Rapporto fiumi Wwf: «Tordino distrutto»

Alessandro Biancardi

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

1309

Rapporto fiumi Wwf: «Tordino distrutto»
TERAMO. Anche il fiume del comune di Teramo, nel dossier del Wwf “Acque, fiumi: l’Italia si prepara al peggio” e le notizie non sono confortanti.

IL DOSSIER COMPLETO
 

«La gestione dei nostri corsi d'acqua», si legge nel dossier, curato anche con la collaborazione di Dante Caserta del Wwf Abruzzo, «risente di un approccio tecnico riduttivo che ha portato e porta ancora a considerare i fiumi più simili a canali che ad ecosistemi naturali quali essi sono».
Il Wwf Italia denuncia ormai da decenni la gestione devastante dei bacini idrografici, portando avanti senza tregua campagne nazionali, «azioni particolari su moltissimi fiumi», spiegano, «dalla Dora Baltea, al Ticino, all'Adda, al Piave, al Tagliamento, al Po, all'Arno, al Tevere, al Sangro, al Volturno, al Fortore, al Bradano, al Basento e tanti tanti altri».
Nel dossier presentato oggi, in occasione della giornata mondiale dell'acqua, vengono richiamati solo alcuni degli ultimi esempi che, secondo l'associazione ambientalista «violano apertamente, oltre che una serie di norme e leggi specifiche, anche la Direttiva Quadro Acque 2000/60/CE».

INTERVENTI CHE ALTERANO IL REGIME IDROLOGICO

«La verità», si legge nel dossier, «è che troppo spesso si interviene con opere a forte impatto ambientale, con una logica di emergenza in modo localizzato e non in ottica di bacino. In Italia, ci si è adoperati a “canalizzare” i fiumi con l'idea di poter contenere le acque in alvei sempre più stretti e regolati e consentire un rapido deflusso delle acque verso valle nei periodi di piena».
L'artificializzazione dei corsi d'acqua è dovuta anche alle «numerose opere trasversali (dighe, briglie, sbarramenti…), spesso inutili o controproducenti, che ne interrompono la continuità ecologica alterandone anche il naturale regime idrologico».

LA SITUAZIONE ABRUZZESE: IL FIUME TORDINO

Viene analizzata per il caso teramano la tipologia d'intervento: una strada a scorrimento veloce a 2 corsie di circa 5 km, larga 10.50, con 4 gallerie e 4 viadotti, situata sul fiume Tordino.
L'intervento è stato promosso e realizzato dal Comune di Teramo e dall'Anas.
«Per realizzarla», si legge nel dossier, «si sta distruggendo il tratto urbano del Fiume Tordino; si sono lesionate moltissime case (con conseguente trasferimento di chi le abitava), si è verificato il crollo di una galleria in costruzione, e si è compromesso il parco fluviale sul Tordino (finanziato con Fondi Europei) che è stato costruito, ma prima di essere utilizzato, è stato in buona parte distrutto».
Ne è valsa la pena?
Contro questo intervento il Wwf si è battuto a lungo: con ricorsi, denunce, convegni, manifestazioni, «arrivando persino ad affidare una valutazione di impatto ambientale di parte (poiché i fautori dell'opera si sono sempre rifiutati di sottoporre l'opera a V.I.A.) al Prof. Virginio Bettini.
Il progetto, che si sta realizzando, è il quinto: ogni volta che ne veniva bocciato uno, infatti, ne veniva ripresentato uno nuovo. Va segnalato che, a seguito di un esposto del WWF, dopo un lungo iter processuale, il 10 giugno 2004 la Corte di Giustizia Europea ha condannato l'Italia per violazione della Direttiva 85/337/CEE sulla Valutazione di Impatto Ambientale: l'opera, infatti, fu approvata senza la necessaria V.I.A».

CORRERE AI RIPARI.


Il WWF ritiene indispensabile e urgente «tutelare e ripristinare la funzionalità ecologica e i naturali regimi idrologici soprattutto attraverso la promozione di interventi di riqualificazione ambientale e rinaturazione soprattutto per “garantire al territorio del un livello di sicurezza adeguato rispetto ai fenomeni di dissesto idraulico e idrogeologico».
Per farlo non si può continuare con improvvisazioni ma stabilire regole precise, e rispettarle.
Il Wwf ritiene opportuno che la pianificazione e la gestione dei corsi d'acqua «debba avvenire a livello di bacino idrografico o sottobacino», garantendo sempre «un approccio geomorfologico ed ecologico» che consenta di affrontare i problemi in un'ottica «unitaria». Bisogna poi «riaffermare e rafforzare l'impostazione della legge 183/89 sulla difesa del suolo e ripresa dalla Direttiva Quadro 2000/60/CE in materia di acque», recepirla ed «applicarla correttamente».
E' necessario costituire una banca dati nazionale che raccolga tutti gli elementi (meteorologici, nivo –meteorologici, idrologici, qualitativi…) e le informazioni riguardo le acque, i bacini idrografici e gli usi della risorsa (concessioni, costi…), «favorendone la disponibilità anche attraverso siti web, promuovere ed avviare processi di partecipazione pubblica».

22/03/2006 12.57