Congresso regionale Uil: l’ennesimo appello dei sindacati alla politica

Alessandro Biancardi

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 SPECIALE MONTESILVANO. E’ in corso di svolgimento questa mattina all'Hotel Serena Majestic il congresso regionale della Uil. Il tesseramento del 2005 ha fatto registrare 42.319 iscritti di cui quasi 25 mila lavoratori attivi e quasi 18 mila pensionati.  AGGIORNAMENTO (15.56)

 SPECIALE


MONTESILVANO. E' in corso di svolgimento questa mattina all'Hotel Serena Majestic il congresso regionale della Uil. Il tesseramento del 2005 ha fatto registrare 42.319 iscritti di cui quasi 25 mila lavoratori attivi e quasi 18 mila pensionati.


 AGGIORNAMENTO (15.56)





IL PROGRAMMA.

11 maggio
Ore 10: Elezione Commissioni (verifica poteri, elettorale, documento finale)
Ore 10,15 Relazione Roberto Campo
Ore 11,30 Intervento Presidente Del Turco
Ore 12 Intervento Franco Leone (CGIL)
Ore 12,15 Intervento Gianni Tiburzi (CISL)
Ore 12,30 Intervento Geremia Mancini (UGL)
Ore 12,45 Comunicazione Carlo Pileri (ADOC N.le)
Ore 13,15 Premiazione Gianfranco Fumarola e Dino Fasciani
Ore 13,30 Pranzo
Ore 15 Ripresa
Ore 15-19 Interventi

PROGRAMMA 12 maggio

9-11,30 Interventi
11,30 Intervento On. Giovanni Pace
12 Intervento Massimo Luciani (Ass. Pol. Comunitarie Pescara)
12,15 Intervento Confindustria
12,30 Intervento Confapi
12,45 Intervento CNA
13 Conclusioni Antonio Foccillo (segreteria )Uil nazionale

13,30 Pranzo

15-17 Interventi
17 Adempimenti statutari, elezione organismi



Il primo intervento è spettato a Roberto Campo, segretario regionale Uil, che ha affrontato il tema dell'autonomia e la distinzione dei ruoli tra sindacato e politica.
«Questa è una condizione necessaria per superare la paralisi che sta attanagliando le confederazioni a livello nazionale. C'è la necessità che il sindacato si ponga l'obiettivo di riconquistare la rapprentanza dell'intero mondo del lavoro, superando la frattura tra tutelati e non».
Il 2005 è stato caratterizzato dalla presa di coscienza dalla crisi in Abruzzo che il sindacato aveva già messo in luce nel 2004.

LA RELAZIONE DI ROBERTO CAMPO SEGRETARIO UIL

«Il rischio che l'Adriatico diventi un mare morto», ha spiegato Campo, «c'è anche a seguito delle guerre balcaniche. Il Mediterraneo è una delle zone più critiche del paese ed è necessario che l'Abruzzo si muova con le idee chiare. Per fare politica nel Mediterraneo bisogna attrezzarsi anche culturalmente. Le potenzialità geo-strategiche dell'Abruzzo necessitano di infrastrutture di trasporto. Dobbiamo inoltre puntare», aggiunge il segretario Uil, «a ricreare un ambiente regionale competitivo. Questo vuol dire incentivi ma non solo: infrastrutture, ma anche la banda larga, reti (telefonia, poste, energia, acqua) e poi procedure snelle, relazioni industriali costruttive, servizi avanzati, credito, legalità».
Bisognerebbe inoltre coinvolgere al meglio l'industria nazionale. A questo scopo sarà importante ottenere un incontro appena si insedierà il nuovo Governo per un esame sulle vertenze aperte.
«Nel prossimo ciclo di sviluppo», ha concluso Campo, «l'industria sarà ancora importante ma bisognerà pensarla in modo meno isolata rispetto al passato, in collegamento con la crescita di un terziario qualificato e con il mondo della scuola e dell'Università».





I PROBLEMI DEL SINDACATO

«Il blocco propositivo ed operativo del sindacato sta delineando un quadro ben diverso da quello del 1992-93. Allora il sindacato era un elemento risoluto, oggi invece è complessivamente inteso parte del paesaggio della crisi. La nostra agenda», dichiara Campo nel suo intervento, «deve tornare ad essere piena di cose da affrontare per modificarle, ponendo fine alla politica di rinvii. Lavoratori dipendenti e pensionati hanno subito un colossale spostamento di ricchezze a loro svantaggio», e adesso non si può più aspettare.
«Il sindacato italiano si trova oggi ad un crocevia», ammette il segretario regionale della Uil: «se sceglierà di portare avanti la divisione politica tra sinistra e destra si rischia di non potersi più presentare in futuro come rappresentante universale dei lavoratori. Se invece sceglierà la strada dell'autonomia e dell'unità e si appresterà, prima che sia tardi, ad aggredire i nodi della frattura del mercato del lavoro, allora sentiremo ancora parlare del sindacato come protagonista positivo nella vicenda nazionale».




«I BUONI SENTIMENTI NON BASTANO PER DIVENTARE COMPETITIVI»

Come può l'Abruzzo affrontare il momento di crisi?
«Molte volte ci siamo interrogati», ricorda il segretario, « sul ruolo che la regione potrebbe svolgere nei confronti dell'Europa. E' stato osservato che l'Italia potrebbe riconquistare, grazie alla geografia, l'importanza che ha perduto a causa del proprio declino competitivo: ma la geografia non farà da sola il miracolo», sottolinea Campo, «va aiutata con scelte politiche ed economiche».
Il Mediterraneo è una delle frontiere più critiche del pianeta ed è necessario «che l'Abruzzo ci si muova con le idee chiare sapendo che buoni sentimenti non possono sostituire l'esame rigoroso dei confini».



I PROSSIMI PROGETTI

Quale sarà l'agenda dei prossimi mesi?
«Le pause elettorali ci hanno costretto» ad un'attesa forzata che non può più continuare. «Adesso si deve pensare alle riforme da quelle della pubblica amministrazione al sistema della conoscenza, il riordino degli enti. Ci sono poi le leggi di settore da costruire con le parti sociali, i piani regionali: primi tra tutti i trasporti, rifiuti, energia, sanità integrata con il sociale. Quali scadenze ci diamo? Noi ci auguriamo che il confronto cominci quanto prima per non doverlo nuovamente sacrificare alla ristrettezza dei tempi

11/05/2006 13.10




SCARICA LA RELAZIONE COMPLETA DI ROBERTO CAMPO


FRANCO LEONE SEGRETARIO REGIONALE (CGIL)


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 «Di messaggi forti ne abbiamo mandati più volte alla giunta regionale», ha sottolineato il segretario regionale Cgil Franco Leone, «perché abbiamo ritenuto che qualsiasi governo dovesse dare risposte, entrare nel concreto per offrire quanto di meglio a tutta la regione. Abbiamo bisogno di un governo che sappia prendere grandi scelte, di una politica riformatrice che modifichi la regione nelle sue strutture e nei suoi comportamenti».
I motivi del “crollo” dell'Abruzzo sono tanti e vari.
«La classe politica, i cittadini e la collettività sono stati sconfitti», ha sottolineato Leone, «perché non ci sono reazioni a quello che stiamo vivendo. Spero di vedere al più presto una voglia di riscatto. Purtroppo avverto sempre più spesso, nei comportamenti degli imprenditori potenti l'assenza del rischio. Si va avanti nel quotidiano e così si finisce che la borghesia va avanti e i precari restano in difficoltà. Non basta diminuire le indennità: questo è un comunismo populista», ha dichiarato ancora Leone.
«Adesso vogliamo sistemi e progetti di riforma dominanti, perché in questo momento non vedo profili di crescita.
Non continuiamo ad ingannarci, non continuiamo a parlare di sviluppo. La politica deve fare un passo avanti, deve misurarsi con le organizzazioni sindacali, discutere e concertare, perchè l'Abruzzo ha bisogno di fiducia e di rappresentanze perché sta scendendo in una fase di crisi senza recupero».

11/05/2006 13.12




GIANNI TIBURZI SEGRETARIO REGIONALE CISL

«La relazione di Campo è nobile e moderata e mette l'accento sui caratteri importanti del modello sindacale e lo fa con grande stile».
Ma si avverte, nelle parole di Tiburzi anche una certa insodisfazione per quanto detto.
«Oggi come rappresentante della Cisl mi auguro che ci siano possibilità per la nuova vertenza Abruzzo. La nostra regione ha ancora un grosso problema nonostante la posizione geostrategica, nonostante sia dotata di una società sana e di condizione di laboriosià e di grande esperienza. Allora dobbiamo chiederci: cosa manca per crescere se ci sono tutte queste potenzialità?»
La risposta Tiburzi la dà senza mezzi termini: «manca la maturità di Governo, manca la capacità del mondo dell'impresa, dell' economia e della finanza».
«Ho paura», ha sottolineato Tiburzi, «che stiamo vivendo una forma di restaurazione del vecchio modo di fare politica. Noi sindacati vogliamo dialogare, non vogliamo accettare questa distanza soprattutto da chi nella storia ha rappresentato, purtroppo, il nostro mondo sindacale. Manca purtroppo ancora una dialettica per creare un Abruzzo. E' arrivato il momento dell'aut aut: o la politica di questa regione impara a dialogare o si apre il conflitto sociale».

11/05/2006 13.20


 


GEREMIA MANCINI SEGRETARIO REGIONALE UGL

Anche per Geremia Mancini il problema più grande che oggi deve affrontare il sindacato è un giusto rapporto con la Regione, un ostacolo fondamentale da superare se si vuole costruire qualcosa di concreto e risanare il mondo del lavoro abruzzese.
«Con questa giunta», spiega Mancini, «purtroppo non riusciamo ad interloquire come vorremmo e forse è ora di assumere un atteggiamento diverso».
Se il Governo non risponde adeguatamente alle richieste e alle esigenze è bene che i sindacati facciano a modo loro.
«Nei prossimi gorni, invece di aspettarci un cambiamento dalla giunta lancio una idea: uniamo tutte le forze sindacali, al di là delle nostre ideologie politiche in una sorta di conclave e tiriamo fuori una proposta che non debba ammettere repliche. Una proposta forte unitaria sarebbe non rinviabile, una proposta formulata con la certezza di riavvicinarsi, altimenti continueremo le soliti sterili polemiche quoidiane. Dobbiamo mirare», ha chiuso Mancini, «ad una unità non per ottenere voti e poltrone ma per il risultato, con un atteggiamento responsabile perché ci troviamo davanti ad una sofferenza occupazionale grave e non possiamo perdere altro tempo».

11/05/2006 13.24


OTTAVIANO DEL TURCO PRESIDNETE DELLA REGIONE ABRUZZO


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Ha ribadito il valore della concertazione ed anche quello dell'autonomia del sindacato e, perciò, ha dichiarato di «non capire dove si manifesterebbe l'incapacità del presidente della Giunta regionale a gestire i rapporti con il sindacato».
Il presidente, Ottaviano Del Turco, con un lungo intervento al VII congresso regionale della Uil Abruzzo, in corso di svolgimento al Serena Majestic di Montesilvano, ha trattato la questione de lle relazioni sindacali, ripartendo «tra politici, operatori economici e organizzazioni di categoria le responsabilità. Non chiedo di non essere giudicato - ha precisato - chiedo solo di non avere pregiudizi».
Del Turco, che ha ribadito come abbia vinto le elezioni con oltre il 60 per cento dei consensi, per aver proposto un'idea di cambiamento, ha sostenuto che non esiterà «a dire no ai compromessi. Voi - ha affermato - credete che il succo della dialettica politica sia tra la maggioranza e l'opposizione? Vi sbagliate. Vi è una battaglia permanente nella vita delle istituzioni, ad ogni livello».
Il Presidente ha quindi dichiarato di voler contrastare tanto il principio della deresponsabilizzazione quanto quello del settarismo che spingerebbe «le nuove maggioranze a dichiarare fallimentare tutto quanto prodotto dalle vecchie maggioranze. Perfino nel mio partito ci sono spinte conservatrici - ha sottolineato - ma io non accetterò compromessi sulla strada del cambiamento».

Sull'argomento, il Presidente ha ricordato alcuni significativi segnali introdotti, come la riduzione dei costi della politica (taglio degli stipendi e del numero dei componenti i consigli di amministrazione negli enti) fino alla battaglia contro l'aumento del numero dei consiglieri regionali da quaranta a cinquanta.
Ha detto Del Turco: «Se con il nuovo Statuto si approverà l'aumento, io dichiarerò conclusa la mia esperienza di presidente della Regione - ha incalzato - perchè ho il dovere di difendere quel che ho promesso in campagna elettorale. E questo - ha insistito - è un problema di tutti, anche dei sindacati, e non solo del presidente della regione».
Quindi Del Turco ha ricordato le iniziative avviate nella sanità («ho letto dei nomi dei direttori delle Asl dai giornali, per poter essere libero di guardare negli occhi i manager quando, tra diciotto mesi, chiederò loro conto di quello che è stato fatto»).
Infine, Del Turco non ha mancato di ripuntualizzare la sua posizione sui giochi del Mediterraneo. «Non per riaprire una vecchia polemica già risolta - ha detto - ma mentre io sostenevo di dover spendere le risorse dell'Abruzzo per lo sviluppo dell'Abruzzo, qualche sindacalista rilasciava interviste stigmatizzando il presidente della Giunta regionale».
Non meno «antiquata e conservatrice» è per Del Turco l'idea del segretario regionale della Cisl, Gianni Tiburzi, «di dare i voti al presidente e alla Giunta. E' comodo - ha concluso - imputare tutte le responsabilità al governo regionale senza soffermarsi a riflettere che tutti sono chiamati a dare soluzioni e che tutti dobbiamo batterci perchè l'Abruzzo non scivoli dalla a alla b e dalla b alla c, e così via perdendo terreno».
«Quello che ci piace è l'Abruzzo dinamico della Sevel, che ha saputo conquistarsi una credibilità; mentre non ci piace chi chiede soldi alla Regione per realizzare una qualche idea».

11/05/2006 15.59