E’ bufera sul Piano sanitario, i sindaci attaccano

Alessandro Biancardi

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E’ bufera sul Piano sanitario, i sindaci attaccano
I DOCUMENTI ABRUZZO. Ultimo appello alla Regione per bloccare il Piano ospedaliero: viene dai sindaci dell’Aventino, allarmati per la chiusura degli ospedali di Guardiagrele e di Casoli e riunitisi ieri alla Provincia di Chieti. * LEGNINI(PD):«CHIODI SE NON E’ ATTILA E’ ALLA GUIDA DI UN’ORDA DI UNNI»
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In più si registra anche una richiesta di stop al sub commissario Baraldi che viene dal sindaco di Guardiagrele, Pdl area An.
All'incontro in Provincia c'erano 7 amministratori di centrosinistra e 4 di centrodestra (Fara San Martino, Civitella Messer Raimondo, Palombaro, Palena, Gessopalena, Taranta Peligna, Guardiagrele, Casoli, Torricella Peligna, Altino): si tratta di un effetto collaterale del Piano sull'appartenenza politica, vista la saldatura delle proteste.
Non a caso ieri anche il sindaco e la Giunta di Pescina (di centrodestra) e una decina tra medici e infermieri del locale ospedale destinato alla chiusura sono saliti sul tetto per protestare contro i tagli.
Il Piano di riordino prevede infatti la riconversione dell'ospedale di Pescina in residenza sanitaria assistita (Rsa) e l'eliminazione dei posti-letto per i malati acuti.
Il sindaco Maurizio Radichetti ha chiesto un incontro con l'assessore Venturoni, ma ormai non sembrano più esserci spazi e tempi per la trattativa.
Durissima anche la critica politica di Sandro Salvi, sindaco Pdl di Guardiagrele: «Finalmente la farsa (o il dramma?) scritta dal Piano di Riordino della Rete Ospedaliera 2008-2010, illuminata dal Piano Aziendale del manager Maresca, materializzata dal sub commissario Baraldi, è andata in scena. Peccato che tutto sia nato da due peccati originali: la salvaguardia del privato (udite udite come la Baraldi li penalizza: “entrano nel piano di riduzione dell'inappropriatezza”; ma non dovrebbe essere normale ridurre l'inappropriatezza?) e l'intoccabilità del potere delle baronie universitarie. La messa in scena organizzata dalla Baraldi», dice il sindaco, «è avvenuta a porte chiuse, dove neanche ai politici è stato permesso di assistere. Il compito del sub-commissario deve finire qui, e le porte devono essere aperte affinché chi opera nel territorio e lo conosce bene, possa portare il proprio contributo alle correzioni dovute. Oppure basta un tecnico per esautorare chi siede nelle aule romane o aquilane? Se così fosse chiedo ai miei colleghi Sindaci: noi cosa ci stiamo a fare?» Queste proteste bipartisan sono un effetto certamente non voluto dai tecnici che hanno elaborato il documento.
Mercoledì il commissario Chiodi lo presenterà al Ministero e al di là dell'esito positivo o negativo, la vicenda chiarisce oltre ogni dubbio la scarsa lungimiranza politica dei consiglieri e degli assessori regionali Pdl, apparsi disinteressati al problema sanità: il silenzio è quasi assoluto.
Una manifestazione di protesta è stata organizzata anche a Popoli il prossimo 22 luglio in difesa dell'ospedale locale. A guidare la protesta il sindaco Pd, Emidio Castricone.

IL PDL TACE, IL PD DICE E NON DICE, RIFONDAZIONE ATTACCA

Eppure sullo stesso argomento in Puglia l'attuale ministro Fitto, allora governatore, incassò una sonora sconfitta elettorale a favore di Nichi Vendola che ebbe buon gioco a contestare le scelte verticistiche della Regione: i tagli dei posti letto non tenevano conto delle realtà territoriali ed il centrodestra fu mandato a casa.
Strano anche il silenzio del coordinatore regionale Filippo Piccone e del vice Fabrizio Di Stefano (che però forse condivide la posizione del sindaco Salvi): il Pdl non ha idee sulla sanità oppure condivide il Piano, ma non lo dice.
E non parlando spera di limitare i danni, anche se non può evitare i feroci sfottò locali degli avversari.
Come è avvenuto proprio a Guardiagrele, dove è apparso un manifesto di Rifondazione comunista con uno zero a caratteri cubitali: cioè il risultato della filiera Comune-Provincia-Regione in difesa del locale ospedale che è stato chiuso ed è diventato un cronicario.
Non sta meglio il Pd, i cui rappresentanti regionali sono stati gli ultimi a conoscere il documento e non sono stati in grado di elaborare una controproposta, pur avendo il centrosinistra a suo tempo approvato una legge per la riorganizzazione ospedaliera.
In pratica dunque il risultato politico di questo Piano è che si può fare a meno dei Consiglieri regionali in generale e della Giunta in particolare, tanto decidono i tecnici (anche questo sarebbe un bel risparmio…)

UNICO CRITERIO: IL RISPARMIO

Purtroppo però è proprio l'asetticità delle soluzioni tecniche il punto debole di questa nuova mappa dell'assistenza ospedaliera in Abruzzo: tutto molto preciso, tutto molto certo, tutto molto “non discutibile”.
E tutto poggiato sulla fiducia che i Medici di medicina generale faranno il loro dovere come vuole il Piano, che gli ospedali e i medici ospedalieri – anche senza turnover – si facciano trovare sempre pronti, così come gli infermieri, e che i privati accettino i loro tagli, e che i cittadini, se proprio si debbono ammalare, non scelgano malattie a bassa intensità di cura.
Queste patologie il sistema pubblico non le vuole proprio ed ha chiuso Casoli, Guardiagrele, Gissi, Tagliacozzo e Pescina proprio perché curavano anziani e malattie semplici che producono ricoveri inappropriati.
Insomma un'idea di sanità, alla base della riorganizzazione ospedaliera, che cerca il risparmio chiudendo i servizi di base e puntando sull'eccellenza di alcuni centri (per i quali però non fa nulla in termini di investimenti e di personale) e sul funzionamento a pieno regime degli ospedali rimasti sulla fascia costiera, deludendo le aspettative delle zone interne.
L'aspetto devastante dal punto di vista politico e sociale di questo Piano, ormai giunto all'esito finale è stato non coinvolgere adeguatamente il territorio nelle scelte dei tagli e dell'assistenza sanitaria in generale.
Dunque un bel Piano sulla carta, che non tiene conto però della realtà “effettuale” dei percorsi sanitari scelti dai cittadini e impossibili da prevedere per chi non consoce il territorio.
Un'ambulanza di Francavilla al mare con un malato a bordo, in 9 casi su 10 si dirige a Pescara e non a Chieti, come dovrebbe secondo il Piano.
E non a caso il Pronto soccorso di Pescara, secondo i dati forniti pubblicamente, ha più utenti delle Molinette di Torino, pur contando Pescara un bacino d'utenza notevolmente inferiore.

OSPEDALI E MEDICI DI FAMIGLIA CONTRO

Ma gli ospedali sono tutti veramente pronti a collaborare con queste sistemazioni aritmetiche?
Le notizie che giungono – ad esempio - dalla Asl di Pescara non sono confortanti: stanno per lasciare una decina di primari e forse più.
E non solo per questioni di pensionamento: la vera spinta ad andarsene viene dalla demotivazione a continuare un impegno che non ha avuto nemmeno la possibilità di far filtrare al sub commissario Baraldi (che non li ha ricevuti) i loro consigli frutto di esperienza ultraventennale.
Il vuoto di professionalità e di esperienza lasciato sarà immenso e avrà sicure conseguenze sulla qualità dell'assistenza.
Ma questo non interessa i tecnici che cercano il risparmio e non la qualità. Eppure proprio questi primari avevano preparato proposte precise quali-quantitative: ad esempio non si può operare un femore dopo sette giorni, al massimo si deve fare entro 48 ore.
Manca un reparto di osservazione breve al Pronto soccorso, una struttura decisiva per ridurre di 1/3 i ricoveri.
Le liste d'attesa sono così lunghe che spesso non c'è posto per i malati interni.
La Radiologia non lavora con il digitale, ma con “le cartucce”, non si dialoga via computer tra i reparti, nel territorio non c'è coordinamento tra le ambulanze e tutte le Croci bianche o gialle arrivano a Pescara.
I posti letto liberi sono diversi (difetto di comunicazione) se a gestirli è il 118 o il Pronto soccorso e capita, ad esempio, che quando il paziente viene trasportato da Pescara a Penne, perché lì c'è posto, una volta arrivato il posto è stato già occupato perché i rapporti sono solo telefonici e non computerizzati.

CANCELLARE 5 OSPEDALI

Però il Piano prevede tempi accelerati per le chiusure e le riconversioni o per i tagli, alcuni entro fine agosto altri comunque entro dicembre. Rapidi anche i tempi per i servizi di presidio del territorio H24 che dovranno essere subito attivati, una specie di autogol perché così si dimostra che si tagliano i servizi ospedalieri senza che sul territorio ci siano strutture alternative.
Insomma c'è qualcosa che non quadra nelle scelte e nei conti troppo perfetti del Piano: è la realtà vera dei reparti, è la vita quotidiana dei malati. Partire dal dato ufficiale dei reparti di medicina o di geriatria con 30 o 40 posti letto e non tener conto che le barelle nei corridoi sono sempre molte e a volte i ricoverati sono 50 o 60, non può portare ad un taglio di 5 posti (cioè 25 e 35) per risparmiare, stimato con le formule dei tecnici.
Perché così i ricoverati saranno 45 o 55. Questo i tecnici forse non lo hanno calcolato. Così come non sono state fatte le giuste proporzioni tra le medicine di Pescara, di Atri (tra l'altro i cittadini di questo circondario si ricoverano a Penne per motivi di viabilità) e di Giulianova: praticamente gli stessi posti, pur essendo i bacini di utenza molto diversi. Così si spiega che nessun politico teramano protesta?

Sebastiano Calella 20/07/2010 9.09

Abruzzo Piano Operativo Rete Ospedaliera -Unità operative

SANITA'. Piano Operativo 2010 Fabbisogno


SANITA'. Piano Operativo 2010 Riconversioni

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LEGNINI(PD):«CHIODI SE NON E' ATTILA E' ALLA GUIDA DI UN'ORDA DI UNNI»

ABRUZZO. «Il presidente Chiodi si fermi: sulla sanità e sulle condizioni dell'Abruzzo interno ascolti il grido di allarme dei sindaci e dei territori, apra un confronto serio con la sua maggioranza e con l'opposizione, discuta con la società abruzzese del futuro di questa regione».
È la richiesta del senatore del Partito Democratico, Giovanni Legnini, che lancia l'allarme su quella che definisce «la più pesante discriminazione dell'Abruzzo interno negli ultimi decenni».
«Non si nasconda dietro gli alibi», sostiene Legnini, «sull'Abruzzo si sta abbattendo un intervento mai visto prima, di una portata tale che inciderà sul futuro di territori estesi, quelli più in difficoltà, deciso a tavolino da 2-3 persone ignorando totalmente il punto di vista delle popolazioni e di tutti i protagonisti istituzionali e sociali».
In questa regione, ricorda Legnini, «ci sono 305 Comuni fra aree montane e collinari, e 199 sotto i 5 mila abitanti. E sono proprio queste aree ad essere maggiormente a rischio».
Ci sono sindaci, ricorda il senatore del Pd, «che dopo essere stati eletti dalle loro comunità apprendono solo dai giornali che gli ospedali che da decenni servono le loro popolazioni chiuderanno o saranno dimezzati, senza che nessuno li abbia neppure consultati».
Ma non basta: «Proprio a questi territori, tra manovre finanziarie e piani di rientro, si stanno sottraendo quasi tutti i servizi vitali: i fondi alle comunità montane sono stati cancellati, i Comuni vivono in ristrettezze mai viste prima, ai parchi nazionali si toglie il 50 per cento delle risorse, con i tagli alle Regioni saranno a rischio il trasporto pubblico e il comparto socio-assistenziale. La quasi totalità dei presidi sanitari è condannata a scomparire. Una strategia devastante che annulla decenni di conquiste».
La posizione del Pd è chiara: «Prima di togliere e tagliare a quelle popolazioni» sottolinea Legnini «bisogna assicurare servizi sanitari sostitutivi, più medicina del territorio, una rete di emergenza-urgenza efficiente, una funzione seria e servizi alternativi per gli ospedali che si vogliono dismettere. Non certo l'ospedaletto sotto casa, ma servizi di cui i cittadini hanno diritto».
Ma quello che si inizia a porre in Abruzzo è un più ampio «problema di democrazia: un presidente eletto dal 26 per cento degli abruzzesi ha concentrato su di sé poteri straordinari e senza eguali in Italia, e decide tutto chiuso nella sua stanza senza coinvolgere neppure i suoi consiglieri regionali o i parlamentari del suo partito. Il pluri-commissario, se non è Attila, è alla guida di un'orda di unni, incapaci di dare risposte sulla ricostruzione aquilana, sulla crisi economica peligna, sullo svuotamento della zona franca urbana di Pescara, sulla tassa-pedaggio per l'asse attrezzato, sull'industria in crisi e sulla disoccupazione. Chiodi abbandoni gli alibi» chiede Legnini «e apra una fase nuova: l'Abruzzo non ha bisogno di una un ragioniere, ma di una strategia forte e partecipata. Perché l'emergenza oggi è una: arrestare un arretramento economico e sociale senza precedenti nella storia recente dell'Abruzzo che l'azione dei governi nazionale e regionale di centrodestra sta drammaticamente accelerando».

20/07/2010 16.43

CHIODI:«CHI HA CREATO LA CRISI E' IL PD»

«E' inaccettabile che chi ha contribuito a mettere in crisi il sistema sanitario abruzzese, tanto da far subire l'onta del commissariamento, si riproponga oggi come censore di scelte inevitabili, tese a costruire un sistema sanitario di qualita' ed a costi sostenibili per i cittadini. Invece di chiedere scusa a persone ed imprese per averli, tra l'altro, costretti a subire un aumento delle tasse e uno scadimento qualitativo della sanità abruzzese, fingono di avere soluzioni, che non avevano quando hanno avuto l'occasione di governare e che tanto meno avrebbero oggi, per mancanza di coraggio politico».
Lo ha detto oggi il Presidente della Regione, Gianni Chiodi, anche in qualità di Commissario alla Sanità, rispondendo alle critiche che gli sono state mosse sinora dall'opposizione.

20/07/2010 17.08