Una indagine regionale per capire in quali condizioni lavorano i precari

Alessandro Biancardi

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E' stato presentato questa mattina uno studio per il miglioramento della tutela del lavoro atipico-flessibile nella Regione Abruzzo.
Alla conferenza stampa tenuta questa mattina a Pescara hanno partecipato anche Umberto Coccia, segretario provinciale della Cisl, e Paolo Boscolo, docente in Medicina del lavoro dell'Università "G. D'Annunzio".
Lo studio è frutto di un'indagine iniziata in collaborazione tra la Cisl e l'Università, della durata di due anni avvalendosi di un gruppo di una quindicina di ricercatori, con l'obbiettivo di valutare come è tutelato il lavoro precario in Abruzzo e come si può intervenire per migliorarne la qualità anche con interventi "pilota" che possano orientare successivi interventi eseguiti in modo capillare.
L' indagine di 2 anni, è rivolta a circa 1400 lavoratori precari che prestano la loro attività, in particolare, nella scuola, università, sanità, edilizia, industria.
Durante l'esplorazione saranno valutate: le condizioni lavorative (esame del tipo di contratto, turni di lavoro, condizioni ergonomiche, lavoro femminile ed in gravidanza, esposizione ad agenti nocivi); le analisi degli infortuni sul lavoro e delle malattie professionali; la consegna di questionari riguardanti lo stress lavorativo (test di Karasek) e le condizioni psico-fisiche, per valutare gli effetti dell'attività lavorativa sullo stato di salute e lo stile di vita; infine, si provvederà alla determinazione di indici biologici di stress lavorativo.
«Con questo studio, che riguarda soprattutto i giovani precari che si trovano in posizione di debolezza rispetto agli stabilizzati», ha detto l'assessore Mazzocca, «possiamo orientare gli interventi da inserire nel piano di prevenzione, uno dei tanti tasselli individuati per la riorganizzazione della Sanità in Abruzzo. Per l'attenzione che dobbiamo porre al problema e per focalizzare gli aspetti connessi al lavoro precario, che in termini percentuali raggiunge il 30%, superando il 50 nelle classi giovanili, dobbiamo prevedere anche la creazione di un osservatorio per monitorare il fenomeno».

24/03/2006 14.08