta.
Per il turismo la ricetta Ardizzi punta sulla unità delle strategie nazionali.


SINTESI DEL RAPPORTO 2006 DELLA PROVINCIA DI PESCARA
(SCARICA LA VERSIONE INTEGRALE)


TUTTE LE TAVOLE STATISTICHE DELLE IMPRESE DELLA PROVINCIA DI PESCARA


LE IMPRESE NELLA PROVINCIA DI PESCARA CONTINUANO A CRESCERE


Nonostante il perdurare di una congiuntura non favorevole alla crescita economica, secondo i dati del Registro Imprese della Camera di Commercio di Pescara, lo stock di imprese della nostra provincia
continua a crescere: le imprese iscritte al 31.12.2005 risultano 34.658.
Le imprese di nuova costituzione sono state 2.537, a fronte di 1.827 cessazioni. Pertanto il saldo complessivo è risultato positivo per 710 unità, superiore a quello registrato lo scorso anno (679).
In termini di forma giuridica, il tessuto produttivo provinciale appare caratterizzato da una prevalenza di imprese con la forma giuridica di ditta individuale, che rappresentano complessivamente il 61,3% del
totale delle imprese iscritte nel 2005.
Le società presentano un'incidenza del 36,4% sul totale, suddivise in società di capitali (14,9%) e società di persone (21,5%).

LE IMPRESE ARTIGIANE


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Analizzando i dati relativi alle imprese artigiane, si evidenzia la forte vocazione artigiana della nostra provincia: al netto delle imprese agricole, il 23,6% delle imprese registrate è costituito da tale tipologia
di impresa.
Le imprese artigiane si concentrano soprattutto nei settori delle Costruzioni (30,1%), Attività manifatturiere (27,3%) e Altri servizi pubblici, sociali e personali (14,2%).

LE IMPRESE EXTRACOMUNITARIE

Nel 2005 continua, inoltre, l'espansione delle imprese extra-comunitarie: gli immigrati si stanno dimostrando capaci di conquistare spazi economici sempre più significativi, anche al di là di quelli comunemente fissati dagli stereotipi correnti, che relegano gli stranieri ai livelli di qualificazione professionale più bassi.
In provincia di Pescara tale tipologia di impresa ha raggiunto uno stock di 2.540 unità, registrando un incremento del 26,2% rispetto al 2001, e del 9% rispetto al 2004, con un'incidenza del 7,3% sull'intera
struttura imprenditoriale.
I settori fortemente caratterizzati dalla presenza extracomunitaria sono l'edilizia, il commercio e la ristorazione, che insieme rappresentano il fenomeno per circa il 60% del totale.
Il settore di gran lunga più rappresentato è quello del commercio, che conta il 43,7% di tutti gli imprenditori extracomunitari e che ha evidenziato, nel quadriennio 2000-2004, un incremento del
24,8%.
Oltre il 75% degli imprenditori extracomunitari è compreso nella fascia di età che va dai 30 ai 49 anni.
Per quanto riguarda la nazionalità extraeuropea di provenienza, prevalgono, in termini numerici, gli imprenditori provenienti dall'America Centrale e del Sud (23%), e dall'Africa Occidentale (16%).

FALLIMENTI E LIQUIDAZIONI

Indipendentemente dal profilo dell'imprenditore, un ulteriore elemento di conoscenza del tessuto produttivo proviene dall'analisi dello stato di attività delle imprese. In particolare, le dinamiche di entrata in stato di liquidazione e fallimento forniscono indicazioni utili a valutare il loro stato di salute e, più in generale, la congiuntura economica. Entrambi gli stati, infatti, preludono alla chiusura dell'attività, ma mentre la liquidazione rappresenta una fase fisiologica della vita dell'impresa, il
fallimento è indice di una fine dell'attività generalmente più traumatica.
Dopo il biennio 2002-2003 in discesa, nel 2004 il numero di fallimenti della provincia di Pescara ha iniziato a risalire, aumentando ulteriormente nel 2005, anno in cui si registrano 83 imprese entrate in
fallimento, con un incremento (+50,1%) notevolmente superiore a quello rilevato a livello nazionale (+4,9%). Anche se rapportato al numero delle imprese registrate il fenomeno appare in crescita:
l'incidenza percentuale delle imprese fallite passa dallo 0,16% allo 0,24%

L'OCCUPAZIONE


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Nel 2005 la dinamica occupazionale della provincia di Pescara fornisce i seguenti indicatori: rimangono stabili le forze lavoro, diminuisce il tasso di occupazione, mentre si innalza ulteriormente il tasso di disoccupazione.
Le forze di lavoro ammontano a 130.000 unità, di cui 76.000 maschi e 54.000 femmine.
Il numero appare invariato rispetto al 2004, ma è il risultato combinato di due fenomeni: la riduzione del numero degli occupati (di duemila unità), e l'aumento del numero delle persone in cerca di
occupazione (di duemila unità).
Il numero degli occupati, infatti, risulta pari a 117.000 unità, con un decremento dell'1,7% rispetto al 2004, ed un tasso di occupazione2 del 44,4%, inferiore a quello dell'anno precedente (45,6%). Il tasso
di occupazione 15-64 anni, risulta, comunque, in linea con quello della regione (57,2%), e dell'Italia (57,5%), ed il secondo, tra le province abruzzesi, dopo Teramo.
Il numero delle persone in cerca di occupazione ammonta a 13.000 unità, con un incremento del 18,2% rispetto al 2004, ed un tasso di disoccupazione3 pari al 9,8%, superiore all'8,4% del 2004, e più alto
della media regionale (7,9%) e italiana (7,7%).
Il tasso di disoccupazione femminile (15,6%) risulta, oltre che notevolmente superiore a quello maschile
(5,7%), in crescita rispetto al 2004 (12,7%).


REDDITO DISPONIBILE E TENORE DI VITA

Il reddito disponibile può essere considerato un indice della ricchezza globale della popolazione residente in provincia, la cui distribuzione è misurata dal reddito disponibile pro-capite, ottenuto rapportando il valore totale del reddito disponibile alla popolazione residente.
L'Istituto Tagliacarne, inoltre, al fine di valutare in maniera più approfondita il livello di sviluppo raggiunto dalle economie locali, ha considerato come unità di analisi la famiglia, che forse meglio
rappresenta l'effettiva entità su cui si basano le decisioni di spesa e di risparmio di un sistema economico nel suo insieme.
Con 4.151,6 milioni di euro le famiglie pescaresi, nel 2003, detengono il 24,3% del corrispondente reddito totale regionale, contro il 28,8% di Chieti, il 24% dell'Aquila, ed il 22,9% di Teramo.
La dinamica 2003-2002 evidenzia un incremento del 3,4%, superiore alla media regionale (2,4%) ma inferiore a quella nazionale (4,2%), collocando Pescara al 3° posto tra le province abruzzesi.
Il reddito disponibile pro-capite della provincia di Pescara è pari a 13.640,8 euro, contro i 15.540,8 nazionali, con un incremento dell'1,7% rispetto al 2002, leggermente superiore alla variazione regionale
(1,5%), e nettamente al di sotto di quella nazionale (3,4%).
L'andamento della spesa per consumi mostra un aumento dei consumi interni (alimentari e non) delle famiglie del 5,1%, superiore agli incrementi regionale (4,2%) e nazionale (3,7%).
La disaggregazione per tipologia di consumi mostra che la componente maggioritaria dei consumi totali è rappresentata dai consumi non alimentari (83,6%), contro una quota minoritaria (16,4%) assorbita dai
consumi alimentari.

IL TURISMO


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Nel 2004 si sono registrati, in provincia di Pescara, 316.661 arrivi, con un incremento del +2,3% rispetto allo scorso anno.
Le presenze turistiche registrate ammontano a 1.035.723, con una flessione pari al -1,7%, di entità comunque inferiore rispetto alle altre province abruzzesi ed alla media regionale (-2,5%).
Sono scese soprattutto le presenze negli esercizi alberghieri (-2,8%), che rappresentano il 97,7% dei flussi totali. Al contrario, le presenze negli esercizi extralberghieri, che tuttavia costituiscono una
quota modesta del totale dei flussi provinciali, mostrano un forte trend espansivo, rilevando un incremento dell'90,8%.
Le strutture alberghiere continuano a rappresentare la tipologia di esercizio ricettivo preferita dalla totalità dei turisti, in particolare dal 98,4% degli italiani e dal 93,2% degli stranieri.
La permanenza media si è leggermente ridotta (da 3,4 a 3,3), ed ha riguardato soprattutto la componente straniera, scesa da 3,8 a 3,4 giorni.

IL SISTEMA CREDITIZIO

La consistenza dei depositi a fine anno 2004 ammonta a 2.716.522 migliaia di euro, con un incremento del 6,1% rispetto al 2003, inferiore alla media regionale (6,5%), ma superiore al valore nazionale
(5,4%).

LE PREVISIONI 2006-2009

L'evoluzione attesa per la provincia di Pescara per gli anni 2006-2009 appare favorevole, con un tasso di crescita del valore aggiunto pari all'1,5%, superiore a quello previsto per l'Italia (1,4%) e per il
Mezzogiorno (1,4%), ed in linea con il tasso di crescita medio annuo della regione (1,5%).
Per quanto riguarda le esportazioni, si prevede, per il periodo 2006-2009, un tasso di crescita in forte rialzo (3%) rispetto al periodo 2003-2005 (-5,1%), con un significativo scostamento rispetto alla
previsione relativa alla regione (0%), ed al Mezzogiorno (1,9%).
Persiste, tuttavia, per la provincia di Pescara, un basso grado di propensione all'esportazione (7,1%), espresso dal rapporto esportazioni su valore aggiunto, inferiore sia rispetto all'Abruzzo (25,6%), che al Mezzogiorno (11,2%).
Per quanto riguarda la dinamica occupazionale, le previsioni fino al 2009 sembrerebbero mostrare una sostanziale stabilità del tasso di crescita medio annuo (0,5%) per la provincia di Pescara, così come per
la regione (0,5%) e per il Mezzogiorno (0,6%).

13/05/2006 8.49