Imprese artigiane, è allarme cancellazioni

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. Diffusi i dati sui primi tre mesi 2006: saldo negativo di 273 unità. Cambi: «La Regione si muova»
Calano in Abruzzo le imprese artigiane nel primo trimestre del 2006, e bisogna tornare indietro nel tempo fino al 2000 per riscontrare un dato negativo peggiore nell'andamento delle iscrizioni e cancellazione agli Albi dell'artigianato.
E' quanto rivelano i dati diffusi da Movimprese, il sistema informativo di Infocamere, elaborati dalla presidenza regionale della Cna. Nel dettaglio, a fronte di 828 imprese artigiane iscritte nei rispettivi Albi provinciali, le cancellazioni sono state ben 1.101, con un saldo negativo di 273 unità; l'anno passato, la caduta si era fermata a quota 132, nel 2004 a 241. Nel 2003, al contrario, il saldo era stato positivo, anche se per un soffio, con “+4”; solo nel 2000, con un secco “-338” la performance delle imprese artigiane era stato ancora più negativa. Quanto alle province, il trend negativo si divide così: -88 imprese all'Aquila, -74 a Chieti, -71 a Pescara e –40 a Teramo.
«Il dettaglio del saldo negativo tra le varie attività – spiega il presidente regionale della Cna, Franco Cambi – mette a nudo la situazione di difficoltà che vivono alcuni comparti, come del resto avviene già da qualche anno. In particolare, vanno segnalate le cadute a “doppia cifra” di tessile e abbigliamento (-19); pelletteria (-18); falegnameria (-30); metalmeccanica (-21); autoriparazione (-31); riparazione di beni personali (-30); trasporti (-34); servizi alla persona (-42). Cadute che nemmeno il timido segno positivo dell'edilizia (+5) riesce a compensare». A completare l'analisi sui numeri, lo stato delle piccole imprese quanto a forma giuridica: con le sole società di capitali, le “srl” (+37) in grado di crescere con continuità, vanno invece indietro in modo pesante tanto le società di persone (-24) che, soprattutto, le ditte individuali (-282).
Secondo il presidente regionale della Cna, «caduta di consumi e crescita “zero” incidono in modo evidente sullo stato di salute delle imprese artigiane, che per dimensione e mercato devono fare più delle grandi aziende i conti con questi problemi. Motivo per cui occorre un più deciso e attivo ruolo dell'istituzione regionale per il rilancio del settore: sviluppo del credito, attività di promozione, internazionalizzazione, sono condizioni necessarie per far uscire l'artigianato dal grave stato di stagnazione in cui versa. La progressiva riduzione delle risorse regionali, confermata nel bilancio 2006, è un segnale che valutiamo con estrema preoccupazione: tuttavia, la maggioranza di governo, nel corso delle consultazioni per la redazione dello strumento finanziario, aveva assicurato una manovra correttiva, prima dell'estate, in cui restituire all'artigianato le risorse necessarie ad affrontare questo momento di difficoltà. E' tempo di dare, senza indugi, attuazione a questo impegno. Abbiamo chiesto nei giorni scorsi al presidente Del Turco un incontro, nel corso del quale rappresenteremo le giuste ragioni di questo importante comparto economico e produttivo, ancora troppo sottostimato, che pure in questi anni ha garantito una tenuta complessiva dell'occupazione in Abruzzo».
02/05/2006 13.12