Clima impazzito: il Calderone se la sta squagliando

Alessandro Biancardi

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Il Calderone è il ghiacciaio perenne più meridionale d'Europa: è protetto dalle quattro cime del Gran Sasso. Negli ultimi 20 anni la sua superficie si è ridotta drasticamente: colpa dell'innalzamento delle temperature e dell'effetto serra. Il rischio di perdere un patrimonio dell'umanità è molto alto.



Il Calderone è il ghiacciaio perenne più meridionale d'Europa: è protetto dalle quattro cime del Gran Sasso. Negli ultimi 20 anni la sua superficie si è ridotta drasticamente: colpa dell'innalzamento delle temperature e dell'effetto serra. Il rischio di perdere un patrimonio dell'umanità è molto alto.

Protetto dalle quattro cime del Gran Sasso d'Italia (2912m) -Vetta Occidentale, Torrione Cambi, Vetta Centrale e Vetta Orientale- dorme tranquillo da millenni il ghiacciaio del Calderone, il più meridionale d'Europa.
Nella gelida conca naturale, indisturbato per secoli, non è rimasto insensibile ai cambiamenti climatici degli ultimi decenni. Ora rischia di sparire per sempre.
Anche se di dimensioni ridotte, con circa cinque ettari di superficie, il Calderone presenta tutte le caratteristiche morfologiche tipiche dei ghiacciai, come crepacci longitudinali e trasversali, morene laterali e frontali. Quando le estati sono particolarmente calde e la neve si scioglie del tutto, tra luglio e agosto, esso si presenta pressoché coperto dai detriti che contribuiscono a proteggerlo dalla fusione.
Il Ghiacciaio del Calderone costituisce una vera rarità climatica, essendo posto tra i 2800 e i 2680 metri di altitudine, quando il limite delle nevi perenni è stimato, sul Gran Sasso, a circa 3100 metri di quota.
Esso rappresenta l'ultimo residuo dei grandi ghiacciai dei periodi glaciali del Quaternario.
Nel 1991 viene proiettato nella cronaca perché si pensava fosse completamente scomparso, in realtà era stato sepolto da detriti. Nel frattempo però la superficie si è continuata a ridurre. La causa: l'innalzamento delle temperature.
«Il ghiacciaio del Calderone è un "debris covered glacier"», spiega Paolo Ramazzotti di www.montegeologo.com ,«cioè ricoperto da uno spessore variabile di detriti, rocce cadute dalle vette circostanti come (Orientale; Centrale; Occidentale) che lo nascondono alla vista ma allo stesso tempo lo proteggono da un più veloce processo di scioglimento».
Per conoscere meglio il Calderone si può leggere e guardare il reportage del 2004 di Giulio e Fabio sullo stesso [url=http://www.montegeologo.com/Montagna/Escursioni/Orientale/Orientale.htm]sito[/url].
Chi invece volesse approfondire la storia del ghiacciaio non può perdersi [url=http://utenti.lycos.it/abies/index1.htm]questo[/url].
Capìta l'importanza di questo “termometro” del nostro pianeta subentrano gli studi di scienziati di prim'ordine che delineano l'agonia del ghiacciaio.
In uno studio di M.Pecci, C.Smiraglia, M. D'Orefice & R. Ventura si legge fra l'altro «Il ghiacciaio del Calderone sta attraversando, dalla metà del secolo scorso, una fase d'intensa riduzione come risposta alle variazioni climatiche in atto dalla fine della Piccola Età Glaciale, che nell'Appennino Centrale, tenendo conto della stazione di Pietracamela, hanno visto un aumento delle temperature di circa 1°C dal 1930 e una riduzione delle precipitazioni dal 1920. Le caratteristiche di localizzazione e dimensione del ghiacciaio lo rendono tuttavia sensibile anche alle variazioni di breve termine e ne fanno un valido indicatore climatico e ambientale…».
Da un lavoro di Carlo Giraudi, invece, sulle oscillazioni del Calderone degli ultimi 3000 anni si registrano i movimenti.
Lo studioso ha registrato una «espansione glaciale: tra i secoli VII e II-III avanti Cristo e tra i secoli VII e X dopo Cristo», fino all'ultima piccola espansione nel XIX secolo».
E sono i recenti studi sugli spessori che allarmano.
Secondo Smiraglia & Veggeti (1992) lo spessore varia da 10 a 26metri; nel 1997 Ciucci registra una variazione fra 4 e 25 metri.
«In conclusione il Calderone», scrive D'Alessandro e altri nel 2001, «ha perso circa la metà della propria superficie: fra il 1884 e il 1990: è passato da 0,09 kmq a meno di 0,05 kmq) e si è frammentato in due piccole placche».
Il fenomeno è costante e progressivo. La scomparsa del Calderone è dunque soltanto questione di tempo.

10/10/2005 8.45