Il Piano sanitario unifica l’Abruzzo. Nelle proteste

Alessandro Biancardi

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Il Piano sanitario unifica l’Abruzzo. Nelle proteste
ABRUZZO. Un risultato c’è e forse è un record in questo periodo di sfilacciamento della politica. Il Piano di Chiodi per il riassetto del sistema ospedaliero ha prodotto l’unificazione dell’Abruzzo che ha protestato in blocco. * GISSI, LUNEDÌ PROTESTA CONTRO LA CHIUSURA DELL’OSPEDALE
Dai sindaci sui tetti e in sciopero della fame ai cortei degli amministratori pubblici, dalle dichiarazioni unitarie dei sindacati a quelle degli esponenti politici di opposizione e di maggioranza (pochi questi ultimi in verità, almeno a livello pubblico, perché in privato…): non c'è abbastanza spazio per dare conto del malcontento provocato dal Piano.
E in tutte le proteste il denominatore comune è la critica per il metodo verticistico con cui sono stati imposti tagli e sacrifici.
«E il modo ancor m'offende»: così Dante fa commentare a Francesca la sua uccisione
da parte del marito Gianciotto Malatesta.
Tradotto per Chiodi: «ci vuoi far morire di sanità? Ma almeno faccia partecipare».
Flebile la risposta del presidente-commissario: «la colpa dei tagli non è mia né della mia amministrazione. E' stato il centrosinistra che ha provocato il buco della sanità, come per gli ultimi 101 milioni che mancano all'appello e che il Governo ci ha richiesto, pena la bocciatura anche di questo Piano che voi ritenete severo e che rischia di essere ancora di più inasprito».
Secca la risposta dell'ex assessore al Bilancio D'Amico che rilancia la correttezza del suo operato, così come fa il Pd in blocco che rivendica il merito di aver iniziato a pensare al Piano di rientro dai debiti, proprio per far fronte alla voragine dei debiti lasciati dalla Giunta Pace (An) e dai suoi molteplici assessori alla sanità (uno all'anno e tutti di Forza Italia).
Senza dire della performance finale di Vito Domenici e del suo braccio destro Giancarlo Masciarelli, assiso sulla Fira e su Fira servizi, il braccio operativo creato proprio per
centralizzare e far passare attraverso Masciarelli tutti i pagamenti delle Asl (con quel che ne è
seguito dal punto di vista giudiziario).
L'impressione che si ricava dalle dichiarazioni di Chiodi è che, a corto di argomenti, il presidente cerchi di buttarla in “caciara” politica, sollevando un polverone di dichiarazioni estemporanee che serve a mascherare la vera storia del “buco” (che il suo attuale vice Alfredo Castiglione dovrebbe conoscere bene, per il suo ruolo di assessore al Bilancio nella Giunta Pace).

LA STORIA DELLA SANITA' DA PACE, DOMENICI A MASCIARELLI

La storia della voragine di debiti sanitari, quella che ci impone addizionale Irpef e Irap aggiuntive, ce la racconta la cronaca.
Tra un po' la storia, che è stata storia di sempre e a ben vedere anche gli anni '90 non è stata poi tanto dissimile.
Per quel che ci riguarda più direttamente le conseguenze di oggi si può ben far partire l'inizio della fine nel 2005, a due mesi dalle elezioni regionali. Allora l'assessore Domenici fece approvare 5 delibere che hanno aperto praterie all'incursione della sanità privata sia per i ricoveri ospedalieri, che per quelli in Rsa che nelle strutture riabilitative ex art. 26.
E la Regione pagava a piè di lista tutto quello che veniva richiesto: vero Angelini?
Addirittura furono erogate anche facilitazioni alle Terme di Caramanico, dove l'albergo ospitava gratis coloro che andavano a fare le cure per la riabilitazione respiratoria.
E sempre Domenici ed il fido Masciarelli organizzarono le cartolarizzazioni del debito che furono presentate come il toccasana per risanare la sanità e che invece hanno inguaiato di più l'Abruzzo per i prossimi 30 anni.
La stessa lobby (che opera ancora) aveva messo gli occhi in quel periodo tra la fine della
Giunta Pace e quella nuova di Del Turco sui fondi previsti dai progetti del Piano Sanitario Nazionale: 25 milioni di euro all'anno per tre anni (2007-2008-2009) che l'Intersindacale Sanitaria riuscì a bloccare imponendo bandi di gara europea ed un protocollo d'intesa con i
Direttori generali che li obbligava all'uso di quei fondi sul territorio.
La Giunta Del Turco destinò parte di questi fondi a istituire le Utap (Unità Territoriali di Assistenza Primaria) per assistenza 24 ore su 24 e Ospedali di Comunità dove avrebbero lavorato medici di famiglia e medici ospedalieri.
Ne furono istituite quattro (Scafa, Penne e due a L'Aquila, utili nell'emergenza terremoto) e iniziò il risanamento attraverso il Piano di rientro dai debiti, concordato con il Governo e nel frattempo andavano avanti le cartolarizzazoni sempre con il solito Masciarelli.
Poi è arrivato il commissario governativo Gino Redigolo che i 25 milioni del 2008 e del 2009 li ha buttati nel buco del deficit ed i conti sono sembrati migliori.
Chiodi queste cose le dovrebbe sapere e non dovrebbe esporre il sub commissario Baraldi a brutte figure, vista la stima di cui gode a livello nazionale.
Perché se c'è un dato che sorprende –e che nessuno ricorda - nella gestione della sanità da parte della Giunta regionale è la sua estraneità politica ai problemi del riassetto ospedaliero, prima per la presenza del commissario Gino Redigolo, poi attraverso la figura del sub commissario nominato da Roma.
E ciò nonostante Chiodi si assume la responsabilità dei tagli e della chiusura dei piccoli ospedali, in quanto oggi è anche commissario al settore.
Un politico più legato agli interessi del territorio che alle sue referenze romane e nazionali avrebbe difeso probabilmente meglio l'Abruzzo, invece di tirar fuori la storia dei 101 milioni che riguarda la mancata cartolarizzazione degli edifici delle Asl, che invece sono rimasti invenduti.
Tra questi c'è anche il manicomio di Teramo?
Ma ammesso che i soldi che mancano saranno trovati, quali sono i risparmi strutturali che sono stati proposti per uscire dal guado della sanità?
Per quanto se ne sa, a pagare sono solo i dipendenti (tagliati) e i cittadini (tagliati anche i servizi). Restano intoccabili gli appalti, mentre si perdono le tracce del miglioramento dell'assistenza sanitaria.

Sebastiano Calella 24/07/2010 12.04

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GISSI, LUNEDÌ PROTESTA CONTRO LA CHIUSURA DELL'OSPEDALE

GISSI. Sale la protesta in Abruzzo. Ieri manifestazione di protesta a Tagliacozzo mentre altri sindaci promettono battaglia.
Intanto ieri l'amministrazione comunale di Gissi ha annunciato per lunedì 26 luglio 2010, alle ore 10, una manifestazione di protesta davanti all'Ospedale di Gissi contro la chiusura del nosocomio. Interverranno anche diversi sindaci del comprensorio.
Il Consiglio comunale di Gissi, riunito il 23 luglio, alla luce del piano Sanitario regionale presentato dal Commissario alla sanità Chiodi che, nonostante le rassicurazioni fornite in precedenza, prevede la chiusura dell'Ospedale di Gissi, ha approvato all'unanimità un ordine del giorno.
Il consiglio ha espresso «la profonda disapprovazione per la presa in giro perpetrata nei confronti delle popolazioni e delle amministrazioni del territorio ed ha invitato il Commissario alla Sanità Chiodi a revocare immediatamente il provvedimento».
Inoltre si legge nell'ordine del gionro che l'amministrazione comunale «ritiene i vertici regionali e quelli della ASL responsabili per tutti i danni che dovessero essere causati ai cittadini per i ritardi nell'erogazione del servizio sanitario».
Sempre con la stessa delibera, l'Amministrazione comunale di Gissi si è riservata la facoltà di intraprendere nel breve termine «tutte le iniziative ritenute utili e/o necessarie a tutela del diritto alla salute dei cittadini del territorio che non devono essere penalizzati rispetto a quelli residenti in altre zone della regione».
«Siamo stati presi in giro dai vertici della ASL e dai politici regionali», ha detto il sindaco, Nicola Marisi, «che per mesi ci hanno assicurato che l'Ospedale di Gissi non sarebbe stato chiuso, che sarebbe stato attivato il reparto di riabilitazione (già da tempo previsto), sarebbe stato potenziato il reparto di lungodegenza e sarebbero stati conservati e potenziati i servizi. Nulla di tutto quanto promesso è stato invece fatto e la correttezza istituzionale unilateralmente tenuta non ha pagato. Addirittura, il reparto di geriatria, che prima doveva essere trasferito a Vasto, è stato soppresso, con la conseguenza che, oltre ai disagi per i pazienti, ci saranno anche delle inevitabili ripercussioni occupazionali. Nessuno ci ha informato in alcun modo del piano di riordino che, addirittura, mi sono visto costretto a leggere sulla stampa. Oggi ci dicono che l'ospedale di Gissi deve essere chiuso poiché eroga pochi servizi, dimenticando che è stato volutamente depotenziato negli ultimi quattro anni con provvedimenti incomprensibili ed ingiustificabili. Mi dispiace poi constatare che il nostro territorio è stato saccheggiato a vantaggio di altre zone della nostra Regione».

24/07/2010 13.37